17/06/2010
Sudafrica choc, Bafana Bafana

La sconfitta del Sudafrica contro l'Uruguay sfiora la tragedia nazionale. Il quotidiano "The Citizen" pubblica la foto a tutta pagina di Forlan, giustiziere dei "Bafana Bafana", sotto il titolo «Ci ha spezzato il cuore». Inteso non solo come nazionale, ma come intera nazione.

«Per la prima volta durante la Coppa del Mondo le vuvuzelas sono state zittite», scrive in prima pagina "The Times" con il sommario che recita: «Un Uruguay devastante vince e spezza il sogno della Coppa ai Bafana». Sì, perchè in Sudafricac’era gente convinta che la squadra di casa potesse arrivare fino al trionfo finale, e si sprecavano i paragoni tra Pienaar e Ronaldinho, Modise e Kakà e tra Mphela e Ronaldo il Fenomeno. L’Uruguay ha riportato tutti alla realtà. Gli unici cha hanno esultato erano quei sudafricani bianchi che, in nome del Mondiale, erano stati per la prima volta in vita loro ad una partita di calcio. Non ne capivano bene le regole, e infatti non hanno compreso bene l’episodio del rigore su Suarez, ma hanno notato anche loro che i Bafana più di tanto non potevano fare.

Quasi mistico il titolo di "The Star" in prima pagina: «La vittoria dell’Uruguay lascia un’intera nazione in preghiera», riferendosi all'ultima partita con la Francia e alle flebili speranze di qualificazione. Le preghiere servirebbero anche a far sì che la nazionale sudafricana «non incontri mai più un arbitro come Busacca», al centro delle polemiche per il rigore concesso e la seguente espulsione del portiere dei Bafana.

Alcuni protagonisti in negativo di ieri cercano di spiegarsi la disfatta. In un’intervista all’edizione online del settimanale "Soccer Laduma", il portiere Khune continua a giurare che «non era rigore: non ho fatto fallo intenzionalmente». Più obiettivo capitan Mokoena: «non ci sono scuse, abbiamo giocato proprio male, e ora non possiamo far altro che battere la Francia». Intanto i calciofili sudafricani, consapevoli delle poche probabilità che ha Parreira di qualificarsi, hanno cominciato a cercare un’altra nazionale per cui tifare. Sembra che la scelta sia ricaduta sull'Argentina di Maradona: la maglia numero 10 di Messi è la più indossata in assoluto negli stadi sudafricani.
13:55 Scritto da: furor-draconis in CALCIO E SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: calcio, sport, uruguay, bafana bafana, vittoria, sconfitta, coppa del mondo, sudafrica, classifica | OKNOtizie |
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Spagna ko all'esordio, la Svizzera fa festa

Clamoroso ko all'esordio nella Coppa del Mondo per la Spagna. I campioni d'Europa in carica hanno perso 1-0 contro la Svizzera nella loro prima partita in Sudafrica. Decide la partita giocata a Durban un gol di Fernandes all'8' della ripresa. Mondiale subito in salita, dunque, per le 'furie rosse'. La classifica del Gruppo H, infatti, vede Cile e Svizzera in testa con tre punti, Spagna e Honduras a zero. Festeggia, invece, la Svizzera che conuista i suoi primi tre punti grazie al giovane Fernandes, giocatore del Sant'Etienne di origini capoverdiane), ed è protagonista di un'ottima prestazione (per gli elvetici anche un palo colpito da Derdyok).

Anche Spagna e Svizzera si adeguano al trend di questo Mondiale e, nel primo tempo, sono pochissime le occasioni da gol. Gli spagnoli, con Torres inizialmente in panchina, ci provano con più convinzione, ma la manovra è poco brillante. Anche merito di una Svizzera ordinata e attenta, pronta sempre a ripartire. Il primo tempo, però, si chiude senza reti.

Ripresa a ritmi più sostenuti, e con la Spagna che prova a spingersi in avanti alla ricerca del gol. Le 'furie rosse' rischiano, però, sulle ripartenze degli elvetici, bravi a giocare sulle fasce. Arriva così a sorpresa il vantaggio della Svizzera, con gli iberici che si fanno sorprendere in difesa e Fernandes che realizza l'1-0 dopo la respinta di Casillas. Azione un po' rocambolesca, ma che conferma le difficoltà organizzative degli spagnoli. La squadra di Del Bosque reagisce al gol subito riversandosi nell'area avversaria. Entra anche Torres, e Xabi Alonso colpisce una traversa. Ma la Svizzera tiene, e sfiora anche il raddoppio con Derdiyok che colpisce il palo. Nonostante i 5 minuti di recupero concessi dall'arbitro Webb, la Spagna non riesce a trovare il gol del pareggio, e incassa un pesante ko.
13:46 Scritto da: furor-draconis in CALCIO E SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: calcio, sport, spagna, svizzera, vittoria, sconfitta, coppa del mondo, sudafrica, classifica | OKNOtizie |
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13/03/2010
L'Inter crolla 3-1 a Catania

CATANIA -L'Inter crolla nel finale a Catania dove perde 3-1 nell'anticipo del 28/o turno di Serie A. Nerazzurri restano a +4 dal Milan. Al Massimino Catania subito in pressing. Nella ripresa esce l'Inter in vantaggio con Milito al 54'. Bene l'Inter fino alla mezzora quando il Catania pareggia con Maxi Lopez. Premono gli etnei che vanno in vantaggio all'82' con un rigore a palombella di Mascara per fallo di Muntari (espulso). In 10 l'Inter subisce il gol di Martinez al 90/o.
MIHAJLOVIC, HA VINTO SQUADRA CON PIU' CARATTERE - Vince e non sorride. Non basta a Sinisa Mihajlovic passare alla storia del Catania che non vinceva con l'Inter da 44 anni: il suo cuore neroazzurro batte ancora forte e non nasconde il suo dispiacere nel dopo gara al Massimino. "Sono felicissimo per il Catania e Catania - dice il tecnico serbo - ma un po' mi dispiace per la sconfitta dell'Inter. Martedì sono sicuro che vincerà a Londra con il Chelsea per la Champions League. Gli auguro buona fortuna". Sulla partita l'allenatore dei siciliani non ha dubbi: "l'ha vinta la squadra meno forte ma che ha dimostrato oggi di avere maggiore carattere".
"La nostra voglia di successo - sottolinea - è stata superiore alla tecnica della squadra più forte d'Italia che è anche una delle più grandi d'Europa". "Il Catania - ribadisce Mihajlovic - è una squadra che non si arrende. Dopo il gol dell'Inter magari qualcuno pensava che tutto era finito, ma i miei ragazzi non hanno mollato e hanno vinto. Abbiamo preso tre punti ma non abbiamo ancora finito: dobbiamo salvarci e ci mancano 8-9 punti".
La svolta nel secondo tempo, secondo Mihajlovic, è arrivata anche con i cambi dell'Inter, con Mountari che entra sostituendo Cambiasso e si fa espellere, per doppia ammonizione, dopo pochi minuti. "Nel secondo tempo - sostiene il tecnico serbo - con i cambi abbiamo sofferto di meno, anche prendendo gol. Il dato importante è il carattere della mia squadra. Sapevo che nella seconda frazione sarebbero poi calati. Poi ci sono stati episodi che ci hanno fatto vincere". Per l'Inter parla solo Marco Branca, gli altri sono in silenzio stampa, sia Baresi sia i calciatori. Per il direttore tecnico neroazzurro "é mancato soprattutto il risultato".
"Fino al nostro vantaggio - spiega - controllavamo bene la partita anche se non giocavamo benissimo. Dopo abbiamo peccato di scarsa attenzione, Facciamo fatica a tenere la concentrazione e il pareggio ne è la dimostrazione - aggiunge Branca - pensavamo di avere già vinto e invece abbiamo sbagliato. Sapevamo che il Catania sta attraversando un buon momento e che dovevamo essere concentrati: evidentemente non l'abbiamo dimostrato. Facciamo fatica a trovare la concentrazione". Branca conferma che "la sostituzione di Cambiasso con Muntari é stata una scelta tecnica" e "la sconfitta non avrà ripercussioni sulla gara di martedì prossimo a Londra con il Chelsea per la Champions League". "Sarà una partita totalmente diversa - sostiene - con una pressione e un'intensità diversa, per cui sarà una gara completamente a se stante". Il direttore tecnico neroazzurro dice di "non sapere se Balotelli sarà della partita martedi, vedremo con il medico e con il tecnico a partire da domani...".
'CLAMOROSO AL CIBALI, 49 ANNI DOPO
Da 'Clamoroso al Cibali' a 'Clamoroso al Massimino': al Catania riesce l'impresa di vincere con l'Inter. Un successo che ricorda il 'Clamoroso al Cibali' reso famoso via radio da Sandro Ciotti il 4 giugno 1961 quando gli etnei sconfissero la squadra guidata da Helenio Herrera. I nerazzurri arrivarono a Catania forti del 5-0 conquistato all'andata, frutto di quattro autoreti degli etnei e di un gol di Firmani. Herrerà definì quella siciliana "una squadra di dilettanti postelegrafonici baciata dalla fortuna".
Un'affermazione che fu considerata uno 'sgarro' da vendicare. E vendetta fu nella gara di ritorno: 2-0 per il Catania con una rete per tempo, di Castellazzi e Calvanese, che bloccò le ambizioni alla corsa scudetto dell'Inter. E mentre Sandro Ciotti, dai microfoni di 'Tutto il calcio minuto per minuto', gridava 'Clamoroso al Cibali', sugli spalti i tifosi irridevano il tecnico dell'Inter cantando "Herrera cha-cha-cha" e facendo sfilare, a fine gara, una bara con le insegne della squadra lombarda.
La sconfitta dell'Inter a Catania e il contemporaneo pareggio in casa della Juventus con il Bari rese ininfluente il recupero previsto per il 'derby d'Italià che era diventato inutile alla fine dell'assegnazione dello scudetto matematicamente vinto dai bianconeri. Il 9 giugno l'Inter mandò in campo per protesta una squadra di ragazzini. Finì 9-1 per la Juventus, con sei gol di Sivori, che però non riuscì a vincere la classifica dei marcatori. Il gol dell'Inter fu segnato dal debuttante Sandro Mazzola in quella che fu anche l'ultima partita di Giampiero Boniperti. L'ultima vittoria del Catania sull'Inter risaliva al 20 febbraio del 1996 grazie a une rete di Carlo Facchin che segnò direttamente dal calcio d'angolo, battendo il portiere Sarti. A fine del torneo i nerazzurri vinsero il campionato e gli etnei retrocessero in Serie B.
22/02/2010
Il Bari si arrende al Milan: 2 a 0

Con Borriello è un'altra cosa. Il Milan è tornato a vincere, dopo un periodo di alti e bassi. Il centrattacco, dopo aver sfiorato il gol (salvataggio sulla linea di Bonucci), ha segnato in chiusura di primo tempo con una delle sue rovesciate spettacolari. Il raddoppio di Pato, nella ripresa, ha chiuso una partita che i rossoneri hanno padroneggiato per larghi brani.

Il Bari ha deluso: squadra ben diversa da quella di due mesi fa, non è riuscito a segnare nemmeno su rigore dello "specialista" Barreto, parato da Abbiati. Con la meritata vittoria del San Nicola, la squadra rossonera è nella scia di Inter e Roma. Così la bella risposta alle critiche piovute dall'alto rafforzerà la posizione di Leonardo. Ma siccome l'appetito vien mangiando, tutti i giudizi verranno rimandati alle prossime partite e specialmente al recupero con la Fiorentina e alla gara di ritorno col Manchester United. Il patron Berlusconi a volte dice certe cose per stimolare tecnico e giocatori ed evidentemente ha centrato il bersaglio.

Il Bari non era un avversario facile, al San Nicola -che ha fatto registrare il record d'incasso (41 euro in più della partita con l'Inter) - aveva perso la Juventus, aveva faticato molto anche la squadra di Mourinho (che aveva dovuto recuperare dal 2-0 al 2-2) e quindi quella del Milan può considerarsi una impresa vera e propria. Leonardo aveva apportato alcuni cambiamenti alla formazione: oltre al decisivo di recupero di Borriello in attacco, aveva affidato il centrocampo ai tre veterani Gattuso, Pirlo e Ambrosini, apparsi sicuri. Nella linea difensiva Bonera (bene) aveva sostituito l'infortunato Antonini. Ma soprattutto era stato il ritorno di Abbiati (sicuro, molto reattivo sul rigore parato nel finale), al posto dello "sfiduciato" Dida, a fare rumore.

Nella ripresa in campo Jankulovski, Inzaghi e Beckham. Ventura, privo di Ranocchia e Parisi e con Almiron -entrato nella ripresa- inizialmente in panchina perchè non ancora al meglio fisicamente, aveva dato spazio all'egoista Rivas -assente da tre partite- nella linea mediana e Barreto, reduce da squalifica, in attacco dove è apparso isolato. Il Bari ha dato l'impressione di voler "invitare" il Milan in avanti per poi colpirlo in contropiede. Così per una decina di minuti si è assistito a una gara piuttosto bloccata a centrocampo, con i rossoneri non in grado di superare il dispositivo di contenimento della squadra pugliese. Poi, visto che il Bari non usciva dalla sua tana, il Milan ha tentato, con un'azione più decisa, di forzare i tempi andando al tiro con Ambrosini al 12' dal limite (alto), con Pato su punizione (parato a terra) al 20' e con un tiro-cross da destra di Abate poco dopo (fuori).

I baresi sono andati avanti dopo il 25', quando Nesta aveva messo in preallarme Leonardo, accusando problemi a una coscia. Si sono scaldati Favalli e Jankulovski. Quando il Bari si è fatto pericoloso, su un angolo Bonera ha cinturato Barreto in area, ma Gava non ha battuto ciglio. La partita è cresciuta di tono e ci ha provato anche Borriello (fuori). Anche Meggiorini ha accusato problemi muscolari ed è entrato Sforzini, mentre Nesta ha continuato. Gli errori del Bari in mezzo al campo hanno invitato i rossoneri ad andare avanti. Lo hanno però fatto solo con traversoni e spioventi quasi sempre preda della difesa biancorossa. Insomma, un Milan con poca fantasia ma con molta buona volontà.

Pato e Ronaldinho hanno faticato molto a giocare palloni decenti, perchè pressati dagli avversari, assai attenti e determinati. Al 38' in contropiede il Bari ha colto di sopresa la difesa rossonera, ma c'era offside di Alvarez, arrivato a contatto con Abbiati. Vicinissimo al gol il Milan al 40': Borriello ha attratto Gillet fuori e ha tirato in diagonale da sinistra a botta sicura: Bonucci ha cavato letteralmente la palla dalla porta vuota. Si è capito allora che il Milan avrebbe potuto passare. Infatti la partita è stata sbloccata da Borriello al 43': Ronaldinho da posizione centrale ha dato a Borriello, lasciato solo da Bonucci sulla destra. La rovesciata di sinistro dell'attaccante, di prima intenzione, è stata imparabile per Gillet. Un bel gol e un meritato vantaggio per i rossoneri che nel primo tempo hanno fatto la partita, mentre il Bari ha solo subito. La strigliata di Ventura nell'intervallo ha indotto i pugliesi ad attaccare nella ripresa, ma il Milan è apparso attento in difesa e il duo Ronaldinho-Pato ha portato al tiro il "papero", di poco fuori al 4'. Insomma, dopo un fuoco di paglia biancorosso, è stato il Milan a spingersi in avanti per chiudere la partita.
21/02/2010
Genoa rialza la testa, 3-0 all'Udinese

GENOVA - I primi gol di Acquafresca in maglia rossoblù fanno rialzare il Genoa, in cerca di riscatto dopo la beffa di Torino con la Juve, e affondano l'Udinese. I friulani sono capaci di giocare mezz'ora alla pari con gli avversari al Ferraris, ma si dimostrano fragili e nervosi dopo lo svantaggio, al punto da rimanere in dieci nella ripresa per una protesta troppo veemente di Zapata in faccia a Rosetti. La gara era già in parte compromessa dopo la doppietta del centravanti arrivato a gennaio, bravo a mettere in rete nel primo tempo (30') una ribattuta corta di Handanovic su tiro di Sculli, e a trasformare il rigore concesso per una trattenuta ai suoi danni nella ripresa (8'). Il terzo gol di Palacio (18') ha confermato la capacità degli uomini di Gasperini di sfruttare sempre al meglio la superiorità numerica per l'espulsione di Zapata (12').
La vittoria consente al Genoa di superare provvisoriamente in classifica il Palermo e affiancare la Juventus, giungendo a un punto dal quarto posto. La prossima domenica il Grifone gioca di nuovo in casa con il Bologna e vuole sfruttare l'occasione per un ulteriore passo verso l'Europa. L'Udinese, che non trova neppure a Genova la prima vittoria in trasferta, resta impelagata nella zona retrocessione con un solo punto in più della terz'ultima. L'avvio prudente è servito a contenere il Genoa, ma ha impedito di portare pericoli ad Amelia. Dopo lo svantaggio i friulani hanno sbandato e non si sono ripresi più. Rispetto a Torino, Gasperini ha messo Moretti per Bocchetti in difesa e Palacio in attacco per Suazo. De Biasi propone in avanti Di Natale e Floro Flores, con Sanchez più arretrato, mentre dietro corre ai ripari per i molti infortuni e schiera tra gli altri Cuadrado, in bella evidenza. L'inizio di gara è sottotono, le squadre si studiano e non affondano. L'Udinese, che si schiera con il 4-4-2, fa girare meglio la palla, il Genoa non ha mordente. Succede quasi niente fino al 15', quando Di Natale controlla bene in area, si gira e tira da posizione defilata costringendo Amelia alla respinta di piede da distanza ravvicinata. L'opaca serata di alcuni rossoblù, tra i quali Criscito, impedisce al Genoa di giocare con l'intensità che esprime di solito al Ferraris. Merito anche della tattica dei friulani, spesso in nove dietro la palla a difendere.
Il vantaggio del Genoa arriva dunque inaspettato: al 30' Sculli controlla e tira bene da centro-area, Handanovic respinge corto e Acquafresca mette in rete da pochi passi, segnando la prima rete in rossoblù. Il Grifone legittima il vantaggio con un paio di azioni pericolose ma senza riuscire a impegnare il portiere. Nella ripresa De Biasi mette Pepe per Pasquale e torna al 4-3-3. La mossa risulta vana per due episodi che segnano la gara in negativo per l'Udinese: al 7' Coda atterra Acquafresca in area e Rosetti dà rigore, che lo stesso centravanti segna per il 2-0; al 12', Zapata protesta per un fallo di un compagno e quando Rosetti gli mostra il giallo non si ferma, prendendosi il rosso. Le speranze di rimonta friulane franano al 18', quando Palacio di testa in tuffo segna a porta vuota il 3-0 su cross di Sculli. Il resto della gara viene utilizzato da Gasperini per l'esordio di Jankovic, fermo da agosto per l'operazione al ginocchio, e per registrare un gesto di sportività di Bocchetti, che a domanda dell'arbitro ammette di avere deviato la palla in corner e riceve la stretta di mano di Rosetti.


