03/10/2010

Acebook e la truffa del bottone "non mi piace"

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Gli utenti di Facebook lo chiedevano da tempo. E il bottone “dislike”, quello che consente di prendere le distanze da un contenuto non gradito, sembrava  finalmente essere arrivato. Sembrava appunto, perché non è vero ed è  una truffa (al momento solo in lingua inglese) per diffondere i dati sensibili degli utenti alle aziende interessate. L’allarme, insieme all’avviso a non installare l’applicazione viene dalla Sophos, una società di sicurezza informatica britannica. Peccato, però, che l’appeal della funzione, almeno per gli utenti inesperti, sia irresistibile.

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Il problema sta nel fatto che Facebook,  allo stato attuale, non prevede il “dissenso”. L’utente davanti ad un qualsiasi contenuto può scegliere tra il silenzio o il “mi piace”. Poco importa che la notizia da commentare sia, per esempio, quella di uno stupro o di un omicidio. Non solo: l’azienda fa sapere che aggiungere un bottone di “non mi piace” non rientra affatto nei loro piani. E non è certo un problema tecnologico, quanto una scelta consapevole per evitare polemiche e boom di segnalazioni di uso inappropriato del sito.

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Ma scrivere un’applicazione non ufficiale per Facebook non è esattamente una cosa da genio dell’informatica e quindi il bottone “dislike” è arrivato. Peccato che si tratti di un malware, un programma ‘malevolo’ che dirotta il pc su siti terzi e favorisce lo spamming pubblicitario. Il risultato è che l’ignaro utente che vuole dissentire, ingannato anche da un messaggio pubblicitario che lo spaccia per un’applicazione ufficiale quando non è vero,  si ritrova account e computer infettati.

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In attesa di capire quanto possa essere dannoso per i nostri pc il consiglio è uno e uno solo: non premete quel bottone.

 

26/03/2010

Aste al ribasso con truffa Sequestrati siti Internet

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I server si trovano a Busto Arsizio; ma le sedi delle società on-line fuorilegge sono per lo più a Milano. Ieri mattina i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del capoluogo lombardo hanno effettuato 20 perquisizione: oltre che nella città meneghino e a Busto Arsizio, i militari sono intervenuti anche nelle province di Lecco, Firenze, Arezzo, Prato e Cagliari. Nel mirino, sia persone fisiche che persone giuridiche che gestivano le cosiddette "aste al ribasso" sul web. Sei i siti internet sequestrati. Le ipotesi di reato sono quelle di truffa e di esercizio abusivo di attività di gioco o scommessa. Nelle aste on-line vengono messi in palio fra i webnauti premi come auto, cellulari, navigatori satellitari e altro ancora.

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«Il vincitore - spiegano dalla Gdf - è chi effettua l'offerta unica più bassa, cioè quell'offerta che, più bassa fra quelle presentate dai partecipanti, risulta essere anche l'unica di quell'importo. Chi partecipa, per ogni puntata effettuata, deve pagare un corrispettivo, in genere di 2 euro».
Secondo l'accusa si tratta di una vera e propria lotteria, senza però l'autorizzazione dei Monopoli di Stato. «In taluni casi - aggiungono i finanzieri - ci sono stati veri e propri episodi di truffa: alcuni utenti della rete hanno giocato e vinto l'asta, ma poi il premio non è mai stato recapitato». Inoltre, spiega ancora la Gdf, «l'assenza di software certificati potrebbe permettere sia all'amministratore del sito di monitorare la puntata più bassa in ogni momento, sia di pilotare l'asta».

04/01/2010

L'influenza A? Un bluff anche nei test fai da te

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L’Influenza A finisce in tribunale. Dopo le polemiche dei vaccini inutilizzati, la pandemia che sembra uno scherzo planetario, i contagiati che ormai si contano sulle dita di una mano, arriva la causa collettiva sul test fai da te del virus suino. Il Codacons, lo considera una «vera truffa» e ha presentato una class action al tribunale di Milano. Se la causa andrà a buon fine migliaia di acquirenti, con scontrino alla mano, potranno ottenere la restituzione della somma pagata per il test. Un solo processo, dunque, migliaia di risarcimenti, tempi dimezzati per giudici e utenti. La formula moderna della class action, un vero e proprio spauracchio per le grandi società, potrebbe diventare lo strumento più economico ed utilizzato del nuovo anno. La partenza promette bene. In due giorni sono state presentate già tre azioni legali collettive. Due contro le banche, una contro la Voden Medical Instrument spa, ideatrice e distributrice del test fai da te per l’influenza A. Secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, infatti, lo strumento chiamato Ego test flu, è «un vero imbroglio». E ne sarebbero stati venduti, sempre per l’associazione, «milioni di pezzi» al costo di 14 euro l’uno. Il Codacons spiega che il kit avrebbe una scarsa sensibilità rispetto agli esami di tipo molecolare. E quindi, i cittadini italiani che hanno comprato il test e hanno mantenuto lo scontrino hanno il diritto a «ottenere giustizia».

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Ma è proprio vero che questo esame diagnostico è una bufala? «I test fai da te hanno una sensibilità piuttosto bassa mentre sono caratterizzati da una buona specificità», ammette Gianni Rezza, direttore di epidemiologia dell’Istituto superiore di Sanità. Cosa significa? «Se la prova per l’influenza A è positiva, allora c’è una buona probabilità che si sia dinanzi ad un caso di influenza pandemica; se invece il test risulta negativo, essendo appunto la sensibilità non elevata, non è detto che il virus non sia invece presente». Per questa ragione, ha concluso l’epidemiologo, «non abbiamo mai caldeggiato l’uso di questo tipo di test fai da te, dal momento che non tutti quelli venduti sono poi veramente efficaci».
Insomma, non è un test risolutivo come ammette anche il virologo Fabrizio Pregliasco che ha di recente concluso uno studio ad hoc. «Diventa un gadget che ha una validità poco utile nella pratica – spiega l’esperto – ma non è una bufala perché la positività è certa dal punto di vista del risultato». E dove sta il limite? «Nella modalità di raccolta del campione che dev’essere effettuato con attenzione e nel ritardo rispetto al momento in cui iniziano i sintomi». In pratica, siccome il virus circola nel corpo per poco tempo - un giorno o due - il rischio è che il test diventi negativo solo perché è stato fatto troppo tardi. «Quindi, effettivamente, ammette Pregliasco, la sua sensibilità è nella pratica attorno al 50-60%. Infatti noi ne abbiamo sempre sconsigliato l’uso nel singolo soggetto».

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Nella confezione del kit, però, non è scritto il limite di validità. Si dice solo che attraverso un prelievo del muco nasale, «viene rilevata, dopo dieci minuti, la presenza degli antigeni dell’influenza di tipo A e B compresi i ceppi suini e aviaria». Un portento per i patiti della prevenzione. Che si sentono ancor più tutelati dalla certificazione del prodotto da parte della Cee e dalla registrazione del ministero della Salute.
La battaglia legale collettiva, dunque, si giocherà sulla base di scritte più o meno sibilline o di una pubblicità ingannevole da parte dell’azienda farmaceutica. Ma di prodotti che non sono serviti a nulla, per restare sull’argomento suina, se ne sono venduti a bizzeffe. Come le confezioni dei gel per le mani antigermi che alla fine procurano più danni che effetti positivi, come le mascherine che servono solo ai malati ma non fanno prevenzione, e per finire con il kit fai da te sotto accusa. Tutti prodotti farmaceutici che alla fine pesano sul bilancio familiare ma che la gente compra, usa o lascia sullo scaffale del bagno e poi non ci pensa più. Chi si è tenuto, per esempio, lo scontrino del kit da 14 euro per un eventuale rimborso collettivo? Uno, due, tre persone su mille? Non è neppure scaricabile dalle tasse e quindi inservibile per altre occasioni. L’iniziativa del Codacons, tanto pubblicizzata, potrebbe dunque essere un flop per mancanza di adesioni della base dei consumatori. Già, perché, quelle della class action sono regole fresche fresche di stampa e interessano gli illeciti commessi dal luglio scorso. Proprio quando scoppiò la psicosi della suina.