19/11/2011
Monti e il biglietto di Enrico

"Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno". Un foglio - carta intestata della Camera dei Deputati - nella mano sinistra del neo premier Mario Monti rimane immortalato in uno scatto dei fotografi presenti a Montecitorio per il voto di fiducia sul governo tecnico.
Mentre prende un appunto sulle dichiarazioni di voto in corso, l'economista lo volta dalla parte scritta di pugno. L'inchiostro blu è netto. Anche le parole di quello che, più che un augurio di buon lavoro, sembra un vero e proprio pizzino. Il primo "pizzino" dell'era Monti. Ed è firmato da Enrico (Letta).
Per tutta la mattinata l'Aula di Montecitorio è stata calcata da un continuo via vai di deputati che si sono recati in pellegrinaggio ai banchi del governo per i saluti e le presentazioni di rito, mentre va avanti il dibattito. Al centro degli scranni riservati all’esecutivo il presidente del Consiglio: Monti ascolta e prende appunti, come fanno molti ministri che seguono gli interventi. Si susseguono le strette di mano e le presentazioni. Il più "richiesto" è senza dubbio Pietro Giarda che, in qualità di titolare del dicastero per i Rapporti col parlamento, sarà l’anello di congiunzione tra il legislativo e l’esecutivo. Ma, tra i banchi della sinistra, c'è qualcuno che punta solo al premier che, entro lunedì prossimo, dovrà stendere la lista dei viceministri. Una lista che, dicono i boatos, potrebbe non essere costellata unicamente da tecnici.
Da qui l'idea del pizzino che, questa mattina, è arrivato sul banco di Monti.

Una semplice auto candidatura a viceministro? O solo una semplice garanzia di appoggio al governo? Oppure un pizzino che unisce entrambi i suggerimenti? Il contenuto del biglietto, firmato da un certo "Enrico", è insindacabile: "Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!". Firmato, appunto: "Enrico". Purtroppo non si legge il post scriptum. L'indice, il medio e l'anulare della mano sinistra di Monti coprono intereamente le ultime tre righe del PS. Chi sara mai questo Enrico mandato dal leader del Pd Pierluigi Bersani a "interagire sulla questione dei vice"? Tra i banchi del Partito democratico siedono ben tre "Enrico": Farinone, Gasbarra e Letta. Quello stesso Enrico Letta che Bersani voleva a tutti i costi nei panni di vicepremier. Quello stesso Enrico Letta che non è diventato vicepremier pur di non dover appoggiare anche lo zio Gianni, per Bersani troppo vicino al premier uscente Silvio Berlusconi. Quello stesso Enrico Letta che, dopo essere stato scoperto, ha rivelato al Corriere della Sera: "Sì il biglietto è mio, ma non è auto candidatura, solo un'apertura al governo come indicato dal segretario Bersani". Quello stesso Enrico Letta che in serata scherza sul suo profilo Facebook: "Un'ottima giornata per l'Italia, un po' meno per me. Aiuto! Oltretutto sono da stamani oggetto di un numero crescente di telefonate di aspiranti viceministri. Mai più letterine in vita mia".
10:30 Scritto da: furor-draconis in ECONOMIA E BORSA, ITALIA, NOTIZIE ASSURDE, POLITICA E GIUSTIZIA, PRIMA PAGINA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: politica, prima pagina, mario monti, enrico letta, biglietto enrico letta, pizzino, notizie assurde, notizie strane, notizie pazze, presidente del consiglio, governo, montecitorio, fiducia, fiducia governo, tasse, misure di governo, nuova manovra economica | OKNOtizie |
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Monti, fiducia alla Camera con 556 sì

Mario Monti ha incassato ieri anche la fiducia a Montecitorio, con un altro record di voti (556 a favore, appena 61 contrari). Ma il premier sta già pensando al futuro, e ha annunciato a breve misure «poco gradevoli» per i cittadini, spiegando, però, che a fare i maggiori sacrifici sarà chi sinora ha dato meno.
Con la politica, il Professore è stato molto attento a dosare bene “bastone e carota”: ha spiegato che cercherà il consenso «più ampio possibile», ma anche che, in caso di fallimento, saranno i partiti politici a essere giudicati dai cittadini.
La giornata del presidente del Consiglio è iniziata prestissimo: in mattinata è andato a Fiumicino per salutare il Papa, in partenza per il Benin. Poi ha raggiunto la Camera, dove lo attendeva il voto di fiducia. Nel suo intervento è apparso più disinvolto rispetto ai giorni precedenti, abile nel lanciare affondi senza perdere il rinomato aplomb: come quando, a inizio discorso, ha ringraziato Silvio Berlusconi per il senso di responsabilità con il quale ha contribuito alla successione. Il Cavaliere, però, non era ancora in Aula, e questo ha sottolineato ancora di più la sua assenza. Monti ha ringraziato anche Gianni Letta, che assisteva dalla tribuna, con un leggero inchino.

Il Professore, con i suoi appunti ( compreso quello, “misterioso”, firmato “Enrico” ), ha replicato punto su punto alle obiezioni mosse da alcuni esponenti politici: alla Lega Nord ha detto che non c’è alcuna contraddizione fra federalismo e coesione territoriale, e nel farlo ha sottolineato di essere «del Nord, lombardo e varesino». Sempre con toni pacati, si è tolto anche altri sassolini dalle scarpe: ha risposto a chi lo ha accusato di essere piegato ai “poteri forti”: illazioni «offensive», ha detto, ricordando il suo passato quando, da commissario Ue per l’Antitrust, blocco la fusione tra i supergiganti Usa General Electric e Honeywell, «nonostante che fosse intervenuto il presidente degli Stati Uniti» e beccandosi la definizione di «Saddam Hussein del business», attribuitagli dall’Economist. Ma ce n’era anche per Silvio Berlusconi, che più volte ha fatto capire di poter affossare il governo quando vuole: « Vi sarei grato se non fosse usata l’espressione “staccare la spina” : non ci consideriamo un apparecchio elettrico», ha ironizzato il Professore. Che è tornato serio quando è arrivato al nocciolo della questione, il rapporto con le forze politiche: «Non vi chiedo una fiducia cieca, ma una fiducia vigilante», premesso diplomaticamente l’ex presidente della Bocconi. Per poi affondare il colpo: «La fiducia in noi è anche una fiducia verso di voi», e farla mancare «avrebbe conseguenze sulla fiducia dei cittadini verso la politica». Insomma, è il monito, i giudici ultimi saranno gli elettori.

Con quest’arma, Monti ha chiesto il sostegno di tutti, perché «a breve» ci saranno «decisioni non facili o non gradevoli» da prendere e sarebbe bene che i partiti «deponessero le armi». Un compito «quasi impossibile, ma ce la faremo». Monti ha confermato di voler arrivare a fine legislatura. Ma il “come” non è scontato. Con alcuni ministri, è stato chiaro: la partita si gioca nei prossimi mesi e sarà decisiva. I sacrifici non mancheranno, e molto dipenderà anche dalla comunicazione: ecco perché ha chiesto massimo senso di responsabilità, compreso il non parlare di cose che esulano dalla rispettiva competenza e soprattutto di non farlo a mercati aperti.
In conferenza stampa, però, è apparso sereno, annunciando la “trilaterale” con la Merkel e Sarkozy: nel club franco-tedesco, ha detto, l’Italia è intenzionata a rimanere per risolvere la crisi. Ma senza cambiare lo statuto della Bce, ha spiegato, dicendo che a suo giudizio va bene così com’è.
La strada, però, resta impervia, e se Berlusconi è parso rinfoderare la spada, Umberto Bossi ha detto ieri quello che molti parlamentari sussurrano: «Monti cadrà quando la gente si incazzerà...». Il rischio, nonostante gli auguri e i buoni auspici di tutti (dal Papa a Napolitano), secondo alcuni esponenti della nuova “maggioranza” potrebbe essere proprio questo: che la luna di miele finisca presto.
10:03 Scritto da: furor-draconis in ECONOMIA E BORSA, ITALIA, POLITICA E GIUSTIZIA, PRIMA PAGINA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: politica, prima pagina, mario monti, presidente del consiglio, governo, montecitorio, fiducia, fiducia governo, tasse, misure di governo, nuova manovra economica | OKNOtizie |
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