13/02/2010

"Scusa ma ti voglio sposare"

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di Federico Moccia con Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Andrea Montovoli, Francesco Apolloni, Luca Angeletti, Pino Quartullo, Cecilia Dazzi, Maria Rita Fenzato, Ignazio Oliva, Beatrice Valente. Raoul Bova si e' lanciato nel film sequel di Scusa ma ti chiamo amore, un caso al botteghino visto l'incasso di 13 milioni di euro. Alex (Bova), quarantenne pubblicitario di successo e la ventenne Niki (Michela Quattrociocche) hanno deciso di sposarsi ma prima ci sono i vestiti da scegliere, il corso prematrimoniale da frequentare, le bomboniere, le famiglia alternativa di lei e quella nobile e snob di lui da far incontrare.

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Lo stress prematrimoniale e' dietro l'angolo e la vittima questa volta e' la promessa sposa, Niki che decide di lasciare ad un mese dalla nozze Bova per buttarsi tra le braccia del coetaneo Guido (Andrea Montovoli). Oltre a questa storia, il film di Federico Moccia da' spazio ad altri personaggi, quarantenni disperati amici di Alex (interpretati da Francesco Apolloni, Ignazio Oliva, Luca Angeletti) e ventenni piuttosto superficiali amiche di Niki (Beatrice Valente Covino, Francesca Ferrazzo, Michelle Carpente) per un corale affresco dei giovani adulti di oggi alle prese con matrimoni in crisi e facilita' di rapporti che nascondono solitudini.

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Il tutto con la colonna sonora degli Zero Assoluto. ''In chiave di commedia - ha detto Moccia - racconto quello che accade oggi nei rapporti di coppia e mi piace il fatto che Niki abbia paura del matrimonio proprio perche' e' consapevole dell'importanza del vincolo''.

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30/01/2010

Baciami ancora

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Gabriele Muccino è tornato in Italia. La sua ultima pellicola Baciami Ancora è il sequel de L’ultimo bacio, o meglio viene raccontata un’altra fase dell’esistenza umana: questa volta a essere messi sotto esame sono i 40enni. I personaggi sono cresciuti e stanno raccogliendo ciò che in dieci anni hanno seminato: ognuno ha preso una strada diversa e loro si sono evoluti di conseguenza. Ci sono molti colpi di scena a partire dalla storia di Adriano (Giorgio Pasotti) – che torna a casa dopo tanto tempo e qualche esperienza avventurosa – passando per quella di Marco (Pierfrancesco Favino), che incarnava la fiducia nelle istituzioni classiche quali il matrimonio e la fedeltà – in crisi con la moglie perché non riescono ad avere bimbi – per finire con quella di Paolo, il perdente della situazione, di cui Claudio Santamaria dà un’interpretazione straordinaria. Inconfondibile lo stile di Gabriele Muccino, intenso e profondo: ti butta in faccia la realtà e ti porta a ragionare sulle cose che hanno più valore nella vita.

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I bambini sono il soggetto principale: stravolgono la vita dei genitori novelli, che si trovano costretti a crescere da un momento all’altro, con soli nove mesi di preavviso per abituarsi all’idea e alle rinunce che ne conseguono. Ma anche le donne hanno un ruolo di rilievo in questo secondo capitolo: sono più padrone delle situazioni e guidano le figure maschili.

Il tema dell’amore è dominante nelle sue diverse forme: c’è quello totalizzante per i figli, in cui troviamo la realtà dei genitori separati; quello per noi stessi – il più difficile – e quello per il/la compagno/a della vita che, con il passare degli anni, si evolve e ci diventa estraneo. Nel momento in cui svanisce la passione tutto si quieta, ci si adagia, si finisce per cercare qualcun altro che ci ridoni le sensazioni di un tempo, perché senza ci si sente inutili, falliti, morti.

Con la semplicità che caratterizza il suo stile, Muccino – come negli altri film – si è occupato anche della sceneggiatura puntando sul senso della vita: saper apprezzare e sfruttare ogni singolo istante, condividere ogni momento con la persona che davvero si ama perché, se c’è l’amore, tutto cambia prospettiva e si fa un bilancio diverso. Questo passaggio è spiegato bene quando Carlo – anche voce off – è colpito da un malore per essere stato troppo tempo lontano da Giulia, il suo unico grande amore. L’importante è non perdere tempo, bisogna lasciare da parte l’orgoglio e mostrare all’altra persona tutto ciò che, fino a quel momento, non aveva senso dire.

Si sente la mancanza di Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Giulia – la sua interpretazione in questo film sarebbe stata meravigliosa – anche se Vittoria Puccini ha saputo tenere testa al personaggio e ha rivelato un’intensità inaspettata. Anche se sono trascorsi dieci anni resta la complicità che legava il gruppo di attori e il regista: il che ha sicuramente contribuito alla realizzazione del film. I personaggi si esprimono con un linguaggio che, a tratti, può sembrare colorito, ma forse è da definire moderno perché non eccessivo. Il film è lungo, per essere italiano, ma è talmente intenso che ci si identifica con le storie e si esce dalla sala cinematografica pensando al senso autentico della vita, dell’amore e dell’amicizia. Questo significa che il regista ha colpito nel segno.