01/02/2010

In Italia oltre due milioni di disoccupati

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Una persona su dieci nei paesi della zona euro si trova senza lavoro. In dicembre il tasso di disoccupazione  nei 16 paesi dell’area ha raggiunto  quota 10% contro il 9,9% di novembre e l’8,2% del dicembre 2008. A rilevarlo è l’ Eurostat specificando che si tratta del dato peggiore dall’agosto 1998 che si accompagna   quello dell’Unione europea a 27 membri dove la disoccupazione è cresciuta fino al 9,6% (9,5% in novembre, 7,6% un anno fa). Sotto Natale quindi i disoccupati, per le stime di Eurostat, hanno raggiunto la cifra record di 23,012 milioni, di cui 15,763 milioni nella sola eurozona (+163 mila).  Fra gli stati membri, i migliori risultati sono stati registrati in Olanda (4% ) e Austria (5,4%), mentre i più alti in Lettonia (22,8%) e Spagna (19,5%). Confrontando i dati anno su anno il dato emerge in tutta la sua drammaticità: in soli dodici mesi nell’Europa a 27 la disoccupazione è aumentata di 4.628.000 di persone e di 2.787.000 nell’area euro. Guardando oltre oceano,  l’Eurostat ricorda anche i dati di Stati Uniti e Giappone: in Usa, il tasso di disoccupazione in dicembre è stato pari al 10%, in Giappone del 5,2% in novembre. 
 

Quanto all’ Italia, secondo Istat, i senza lavoro sono l’8,5% del totale.  Un dato in crescita rispetto a novembre (8,3%) e soprattutto rispetto al dicembre dello scorso anno (7%) cui va aggiunta anche la quota degli scoraggiati (2,5% circa), di coloro cioè che rinunciano a cercare lavoro, fenomeno che interessa soprattutto il sud. Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a 2 milioni 138 mila unità, in crescita del 2,7 per cento (+57 mila unità) rispetto a novembre e del 22,4 per cento (+392 mila unità) al 2008. I più colpiti nel nostro paese sono i giovani sotto i 25 anni (26,2%) e le donne (10%) mentre gli uomini sopra i 25 anni senza lavoro sono il 7,5%.

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Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni, è pari a 14 milioni 822 mila unità, con una riduzione dello 0,2 per cento (-25 mila unità) rispetto a novembre 2009 e un aumento dell’1,1 per cento (+164 mila unità) rispetto a dicembre 2008. Al desolante panorama occupazionale si sono aggiunti i risultati contenuti nel rapporto Eurispes 2010. Moltissimi i dati e le elaborazioni. Ha certo colpito l’immaginario leggere che dei trenta paesi Ocse i salari italiani sono al 23esimo posto. Con un salario medio netto annuo di 14.700 euro (misurato a parità di poteri d’acquisto) il lavoratore single italiano guadagna circa la metà del suo collega coreano o inglese o svizzero.

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Per il resto dal rapporto tante conferme: gli italiani sono flagellati da affitti altissimi, una famiglia su tre ormai fa fatica ad arrivare a fine mese, e le banche sono la maledizione di tutti, con i loro spread altissimi e la indisponibilità a prestare. Apparentemente positivo invece il bilancio che fa l’istituto sulla crisi italiana. Secondo l’Eurispes la struttura economica regge meglio di altre in Europa alla recessione. Peccato che nessuno, tra i dotati analisti, abbia fatto il collegamento tra il dato sui livelli salariali e quello della natalità imprenditoriale. 

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