25/06/2010

Siracusa, ritrovato calamaro gigante sulla spiaggia

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Una scoperta straordinaria per gli abitanti di Pachino, un paese in provincia di Siracusa. Nella giornat di ieri, sulla spiaggia di Granelli,  è stato ritrovato un calamaro gigante, appartenente a una specie atlantica che si sposta nelle acque del Mediterraneo durante il periodo della riproduzione.
Il "gigante" è stato rinvenuto dagli uomini della Capitaneria del porto di Siracusa, mentre erano impegnati nell'operazione "Mare sicuro 2010".

Il calamaro si è arenato sulla spiaggia, senza più riuscire a spostarsi in acqua. E, al momento del ritrovamento, era già morto. I veterinari dell'Asp hanno accertato le dimensioni del raro esemplare, circa 22 chili per ben 110 centimetri di lunghezza. Il calamaro gigante è, infine, stato consegnato al curatore del Museo civico di Storia naturale di Comiso.

Pantera nera a Palermo: paura fra i residenti

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E' scattata la caccia alla pantera nera per le strade di Palermo. Il felino è stato avvistato da un residente del quartiere Borgo Nuovo tre giorni fa ed è comparso di nuovo giovedì pomeriggio. Il gruppo forestale ha subito dato il via alle ricerche, per ciu sta utilizzando anche un elicottero con cui sorvola la città.

Secondo i primi accertamenti delle forze dell'ordine, sembera che l'animale sarebbe fuggito dal giardino dell'abitazione di un appassionato di animali esotici, che oltre al felino avrebbe anche una scimmia e un grosso pappagallo.

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Nei giorni scorsi sono stati ritrovati a Borgo Nuovo, che si trova alla periferia di Palermo, molti cani e gatti uccisi. Probabilmente è stata proprio la pantera ad aggredirli per sbranarli. Fra i residenti in queste ore sta ovviamente montando un clima di apprensione.

Nella stessa zona della città, alcuni anni fa era stata catturata una leonessa fuggita dall'abitazione di un pellicciaio. In Italia la custodia di felini di grossa taglia è vietata fin dal 1997.

 

21/02/2010

Divorzia e tiene cane, ma per giudice animale va diviso

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E' fuggita con il cane del marito, ma l'animale è in comunione dei beni e dovrà essere "diviso" in maniera equa: sei mesi alla moglie e sei mesi all'ex coniuge. E' un caso accaduto a Taranto, dove il giudice della separazione ha risolto la controversia con una decisione salomonica. Un anno fa Michela, una giovane 28/enne di Taranto che aveva sposato un siciliano ed era andata a vivere a Messina, dopo un matrimonio burrascoso, è fuggita da casa insieme con la sua cagnetta, Akira, un jack russell terrier.

La cagnetta però risulta di proprietà del marito perché a lui è intestato il microchip identificativo. Al marito era rimasta l'altra cagnetta di famiglia, Zara, figlia di Akira. Passato un anno, il marito ha avviato la causa di separazione nella quale ha chiesto la restituzione di Akira. Il giudice ha ritenuto in sentenza che anche il cane, così come la casa i mobili e gli elettrodomestici, è parte della comunione dei beni ed entrambi i coniugi hanno diritto ad accudirlo.

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La signora Michela si è dunque rivolta al Tribunale degli Animali di Aidaa (Associazione italiana difesa animali ed ambiente), che offre un servizio gratuito di consulenza legale, per tentare di trovare una soluzione che porti il marito a riconoscere che Akira è di fatto di proprietà della moglie, per arrivare quindi ad una conciliazione che permetta in maniera bonaria il passaggio di proprietà del microchip. "Il mio ex marito - ha denunciato la signora Michela - usava Akira solo per le mostre, mentre io ero contraria perché per me un animale non deve essere un oggetto. Alla mia cagnetta non ho fatto mancare niente, per me è una figlia vera e il solo pensiero che non la vedrò per tanti mesi mi fa stare malissimo".

La sentenza del giudice di Taranto dal punto di vista normativo è ineccepibile, ma "il giudice - dice all'ANSA Lorenzo Croce, presidente nazionale dell'Aidaa - non ha tenuto conto minimamente dello stato di affezione dell'animale, che pur essendo intestato al marito ha sempre vissuto con la signora Michela. Il provvedimento non tiene conto del fatto che Akira è un essere senziente, e che in quanto tale ha diritto di vivere con chi l'ha sempre amorevolmente curata. Il trattare un cane come un qualsiasi elettrodomestico è quantomeno poco usuale". "Per questo motivo - conclude Croce - sosterremo la signora Michela nella sua richiesta, anche se ci rendiamo conto del fatto che il cane essendo intestato al marito è per la legge di sua proprietà".

19/02/2010

Ossa di centinaia di animali uccisi nelle campagne

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Centinaia e centinaia di carcasse scarnificate. Come sul set di un film dell’orrore. Invece era tutto reale: i teschi e gli scheletri di pecore, capre, bovini e bufale mescolati al pellame e alle interiora, spuntavano ovunque.
La campagna intorno a Caivano, paesino della periferia nord di Napoli, era stata scelta da alcuni macellai abusivi come discarica a cielo aperto per la loro attività illecità.
Ogni giorno caricavano sul furgone o sul trattore le parti del bestiame che non riuscivano a vendere, né sul mercato legale delle carni né su quello clandestino, e le abbandonavano un po’ nel canale Regio Lagno che collega la zona industriale del capoluogo partenopeo a Caserta, un po’ nel campo adiacente: diecimila metri di terra interamente ricoperti di ossa. Così, giorno dopo giorno, insieme ai resti sono aumentati i cattivi odori, le mosche, i gatti e i cani affamati.

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E la carne degli animali che fine ha fatto? Ha trovato posto nei banchi delle macellerie, in alcuni ristoranti della città e anche in qualche supermercato. I carabinieri del Nas di Napoli hanno scoperto e sequestrato, nei primi giorni di gennaio 2010, una villetta e alcune stanze di un altro edificio trasformate in laboratorio dove i titolari macellavano abusivamente centinaia di capi di bestiame, in particolare pecore e capre. Ovviamente, senza nessun rispetto per le norme igenico-sanitarie e men che meno per la conservazione della carne.

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Molto presumibilmente, quindi, le bistecche,le costine e i cosciotti sono finiti, per alcuni mesi, nei piatti degli napoletani.
Com’è stato possibile? Facile: i finti macellai falsificavano i timbri sanitari. E, con gli attestati di controlli in realtà mai effettuati dalle Asl, le carni macellate abusivamente entravo nel circuito legale della vendita. E non che fosse la prima volta. I Nas avevano già sequestrato, qualche settimana prima, gli stessi locali ma i macellai abusivi, sprezzanti del divieto, avevano rotto i sigilli e coperto il provvedimento dell’Autorità giudiziaria affisso al portone d’ingresso con un sacco dell’immondizia.

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Ma il caso del capoluogo campano non è il solo. In poche settimane sono state denunciate, dal Sud al Nord della Penisola, dai carabinieri per la Tutela della Salute 11 macellai abusivi, sequestrati 7 impianti di macellazione e ritirate dal mercato oltre 12 tonnellate di carne lavorata abusivamente.
A Brescia l’attività illegale veniva svolta in un garage tra scooter, biciclette e attrezzi per il bricolage. Assieme ai martelli, chiodi e cacciaviti c’erano anche i coltellacci e i tavoli dove venivano lavorate le carni. Volatili in particolare. I macellai abusivi lombardi ne confezionavano di tutte le specie. Proibite e non. I Nas ne hanno sequestrate solo all’interno del garage oltre 3 tonnellate potenzialmente pericolose per la salute dei consumatori.

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Dalla Lombardia al Veneto. In Provincia di Treviso, il business era la macellazione illegale dei conigli. I titolari di un’azienda agricola si erano “reinventati” macellai e avevano creato in una stanza adiacente alla stalla, un vero e proprio laboratorio per la lavorazione delle carni (e non solo quelle dei conigli): peccato che non avesse nessun requisito sanitario. Durante le perquisizioni sono spuntati da armadi e frigoriferi anche diversi quintali di insaccati e volatili.

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Tornando al Sud, i casi di Catanzaro, Potenza e Salerno. In Calabria sono state messe sosttosequestro 11 tonnellate di salame, mortadella e specialità locali. Le carni, che stavano per entrare nel circuito legale di norcinerie e della ristorazione, erano conservate in un deposito di materie prime utilizzate per la produzione di insaccati che non possedeva nessuna licenza e neppure ambienti idonei alla lavorazione degli animali. Stessa sorte per le carni macellate in condizioni igenico-sanitarie e strutturali precarie, in uno stabilimento di Potenza.

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A Scafati, in provincia di Salerno, invece la Guardia di Finanza ha scovato quattro macellai abusivi che si erano improvvisati anche esperti importatori: acquistavano capi vivi di bestiame dalla Germania, Belgio e Austria che una volta giunti in Italia veninano macellati clandestinamente in capannoni disseminati nelle campagne campane e “piazzati” nel settore del commercio all’ingrosso.
In pochi mesi gli pseudo-macellai sono riusciti a guadagnare “in nero” oltre 90 milioni di euro ed ad evadere 17 milioni di euro di Iva e 78 milioni di base imponibile Irap.

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D’altronde la macellazione abusiva e il contrabbando delle carni è un mercato davvero redditizio. Solamente nei dodici mesi del 2009, stando ai dati del Nas, sono stati sequestrati 305 mila chilogrammi di carne per un valore di oltre 35 milioni e 174 mila euro. Nel corso delle 4.726 ispezioni effettuate lo scorso anno, sono state riscontrate 1.298 infrazioni di carattere penale e chiusi 251 stabilimenti di macellazione, molti dei quali abusivi.

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Neppure il settore della lavorazione degli insaccati è immune da abusivismo o irregolarità nel confezionamento del prodotto: 4, 1 tonnellate di salumi e insaccati sono stati distrutti perché tossici o mal conservati. Dieci in totale gli stabilimenti sequestrati.
 

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17/02/2010

Anziano muore per infarto, il cane lo veglia due giorni

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Muore per strada, stroncato probabilmente da un infarto, e il cane veglia per due giorni il suo cadavere, graffiandogli pare anche le gambe forse nel tentativo di 'svegliarlo'. E' successo a Gaggio Montano, sull'appennino bolognese, vittima un pensionato di 70 anni, Paolo Marino, il cui corpo e' stato ritrovato senza vita dalla figlia che, non avendo sue notize del genitore, era andata a cercarlo. L'uomo viveva solo in una zona isolata del paese: dai primi accertamenti dei carabinieri, la morte risalirebbe a un paio di giorni fa.