15/03/2010

Simon Mago - la vita

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Chi era Simon Mago?

Le prime notizie su Simon Mago le troviamo negli Atti degli Apostoli:

«Or vi era un tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un qualcosa di grande.

Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: Questi è la “potenza di Dio”, quella che è chiamata “la Grande”» (Atti degli Apostoli, 8, 9-10).

Da questo passo si traggono le seguenti conclusioni:

1) Simone, ancora prima di essere battezzato da Filippo, annunciava un insegnamento dal carattere esoterico, secondo cui l’uomo iniziato ai misteri è “potenza di Dio”; il termine “potenza di Dio” attribuito a Simone e a quanti seguivano i suoi insegnamenti denota il carattere antropoteistico della sua dottrina: l’uomo, che partecipa della natura di Dio, diventa “potenza di Dio” quando viene iniziato ai sacri misteri.

2) Simone dava un certo credito alle arti magiche.

Queste due caratteristiche, cioè il carattere esoterico della dottrina di Simone e l’uso delle arti magiche, ci fanno pensare che Simone fosse un “mago” nel senso più arcaico del termine, cioè uno degli ultimi sacerdoti dell’antico zoroastrismo ebraico.

Filippo, autore di un Vangelo gnostico recentemente ritrovato a Nag Hammadi, è giunto in Samaria a diffondere l’insegnamento esoterico di Gesù Barabba, un insegnamento molto simile a quello di Simon Mago anche se più maturo, proprio nello stesso periodo in cui Simone aveva iniziato a diffondere i propri insegnamenti. Simone si è reso conto immediatamente della continuità esistente tra la tradizione di cui egli era portatore e gli insegnamenti di Gesù e ha deciso di abbracciare l’insegnamento salvifico proposta dalla Gnosi cristiana:

«Simone credette anche lui; e, dopo essere stato battezzato, stava sempre con Filippo» (Atti degli Apostoli).

La restante parte di questo passo degli Atti è costituito esclusivamente da una collezione di calunnie rivolte a Simon Mago e, indirettamente, a Filippo.

Queste calunnie sono espressione della lotta tra la comunità essena di Giacomo (la “Chiesa di Gerusalemme”), di cui Filippo - uno dei “superapostoli” di cui parla in maniera sprezzante Paolo - era uno dei principali esponenti, da un lato e Pietro e Paolo dall’altro.

 

 

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Simon Mago a Roma

 

Gli Atti di Pietro ci riferiscono che non molto tempo dopo questi fatti Simone si è recato a Roma, probabilmente mandato da Filippo e da Giacomo nel tentativo di allontanare l’eresia paolina dalla comunità cristiana di quella città.

I principali esponenti della comunità cristiana di Roma, in particolare il senatore Marcello, gli hanno prestato ascolto e, per un certo periodo di tempo, egli ha potuto tranquillamente diffondere l’insegnamento esoterico che aveva ricevuto dall’apostolo Filippo e che egli stesso aveva ulteriormente arricchito.

 

Nerone e la gnosi simoniana

 

Nerone è venuto a conoscenza degli insegnamenti di Simone, come di quelli di Paolo e Pietro, dal senatore Marcello e - come ci rivelano gli Atti di Pietro - finché nella comunità cristiana è rimasto egemone l’insegnamento gnostico di Simone ha deciso di non intervenire.

Negli Atti di Pietro e Paolo è riportata una tradizione antichissima secondo cui Nerone, venuto a contatto con Simon Mago, avrebbe accolto il suo insegnamento gnostico. Naturalmente gli Atti, scritti più di cento anni dopo i fatti, riportano una tradizione che per lungo tempo è stata trasmessa solo per via orale all’interno della comunità cristiana di Roma e che quindi ha subìto notevoli deformazioni soprattutto legate all’intento di demonizzare Simone, i suoi seguaci e lo stesso Nerone. Questa tradizione, come tutte le tradizioni di questo genere, però, ha comunque un fondamento storico reale.

Ecco come gli Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo attribuiti dalla tradizione al senatore Marcello ci descrivono l’incontro tra Nerone e Simon Mago:

«E così la parola giunse al Cesare Nerone il quale ordinò di condurre da lui Simone Mago.

[35] Entrato si pose davanti a lui e, essendogli complice il diavolo, cominciò a cambiare forma tanto che divenne improvvisamente un bambino, poi, dopo un poco un vecchio, e quindi un giovane. A tal vista Nerone ritenne che fosse davvero figlio di Dio» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo, 34-35).

Da questo passo risulta evidente che Nerone riteneva che Simon Mago fosse portatore di un insegnamento divino rivolto a pochi uomini dotati di un cuore divino, i cosiddetti “eletti”. Egli stesso probabilmente sentiva di essere uno di questi uomini di cui parlava Simone portati per natura alla conoscenza del proprio cuore divino. In questo senso, Nerone riteneva che Simone, in quanto portatore di una nuova via alla conoscenza, “fosse davvero figlio di Dio”.

L’aristocrazia senatoria, però, ha visto in questa simpatia di Nerone per l’insegnamento esoterico di Simon Mago un tentativo dell’imperatore di affermare il carattere divino della propria natura spirituale. In effetti, una dottrina come quella di Simone, secondo cui certi uomini depositari di un insegnamento segreto - gli gnostici - partecipavano della natura divina, poteva apparire funzionale al rafforzamento del potere dell’imperatore.

La calunnia rivolta dalla aristocrazia senatoria a Nerone, secondo cui egli si considerava un Dio, affondava le proprie radici nello sgomento che aveva colpito i senatori, quando hanno preso coscienza che l’imperatore aveva abbracciato un insegnamento segreto, la gnosi simoniana, che affermava la natura divina dell’essere umano. Per gli aristocratici, dunque, Nerone vedeva nella dottrina di Simone secondo cui gli uomini pneumatici partecipano della natura divina un modo per affermare la natura divina dell’imperatore, l’”uomo pneumatico” per eccellenza, e una giustificazione teologica del carattere divino del proprio genio. In conclusione, i senatori temevano che Nerone abbracciando la dottrina di Simone giungesse ad affermare che il proprio potere era strettamente legato al carattere divino della propria natura.

In realtà si trattava solo di calunnie: Nerone, un imperatore estremamente moderno per i suoi tempi, si dimostrava semplicemente molto attento ai cambiamenti culturali in atto nella società romana, in cui si stavano diffondendo numerosi culti misterici di origine orientale, diffusi soprattutto tra i militari (si pensi al culto di Mitra) e le classi sociali subalterne. Gli aristocratici vedevano in questi culti un pericolo per i valori tradizionali della società romana e per la propria stessa esistenza in quanto classe sociale dominante.

 

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La morte di Simon Mago

 

Simon Mago nel periodo in cui stava a Roma risiedeva nella casa del senatore Marcello, che in un primo momento era entrato a far parte della comunità cristiana e con ogni probabilità teneva informato Nerone su quanto avveniva all’interno di quella setta, mentre in un secondo momento, sotto la spinta dell’ammirazione dell’imperatore per le idee della gnosi simoniana, era entrato a far parte del gruppo gnostico che faceva capo a Simon Mago.

Ora, Marcello, in un momento di alta tensione politica tra l’aristocrazia senatoria, di cui egli era un importante esponente, e l’imperatore, il cui potere era sempre più vacillante, con l’intento di colpire l’uomo che aveva permesso, a giudizio degli aristocratici, a Nerone di affermare l’origine divina del proprio spirito e del proprio potere, ha fatto bastonare Simon Mago e lo ha consegnato ai cristiani che facevano capo a Pietro e Paolo, che per ordine di Pietro lo hanno buttato giù da una torre:

«E cadde dall'aria spezzandosi una gamba in tre punti. Allora gli tirarono addosso delle pietre e ciascuno se ne ritornò a casa sua; e tutti ormai credettero in Dio.
[3] Uno degli amici di Simone, il cui nome era Gemello, che aveva una moglie greca e dal quale Simone aveva ricevuto molto, sopraggiunse poco dopo da un viaggio e, vedendolo con una gamba spezzata, gli disse: “Simone, se la forza di Dio è spezzata, lo stesso Dio del quale tu sei la forza non sarà forse un'illusione?”.
Ed anche Gemello corse al seguito di Pietro, dicendogli: “Anch'io ti supplico di essere tra coloro che credono in Cristo”. Pietro rispose: “E chi sarà contrario, fratello mio? Vieni e prendi posto tra noi”.
[4] Simone, nella sua sciagura, trovò uomini che lo portarono, su di una lettiga, da Roma ad Ariccia, ove soggiornò e donde fu poi condotto a Terracina presso un certo Castore, che era stato bandito da Roma sotto accusa di magia: qui fu amputato, e qui trovò la sua fine Simone, angelo del diavolo» (Atti di Pietro – Ms. di Vercelli).

La notizia della morte di Simon Mago ha sconvolto Nerone, che ha fatto conservare per alcuni giorni il corpo del grande maestro gnostico in modo tale da potergli rendere le dovute onoranze funebri:

«Nerone […] ordinò di conservare con cura per tre giorni il corpo di Simone» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).

 

La morte di Pietro

 

La cosa più importante, però, è che dagli Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo traspare il motivo della condanna a morte di Pietro.

Nerone ha riconosciuto in Pietro il mandante dell’omicidio di Simon Mago:

«Nerone gli domandò: "Chi ti ha permesso di compiere un tale misfatto?". Pietro rispose: "La sua contenzione, la sua mentalità malvagia e le sue bestemmie lo hanno condotto alla rovina". Nerone disse: "Mi siete persone sospette, perciò vi farò perire malamente". Pietro rispose: "Ciò che avviene non è quanto tu desideri, bensì è necessario che si adempia quanto ci ha promesso Cristo."» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).

La conferma finale del fatto che Pietro è stato condannato per omicidio ci viene dalle parole del prefetto Agrippa:

«Il prefetto Agrippa rispose: "A quanto mi pare, ritengo giusto che a Paolo sia recisa la testa come irreligioso, mentre Pietro, che è anche reo di omicidio, sia innalzato in croce". Nerone rispose: "Hai giudicato egregiamente"» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).

Da un punto di vista politico, per l’aristocrazia senatoria, che aveva consegnato Simon Mago in mano ai cristiani, il linciaggio di Simone rappresentava un attacco all’idea stessa che un uomo, in questo caso l’imperatore, potesse partecipare della natura divina.
Per Nerone il linciaggio di Simone, per i motivi che lo hanno indotto, rappresentava una rivolta contro lo Stato, che doveva essere repressa con la massima durezza.
Lo studio attento delle tradizioni cristiane più antiche riportate negli Atti apocrifi però ci fa trarre la conclusione che la cosiddetta persecuzione dei cristiani realizzata da Nerone sia consistita solo nell’esecuzione di quanti hanno partecipato al linciaggio di Simon Mago, come attestato anche dal seguente passo:

«[2] Ma nella notte vide un uomo che lo fustigava dicendo: "Nerone, tu non puoi ora perseguitare o fare perire i servi di Cristo! Astieniti dunque dallo stendere la mano contro di essi". Spaventato da una tale visione, Nerone lasciò stare i fratelli anche nel tempo in cui Pietro aveva abbandonato la vita» (dal Martirio di Pietro).

La crocifissione a testa in giù di Pietro, ci fa pensare che Nerone lo abbia condannato ad un supplizio degno di uno che capovolge la verità, cioè di un eretico. In effetti, per gli esseni di Giacomo come per gli gnostici di Simon Mago, Pietro era nulla più che un eretico.

 

06/03/2010

Versi Propiziatori

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A te mi rivolgo,
o Grande Ammirabile ed Imperscrutabile Luce,
con grande Fede e umile cuore,
mi abbandono alla tua Bontà,
sperando che mi guidi
e sempre mi ispiri nelle mie azioni.
Ti prego, ti invoco,
per Tua intercessione smuovi gli spiriti
dell'Aria, della Terra, dell'Acqua, del Fuoco,
affinchè possa riuscire in questa delicata,
difficile, magica operazione.
Tu, Grande Essenza Universale,
che dall'alto osservi
la purezza dei miei sentimenti,
la fiducia in te,
la mia discrezione e riservatezza,
apprezza queste qualità che possiedo,
correggimi i difetti che ancora
non sono riuscito a cancellare,
non farne motivo
per negarmi il tuo aiuto,
perfeziona la mia anima,
fammi degno dei doni che gli spiriti
concedono a chi intraprende questa strada
irta di difficoltà e di incomprensione.
Ti ringrazio
e ti ringrazierò sempre con tutta l'anima
dei favori che da te riceverò.
Amen

02/03/2010

I VERSI DORATI - PITAGORA

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Rendi giusti omaggi agli Dei, secondo le leggi;
Rispetta il giuramento, gli eroi e i saggi;
Onora i genitori, i re e i benefattori;
Scegli come amici i migliori tra gli uomini;
Sii gentile e dolce, accomodante negli affari;
Non odiare il tuo amico per piccoli errori;
Servi con tutte le tue forze la giusta causa:
Chi fa tutto ciò che può fa ciò che deve.
Ma devi saper reprimere come un severo maestro,
l'appetito, il sonno, Venere e la collera.
Non venir meno all'onore né da vicino né da lontano,
e devi essere un rigoroso testimone di te stesso.
Sii giusto nelle azioni e non solo nelle parole;
Non dare mai frivoli pretesti al male.
La sorte come ci ha arricchito può renderci poveri;
Ma dobbiamo tutti morire, sia deboli che potenti.
Non essere refrattario alla tua parte di dolore;
Accettane il rimedio utile e salutare,
e sappi che sempre gli uomini virtuosi
sono i meno disgraziati fra i mortali afflitti.
Rassegna il tuo cuore alle proposte ingiuste;
Lascia che la gente parli e segui sempre la tua linea.
ma soprattutto non fare nulla che non sia esempio,
di rettitudine e di utilità.
Fai camminare davanti a te il consiglio che ti rischiari,
affinché dietro non segua l'assurdità.
La stupidaggine è sempre il peggiore dei mali,
e l'uomo senza testa risponde dei propri errori.
non agire senza sapere, e sii zelante nell'apprendere:
dai tempo allo studio che ti darà felicità.
Non tralasciare di curare la tua salute;
Ma prendi il necessario con sobrietà.
Nella vita è permesso tutto ciò che non nuoce;
Sii elegante e puro senza suscitare invidia.
Fuggi sia la negligenza che l'insolente lusso:
Non agire senza pensare a ciò che fai,
e la sera rifletti su tutta la giornata.
Cosa ho fatto? Cosa ho udito? Cosa devo rimpiangere?
Così salirai verso la divina virtù.
O ineffabile Tetractys, ti prendo a testimone.
O fonte inestinguibile delle forze dei tempi;
E tu che sai pregare, quando gli Dei sono con te,
finisci la loro opera e lavora con fede.
Presto e senza fatica arriverai a conoscere
da dove viene, dove va e dove si ferma il tuo essere;
Senza paura e senza desideri saprai i segreti
che la natura nasconde ai mortali indiscreti.
Pesterai sotto i tuoi piedi la debolezza umana
che la fatalità conduce senza scopo e a caso.
Saprai chi conduce l'incerto avvenire,
e quale nascosto demone tiene le fila del destino.
Allora salirai sul carro di luce.
Spirito vincitore e re della materia.
Comprenderai il regno paterno di Dio.
E potrai sederti in una calma eterna.


Pitagora

 

28/02/2010

La ciclicità eterna - Ouroboros

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"Quando vogliono scrivere il Mondo, pingono un Serpente che divora la sua coda, figurato di varie squamme, per le quali figurano le Stelle del Mondo. Certamente questo animale è molto grave per la grandezza, si come la terra, è anchora sdruccioloso, perilche è simile all’acqua: e muta ogn’ anno insieme con la vecchiezza la pelle. Per la qual cosa il tempo faccendo ogn’ anno mutamento nel mondo, diviene giovane. Ma perché adopra il suo corpo per il cibo, questo significa tutte le cose, le quali per divina providenza son generate nel Mondo, dovere ritornare in quel medesimo."

L'Uroboro detto anche: Ouroboros, Ourorboros, Oroborus, Uroboros o Uroborus è un simbolo molto antico che rappresenta un serpente che si morde la coda, ricreandosi continuamente e formando così un cerchio. È un simbolo associato all'alchimia, allo Gnosticismo e all'Ermetismo. Rappresenta la natura ciclica delle cose, la teoria dell'eterno ritorno, e tutto quello che è rappresentabile attraverso un ciclo che ricomincia dall'inizio dopo aver raggiunto la propria fine. In alcune rappresentazioni il serpente è rappresentato mezzo bianco e mezzo nero, richiamando il simbolo dello Yin e Yang, che illustra la natura dualistica di tutte le cose e soprattutto che gli opposti non sono in conflitto tra loro.