03/10/2010

Acebook e la truffa del bottone "non mi piace"

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Gli utenti di Facebook lo chiedevano da tempo. E il bottone “dislike”, quello che consente di prendere le distanze da un contenuto non gradito, sembrava  finalmente essere arrivato. Sembrava appunto, perché non è vero ed è  una truffa (al momento solo in lingua inglese) per diffondere i dati sensibili degli utenti alle aziende interessate. L’allarme, insieme all’avviso a non installare l’applicazione viene dalla Sophos, una società di sicurezza informatica britannica. Peccato, però, che l’appeal della funzione, almeno per gli utenti inesperti, sia irresistibile.

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Il problema sta nel fatto che Facebook,  allo stato attuale, non prevede il “dissenso”. L’utente davanti ad un qualsiasi contenuto può scegliere tra il silenzio o il “mi piace”. Poco importa che la notizia da commentare sia, per esempio, quella di uno stupro o di un omicidio. Non solo: l’azienda fa sapere che aggiungere un bottone di “non mi piace” non rientra affatto nei loro piani. E non è certo un problema tecnologico, quanto una scelta consapevole per evitare polemiche e boom di segnalazioni di uso inappropriato del sito.

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Ma scrivere un’applicazione non ufficiale per Facebook non è esattamente una cosa da genio dell’informatica e quindi il bottone “dislike” è arrivato. Peccato che si tratti di un malware, un programma ‘malevolo’ che dirotta il pc su siti terzi e favorisce lo spamming pubblicitario. Il risultato è che l’ignaro utente che vuole dissentire, ingannato anche da un messaggio pubblicitario che lo spaccia per un’applicazione ufficiale quando non è vero,  si ritrova account e computer infettati.

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In attesa di capire quanto possa essere dannoso per i nostri pc il consiglio è uno e uno solo: non premete quel bottone.

 

19/02/2010

Attacco hacker a 2.500 aziende in 196 paesi

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Oltre 75.000 tra computer e server di circa 2.500 aziende violati in 196 Paesi: è il bilancio del più grande e sofisticato attacco hacker mai registrato sino ad oggi. Lo rivela il Washington Post. L'attacco telematico è stato scoperto da una ditta della Virginia, la Netwitness, ed è iniziato alla fine del 2008. La scoperta è avvenuta il mese scorso: sono state prese di mira email, dati aziendali, carte di credito, le credenziali di accesso dei dipendenti delle aziende della sanità e della tecnologia. Tra i Paesi più colpiti da una rete di hacker est-europei figurano gli Usa, il Messico, l'Arabia Saudita, l'Egitto e la Turchia.

L'intrusione è stata scoperta il 26 gennaio scorso da Alex Cox, un ingegnere di NetWitness: l'esperto ha individuato il cosiddetto Kneber bot, un sistema interlacciato di almeno 20 server e computer gestito da un gruppo di hacker localizzati nell'Est Europa, che avevano creato un centro di controllo in Germania. Secondo gli esperti, gli attaccanti sono riusciti a far scaricare ad ignari dipendenti di molte aziende dei software da siti controllati dagli stessi hacker, oppure inviando mail infette che hanno aperto loro le porte dei sistemi informatici di migliaia di aziende. Per l'intrusione è stato utilizzato uno tra gli spyware più insidiosi, denominato ZeuS.

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Secondo il Wall Street Journal, l'attacco ha colpito anche dieci agenzie governative statunitensi. In almeno un caso, ha scoperto NetWitness, gli hacker sono riusciti ad entrare in possesso dei dati di accesso email di un soldato. Un portavoce del Pentagono sentito dal quotidiano Usa ha detto che i militari non sono usi commentare specifiche minacce o intrusioni. Tra le aziende colpite, i giganti farmaceutici Merck & Co. e Cardinal Health Inc., che hanno confermato l'attacco, ed altri colossi come la Paramount Pictures - che ha rifiutato di commentare l'episodio. La NetWitness, guidata da un ex ufficiale dell'aviazione americana, Amit Yoran, si occupa di sicurezza telematica e fornisce i propri servizi ad agenzie governative e a numerose aziende.