20/11/2011

Maradona piange la madre. E' morta "Dona Tota"

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Si è spenta ieri a Buenos Aires la mamma di Diego Armando Maradona. La signora Dalma Salvadora Franco soffriva da tempo di problemi cardiaci che negli ultimi mesi la costringevano spesso al ricovero d’urgenza presso l’ospedale, l’ultima crisi però è stata letale per via dell’insufficienza renale che ne ha poi causato il decesso.

Il Pibe de Oro legatissimo “Dona Tota” appena saputo delle precarie condizioni di salute della madre è partito da Dubai per raggiungere l’Argentina ma non è riuscito a dar l’ultimo saluto alla madre. Maradona da maggio 2011 è alla guida dell’Al Wasl di Dubai e capito della gravità del problema ha preso un volo ma mentre ancora era in viaggio è iniziata a circolare la voce sul decesso poi confermato dai sanitari dell’ospedale di Buenos AIres “a causa di un arresto cardiaco mentre la paziente, assistita da un respiratore artificiale, veniva sottoposta a trattamento di dialisi”.

I tantissimi fan e amici di Maradona appena saputa la notizia hanno riportato il proprio cordoglio attraverso i social network.

Saif Gheddafi: "Sparatemi in testa subito"

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"Uccidetemi con una pallottola in testa e portatemi morto a Zenten". Con queste parole Saif al Islam, ultimo dei figli dell'ex rais, si è rivolto ai componenti della brigata che l'hanno catturato nel sud della Libia. A raccontarlo è Al Ajmi al Atiri, capo della brigata di Zenten che ha fermato il fuggitivo "senza spargimento di sangue". "E' stato arrestato nel deserto", afferma Al Ajmi al Atiri descrivendo Saif come "spaventato" alla cattura.

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"Abbiamo avuto delle informazioni riguardo Saif - prosegue la stessa fonte - che ci ha assicurato che lui aveva intenzione di riparare in Niger. Siamo partiti con due gruppi, uno da Zenten e l'altro da Barguen nel sud. Abbiamo preparato un'imboscata e atteso il loro arrivo". Il responsabile della brigata precisa di avere fermato una vettura con a bordo sei persone tra le quali "anche Saif" e che, dopo una "leggera resistenza", la vettura è stata fermata e tutte le persone a bordo sono stati arrestate.

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Stando al racconto di al Atiri i prigionieri sono stati poi trasferiti nel quartier generale del gruppo a Ubari, dove sono stati guardati a vista per tutta la notte. "Visto che la situazione non era completamente sicura, si è deciso allora di chiamare l'aviazione civile e di trasferire Saif a Zenten", a 170 km a sud-ovest di Tripoli. "Contrariamente a quanto dichiarato da alcuni media, non ci ha offerto del denaro, ma ci ha solo chiesto di sparagli un colpo alla testa e di portarlo morto a Zenten", continua la stessa fonte riportando quanto detto dallo stesso Saif al momento del suo arresto.

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"Ha raccontato di essere rimasto ferito durante un bombardamento della Nato, aveva infatti tre dita mozzate", continua la fonte, mentre secondo alcuni capi militari delle nuove autorità libiche, il figlio dell'ex rais libico è rimasto ferito nel bombardamento del suo convoglio mentre stava abbandonando Bani Walid dopo la caduta della roccaforte filo-gheddafiana a metà ottobre.

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"Una volta atterrato l'aereo a Zenten, una folla di combattenti e di curiosi si è assemblata davanti l'aereo per filmare o fotografare Saif. Lui è apparso davanti a tutti, in buona salute, malgrado le ferite alla mano, senza alcuna espressione negli occhi, con la barba color sale e pepe, un turbante sulla testa e abbigliato con un lungo mantello marrone", riferiscono alcuni testimoni.

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"Adesso si trova in un luogo di sicurezza - precisa il capo della brigata Al Ajmi al Atiri, aggiungendo che il suo gruppo non aveva come obiettivo la cattura di Saif, ma mantenere la sicurezza nel triangolo fra il Ciad e il Niger e l'Algeria. Il premier libico da parte sua assicura che il prigioniero si trova "sotto il controllo dei combattenti di Zenten" che l'hanno catturato.

19/11/2011

In Siria c'è la guerra civile. Se ne sono 'accorti' pure Russia e Lega Araba

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Continuano le rivolte popolari in Siria, iniziate nel Dicembre scorso con la grande ondata di proteste e d’agitazioni delle popolazioni dei paesi nordafricani, e si aggravano con i fatti accaduti in questi ultimi giorni che confermano la tesi che ipotizzava l’instaurarsi di una vera e propria guerra civile in Siria.

Il regime di Bashar Al Assad, l’attuale presidente della Siria, è stato sfidato nuovamente dai militari ribelli siriani, organizzatisi in un movimento di liberazione nazionale, chiamato “Free Syrian Army”, ed hanno attaccato una base di intelligence dell'esercito di Damasco, a Maara al-Numan.

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Questa è stata la prima volta in cui una forza militare siriana anti-regime, costituita da connazionali insorti, ha avuto modo di sferrare un pesante attacco al governo autoritario della famiglia Assad.

Il risultato che emerge chiaramente dall’attacco di due giorni fa ad opera dei ribelli siriani, attesta l’alto livello della loro organizzazione militare e la loro capacità di sfidare l’esercito ufficiale di Assad. Altri attacchi armati sono avvenuti proprio nei giorni scorsi ed hanno avuto come obiettivo principale le sedi delle ambasciate del Qatar, degli Emirati Arabi Uniti e del Marocco.

Protagonisti di questi ultimi assalti alle sedi di rappresentanza internazionale di Damasco sostenitori attivi del presidente siriano, in seguito alla decisione presa dalla Lega Araba di sospendere la Siria, minacciando il governo di Damasco con sanzioni economiche qualore il piano di pace dell'organizzazione panaraba, formalmente accettato dalle autorità siriane il 2 novembre scorso, non fosse rispettato.

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Cresce insomma la pressione sul regime di Bashar al-Assad, sempre più isolato, mentre il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, avverte che la situazione appare sempre più simile a quella di “una guerra civile”. La rivolta in Siria non è affatto una semplice ed esclusiva repressione di una rivolta popolare all’insegna della libertà e della democrazia.

E’ soprattutto la nascita di una vera guerra civile, ove coloro che si oppongono al regime militare al potere reagiscono ormai alla violenza con violenza, assaltando e dando alle fiamme sedi di tribunali, carceri, caserme militari e commissariati di polizia, uccidendo soldati, agenti delle forze dell’ordine e i “collaborazionisti” del potere di Assad. Come mai gli Stati occidentali non intervengono militarmente per salvaguardare la popolazione siriana dai cosiddetti crimini contro l’umanità?

Perché non vengono concretamente messe in atto delle misure che evitino questi genocidi, e tutelino in questo modo i tanto amati diritti dell’uomo e del cittadino? Cosa sta aspettando il neo paladino della giustizia e liberatore di popoli, il presidente francese Nicolas Sarkozy, nell’avanzare in prima linea, da buon fante, in Siria come ha fatto in Libia per salvare le popolazioni e far cadere un regime dittatoriale e sanguinario?

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“La Siria non è la Libia, – disse qualche tempo fa Bashar Al Assad – non faremo la loro fine e qui da noi non si ripeterà lo scenario libico.” Assad quel giorno sapeva cosa stava affermando e aveva proprio ragione, come dimostrano i fatti. Mai parole furono più vere. Il perché dell’adozione della politica del non intervento da parte dell’Occidente sta nell’importanza politica ed economica che questo Paese, la Siria, ha e ricopre.

Se si intervenisse militarmente in Siria, tutta l’area del Medio Oriente subirebbe un grandissimo terremoto che causerebbe la rottura di esplicite ed insospettabili alleanze, e di molti accordi economici taciti. Inoltre Bashar Al Assad può contare su alleati potenti all’interno e all’esterno della regione siriana, tra i quali l’Iran, il supporto fornitogli dagli Hezbollah e dagli estremisti fanatici di Hamas, la Russia, la Cina e molti paesi del sud America.

Queste alleanze sono ben note ai paesi membri del Patto Atlantico, e questo deterrente si aggiunge a quello che l’esercito siriano è di gran lunga più forte di quello libico, e non è frammentato e disorganizzato come quello di Gheddafi. Infatti le forze armate siriane sono tra le più numerose, meglio equipaggiate e addestrate dell’intero Medio Oriente. La Siria, oltre a ciò, è in possesso anche di armi chimiche e biologiche e le sue armate paramilitari sono tra le più consistenti del mondo.

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Ecco svelate le motivazioni per le quali non è facile considerare l’opzione di intervenire militarmente in Siria, sottolineando inoltre il fatto che non sarebbe una guerra lampo quella che si andrebbe a realizzare, e ciò comporterebbe molti costi, anche in termini di vite umane, da sostenere tra l’altro in un periodo non proprio florido, economicamente parlando, in cui le finanze occidentali sono per lo più in ginocchio e in “guerra” l’un l’altra.

Nutella multata: la replica di Ferrero

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Ferrero si rammarica - si legge in comunicato della società - che l'Alta Corte Regionale di Francoforte si sia pronunciata con conclusioni diverse dalla Corte di primo grado sull'etichettatura del vasetto di Nutella in Germania. Su queste basi si appellerà alla Corte Federale. La Società rimane convinta che l'etichettatura attuale sia chiara  e comprensibile nei suoi contenuti, rispettando tutte le indicazioni legali.

Comunque siccome per Ferrero la soddisfazione del consumatore ha massima priorità, e i valori della Società sono improntati a responsabilità e chiarezza, la stessa ha deciso di aggiungere volontariamente tutti i dati nutrizionali sia per 100 grammi che per porzione. La decisione sarà operativa dalla fine del 2011, anche se nel corso di una fase transitoria  vi saranno ancora vasetti etichettati nella versione precedente fino ad esaurimento delle scorte.

Corte tedesca: "La Nutella è bugiarda, cambi etichetta"

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La Ferrero dovrà cambiare tutte le etichette su tutti i barattoli di Nutella esistenti sul territorio della Germania. Se non lo farà, verrà multata di 250 mila euro per ogni etichetta non corretta trovata. Questa la severa sanzione decisa dal Tribunale di Francoforte, in merito ad un ricorso presentato dall'associazione consumatori.

Sotto accusa uno "sdoppiamento" che c'è nell'etichetta: grassi e zuccheri sono segnati relativamente a 15 grammi; vitamine e proteine, situati in una diversa zona dell'etichetta, sono relativi a 100 grammi di prodotto. E' chiaro, ha sostenuto l'associazione consumatori, che l'acquirente, nella fretta del supermercato, possa non notare che si tratta di due misurazioni differenti e credere che il prodotto è ricco di vitamine e proteine e povero di calorie e grassi.
Ma la società ha negato che ci sia una volontàdi ingannare i consumatori tedeschi e hanno annunciato ricorso.