19/11/2011

I poster di Benetton fanno irritare anche la Casa Bianca

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Baci e abbracci firmati Benetton, con una carrellata di immagini da scuotere mezzo mondo. E' scesa in campo persino la Casa Bianca dopo l' uscita della nuova campagna pubblicitaria del gruppo trevigiano. Scatti provocatori come un bacio (finto) tra il presidente Barack Obama e il suo omologo cinese Hu Jintao, oltre al venezuelano Hugo Chavez, hanno suscitato esplicite parole di disapprovazione da parte del portavoce Erik Schultz contro «l' uso a fini commerciali dell' immagine del presidente Usa». Dura, e con maggiori conseguenze pratiche, la reazione causata dal fotomontaggio contestato di un contatto ravvicinato fra Benedetto XVI e l' imam del Cairo: nonostante l' immagine sia stata ritirata dall' azienda, ieri la segreteria di Stato vaticana ha incaricato «i legali di intraprendere, in Italia e all' estero, le opportune azioni al fine di impedire la circolazione, anche attraverso i mass media, del fotomontaggio nel quale appare l' immagine del Santo Padre con modalità, tipicamente commerciali, ritenute lesive non soltanto della dignità del Papa e della Chiesa cattolica, ma anche della sensibilità dei credenti». L' Osservatore Romano oggi lo sintetizza così: «In nome del profitto un insulto ai credenti». Critiche anche dal Cairo dove è intervenuto Mahmud Azab, consigliere del grande imam per il dialogo interreligioso: Al-Azhar (la moschea) «non sa ancora se questa immagine merita una risposta, tanto è poco seria». Voleva essere «Unhate» (non odio) la campagna di Benetton, come dovrebbe spiegare il termine inglese con il quale gli ideatori hanno voluto esporre lo scopo «sociale» delle immagini. Ma la provocazione sembra aver ottenuto il risultato opposto.

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Indignazione sul fronte cattolico anche in Francia dove è addirittura scesa in campo Christine Boutin, candidata dei cristiano-democratici alle presidenziali del 2012, che ha lanciato un invito: «Sono scioccata da quelle foto. Benetton è abituato a questo tipo di cose, ma sembrava che si fossero calmati. Ora dico che bisogna boicottare Benetton». Dopo la decisione di ritirare la foto del Papa a seguito delle proteste vaticane, Benetton fa sapere che lo scopo è di non alimentare la polemica, nello spirito, appunto, dell' operazione «Unhate». Riflettori spenti, invece, sul bacio tra la cancelliera Merkel e l' ex premier Berlusconi: l' immagine non è stata più utilizzata dopo la notizia delle sue dimissioni. Grazia Maria Mottola RIPRODUZIONE RISERVATA **** La foto mai uscita Faceva parte della nuova (e criticata) campagna pubblicitaria di Benetton contro l' odio. Ma la crisi di governo e le dimissioni di Berlusconi hanno portato al ritiro del fotomontaggio - scovato dall' Espresso - del bacio tra l' ex premier e la cancelliera Angela Merkel.


Autore: Mottola Grazia Maria
Fonte: corriere.it


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17/11/2011

Pallottole contro la Casa Bianca, arrestato giovane sospetto

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E' stato arrestato l'uomo sospettato di essere collegato alle due pallottole sparate contro la Casa Bianca. Si legge sul sito di Politico. E' stato fermato in Pennsylvania l'uomo di 21 anni, nei confronti del quale era stato diffuso un mandato di arresto per essere sospettato di essere coinvolto in una sparatoria avvenuta venerdì notte quando alcuni colpi sono stati esplosi da un'auto in corsa lungo Costitution Avenue, vicino all'ingresso del parcheggio dei dipendenti della Casa Bianca protetto dagli agenti del Secret Service.

L'annuncio dell'arresto dell'uomo arriva dopo che il Secret Service, il corpo a cui è affidata la protezione del presidente e della sua famiglia, ha fatto sapere che sta indagando se questa sparatoria sia collegata ai fori di due diverse pallottole trovate quattro giorni dopo alla Casa Bianca. Una di queste pallottole avrebbe provocato un'incrinatura nei vetri blindati di una delle finistre del piano dove vive il presidente che, bisogna ricordare, dallo scorso fine settimana è in viaggio, prima alle Hawaii e ora in Australia.

19/02/2010

Cina: incontro Obama-Dalai Lama ha danneggiato rapporti Usa-Cina

 

 

La Cina ha accusato il presidente Usa Barack Obama di aver "seriamente danneggiato" i rapporti diplomatici tra le due superpotenze ospitando il Dalai Lama e ha fatto sapere che è ora compito di Washington farli migliorare.

Obama ha incontrato ieri alla Casa Bianca il Dalai Lama, leader tibetano in esilio, nonostante la possibilità che questo incontro potesse acuire ulteriormente le tensioni con Pechino, già alte su temi come la vendita di armi da parte degli Stati Uniti a Taiwan, le politiche monetarie cinesi e le dispute su commercio e internet.

"Le azioni degli Usa equivalgono ad una seria interferenza in questioni di politica interna della Cina, e hanno seriamente ferito i sentimenti del popolo cinese e gravemente danneggiato le relazioni Cina-Stati Uniti", ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Ma Zhaoxu.

Gli Usa dovrebbero "immediatamente prendere delle contromisure per scongiurare gli effetti maligni", ha spiegato Ma.

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"Facciano azioni concrete per promuovere un proficuo sviluppo delle relazioni tra Cina e Stati Uniti".

Il vice-ministro degli Esteri cinese, scrive l'agenzia stampa ufficiale Xinhua, ha "presentato le sue solenni rimostranze" all'ambasciatore Usa Jon Huntsman.

Pechino accusa il Dalai Lama di alimentare i disordini per favorire la separazione del Tibet dalla Cina. Il leader tibetano, invece, ha sempre sostenuto che la regione vuole solo maggiore autonomia.

Questo incontro, però, potrebbe complicare i piani di Obama, che sta cercando l'appoggio di Pechino sia per quanto riguarda le sanzioni da imporre all'Iran per quanto riguarda il programma nucleare, sia per un accordo definitivo sulle emissioni di carbonio.

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"Questo non è il primo incontro tra un presidente Usa e il Dalai Lama, ma entrambe le parti erano a conoscenza della prevedibile reazione cinese", ha commentato Jin Canrong, esperto di relazioni diplomatiche Usa-Cina all'Università Renmin di Pechino.

"Ma penso che sia presto per dire che le tensioni sono superate. Ci sono ancora temi come la vendita di armi a Taiwan, il commercio e la politica monetaria cinese che possono acuire questa tensione".

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02/01/2010

Obama: "C'è Al Qaeda in Yemen"

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C'è la branca yemenita di Al Qaeda dietro il fallito attentato sul volo Delta di Natale. Il presidente Obama lo ha esplicitamente detto nel discorso radiotelevisivo settimanale fatto da Honolulu, dove il presidente è in vacanza e pubblicato dal sito della Casa Bianca. Nel suo intervento, intitolato «passi fatti per proteggere la sicurezza del popolo americano», ha anche detto che «tutti i coinvolti» ne pagheranno le conseguenze.

Il presidente, che nei giorni scorsi ha avviato una indagine sulle falle della sicurezza interna, ha detto che farà sì che «servizi di informazione, forze di polizia e agenzie di sicurezza interna abbiano gli strumenti e le risorse delle quali hanno bisogno per mantenere l'America sicura». «Questo - ha aggiunto - include garantire che queste strutture (e le persone che vi lavorano) si coordinino efficacemente e che ognuna sia tenuta a rispondere a ogni livello». Ha però anche ricordato le sette vittime della Cia nell'attentato dei giorni scorsi a Kabul. Parlando del nigeriano autore del fallito attentato ha detto: «Sappiamo che veniva dallo Yemen, un paese in preda a una grande povertà e a insurrezioni sanguinose. Risulta che abbia aderito a una branca affiliata ad Al Qaida e che questo gruppo della penisola araba l'abbia addestrato, equipaggiato con gli esplosivi e diretto per l'attacco a questo aereo in rotta verso l'America».

Obama ha quindi ricordato che «al momento del giuramento prese l'impegno di mantenere l'America sicura e continuiamo a tenere sotto pressione senza tregua gli estremisti ovunque essi siano e si addestrino, dall'Adrica Orientale al sudest asiatico, dall'Europa al Golfo Persico».