06/03/2010

Usa: sparatoria a Pentagono, ucciso attentatore

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Un uomo che aveva ingaggiato una sparatoria ferendo due agenti della sicurezza del Pentagono, il dipartimento della Difesa Usa, mentre cercava apparentemente di penetrare nel gigantesco complesso da un'entrata accanto a una stazione della metropolitana, è morto in seguito alle ferite riportate.

Lo hanno riferito le autorità e i media. L'uomo armato, dicono alcuni media, si chiamava John Patrick Bedell, veniva dalla California e aveva 36 anni.

Gli agenti feriti non sarebbero in pericolo di vita, ha detto il Pentagono in un comunicato.

L'uomo "camminava molto tranquillamente", ha detto ai giornalisti il capo della polizia del Pentagono, Richard Keevill. "Sul volto non c'era alcuna emozione".

Invece di presentare un pass per il Pentagono, che serve per entrare nel quartier generale della Difesa, l'uomo ha estratto un'arma, ha detto Keevill. Nella sparatoria sono rimasti coinvolti tre agenti della sicurezza, due dei quali sono rimasti feriti.

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Secondo diversi media, l'uomo armato è morto successivamente a seguito delle ferite riportate.

La stazione della metro è adiacente all'entrata principale del Pentagono ad Arlington, in Virginia, dall'altro lato del fiume Potomac rispetto a Washington.

Tutti gli accessi al complesso sono stati chiusi dopo la sparatoria, avvenuta alle 18.40 (l'1.40 di questa notte in Italia) per essere poi riaperti più tardi, a parte quello vicino alla stazione della metropolitana.

26/02/2010

Con la sua ultima telefonata salva quattro italiani

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KABUL (26 febbraio) - Grazie alla sua ultima telefonata, fatta alla polizia afghana mentre era in corso l'attacco kamikaze al Park Residence a Kabul, l'agente segreto Pietro Antonio Colazzo, ha salvato la vita ad altri quattro italiani. A riferirlo è il capo della polizia afghana generale Abdul Rahman.

«Ci ha fornito informazioni precise grazie alle quali la polizia è stata in grado di portare al sicuro, sani e salvi, altri quattro italiani», ha detto Rahman definendo Colazzo un «uomo coraggioso». Colazzo, cliente del Park Residence era al telefono con la polizia di Kabul per fornire la posizione degli assalitori quando è stato colpito mortalmente da uno di loro, ha spiegato il generale Rahman.

19/02/2010

Odia il fisco, con l'aereo si schianta contro l'edificio delle Finanze

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Ieri l'America ha sofferto un altro attacco terroristico sul suo territorio ispirato per la dinamica a quello dell'11 settembre: un Piper, un piccolo aereo da turismo, si è schiantato contro un palazzo del fisco americano (Irs) a Austin in Texas. Bilancio dell'azione kamikaze: un morto (il pilota), un disperso e due feriti. C'è una differenza sostanziale rispetto al 2001: a organizzare l'azione spettacolare non sono stati dei fondamentalisti islamici, è stato un americano doc, Joseph A. Stack III. Un attacco interno dunque, premeditato, dal quale vi saranno profonde conseguenze politiche.

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Proprio ieri a Washington si è riunito il movimento della destra americana, 10mila persone, con star dei talk show televisivi come Jeff Beck di Fox News, e per la prima volta con una forte presenza dei Tea Parties, il movimento di protesta nazionale della nuova destra che invoca una dura lotta attiva contro il ritorno dello stato negli affari del giorno per giorno e contro il pericolo di aumenti fiscali. Il movimento non ha mai incoraggiato atti terroristici, ma ha semper usato una retorica infiammata che può aver fatto facile presa su un uomo come Stack, un consulente informatico di 53 anni che aveva più volte espresso il suo dissenso in lunghe diatribe su internet contro l'oppressione delle tasse e del governo federale. Il suo messaggio prima dell'azione: «Sono finalmente pronto a por fine a questa follia. Bene, Grande Fratello uomo dell'Irs, proviamo a fare qualcosa di diverso: prendi il mio chilo di carne e dormi bene» si legge nella nota ottenuta dal quotidiano Austin Statesman.

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Stack se la prende con tutti: oltre che con l'Irs, con le esenzioni fiscali «che hanno reso istituzioni come la volgare Chiesa Cattolica così incredibilmente ricca» e con gli executive di Gm e gli altri «furfanti» di Wall Street prima di affermare di «averne avuto abbastanza».
La dinamica dell'attacco ha riportato alla mente lo schianto sul Pirellone, il 18 aprile 2002: l'imprenditore Luigi Fasullo finì con il suo monomotore contro il grattacielo di Milano uccidendo due impiegati oltre a se stesso.

Ad Austin, in mattinata, Stack lascia lo scritto, pieno di invettive. Poi dà fuoco alla sua casa. All'interno ci sono ancora la moglie e la figlia che vengono salvate da un vicino. A quel punto Stack si reca in un piccolo aeroporto alla perfiferia di Austin dove abita a circa 60 chilometri dalla città, ruba un Piper che aveva già identificato, decolla e si dirige verso il palazzo federale che ospita oltre alla sede regionale del fisco anche altri uffici privati. Vicino c'è l'ufficio dell'Fbi e un altro ufficio che ospita la Cia. Poi l'impatto. Lo squarcio all'inizio è modesto, subito dopo scoppia un forte incendio.

 

04/01/2010

BOMBA A REGGIO: PG, "ATTACCO ALLA PROCURA"

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REGGIO CALABRIA 3 GEN- Due uomini col volto coperto da caschi da motociclista hanno collocato l'ordigno al portone della Procura generale di Reggio Calabria. 'Dalla telecamera di servizio - ha detto il procuratore generale Salvatore Di Landro - e' stato possibile notare che due individui, che indossavano i caschi e che sono giunti a bordo di un motorino, hanno depositato l'ordigno composto da una bombola di gas e da materiale esplodente'. 'E' un attentato diretto agli uffici della procura generale'.

02/01/2010

Pakistan, i funerali dopo l'attacco al campo sportivo

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Si sono svolti i funerali delle vittime dell’attacco terroristico di venerdì in Pakistan. Sono almeno 95 i morti nell’esplosione di un’autobomba all’ingresso di un campo sportivo dove si svolgeva una partita di pallavolo. L’azione viene attribuita ai taleban collegati ad al Qaeda.

L’attacco è stato messo a segno a Lakki Marwat, un centinaio di chilometri dalla capitale Islamabad ed è il terzo più sanguinoso contro civili nella storia recente del Paese.

Decine i feriti ricoverati negli ospedali della zona.

“Le autorità non si sono comportate come avrebbero dovuto – dice un giovane ferito – Nessuno è venuto ad aiutarci. Il governo dovrebbe prendersi cura delle famiglie delle vittime e aiutarle anche a ricostruire le loro case”.

L’ondata di violenza in Pakistan sta conoscendo un’ulteriore intensificazione da quando il governo ha scatenatio un’offensiva contro i taleban nella loro roccaforte del Waziristan del sud, al confine con l’Afghanistan.