19/11/2011

Melania Rea: Parolisi dal carcere, "Processatemi!"

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«Processatemi». Salvatore Parolisi rompe ancora una volta il silenzio e manifesta, all'avvocato Nicodemo Gentile, il desiderio di voler andare dritto al processo. Il legale di fiducia di Parolisi ha lasciato il carcere di Teramo intorno alle 13 di oggi. Era entrato alle 10 circa e per tre ore si è intrattenuto con il caporalmaggiore in carcere con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato della moglie Melania Rea, avvenuto il 18 aprile scorso alle Casermette di Ripe di Civitella. Fisicamente Parolisi sta bene.

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«E' molto determinato sulla sua posizione processuale ed è forte emotivamente dice Gentile. E' motivato a combattere la battaglia legale per dimostrare la sua innocenza ma quando si parla della figlia viene sopraffatto dalla sconforto. Vuole vederla, ha bisogno di vederla. Mi ha ripetuto durante il colloquio di volere il processo. Parolisi», racconta ancora Nicodemo Gentile, «non riesce a comprendere perché debba restare in carcere senza che a suo carico sia emerso alcun elemento di colpevolezza, alcuna nuova prova che lo inchiodi. Quello del marito di Melania Rea è un ragionamento atecnico che si scontra però con la procedura».

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«Teramo sta facendo come Ascoli», dice ancora l'avvocato Gentile, «riportando il contenuto del lungo colloquio con il suo assistito. Sta ascoltando le stesse persone, anche più di una volta. Salvatore si domanda a questo punto perché non si stiano facendo indagini a 360 gradi. E' amareggiato dal fatto che vengono fuori nuove prove che non sono a suo carico e che quindi esiste qualcosa di alternativo che non si
vuole seguire. Secondo Parolisi, il pericolo di inquinamento delle prove che è alla base della sua detenzione, non ci sarebbe perché le indagini, a suo parere, sono concluse e non danno alcuno slancio nuovo all'inchiesta».

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«Non c'è stato alcun elemento nuovo a carico del nostro assistito», conclude Gentile che con Valter Biscotti difende il sottufficiale della caserma di Ascoli Piceno, «nemmeno tra i 250 reperti al vaglio del Ris di Roma. E' stucchevole per Salvatore ascoltare il solito valzer sulla relazione con Ludovica perché altro non esiste su di lui».

Quanto all'appuntamento con la Cassazione previsto per il 28 novembre, giorno in cui si saprà se Salvatore tornerà libero, Gentile aggiunge: «Siamo avvocati con i piedi per terra ed accetteremo qualsiasi esito derivi dal giudizio della Suprema Corte. Puntiamo la nostra difesa su obiezioni tecniche non elemosiniamo giustizia. Quanto allo stato economico, «Parolisi ha subito la decurtazione dello stipendio ma - spiega infine Gentile - ha una famiglia che lo sostiene e lo aiuta».


Fonte: ilcentro, teramo
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26/01/2010

Caos a Bologna, Delbono si dimette

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BOLOGNA - Alla fine si rimangia la parola e cede. Incontri in mattinata a Palazzo D'Accursio poi l'annuncio ufficiale: Delbono si dimette. Il primo a dirlo è il capogruppo del Pd in Consiglio comunale Sergio Lo Giudice (appena uscito dalla riunione), poi è lo stesso primo cittadino a dare le proprie dimissioni di fronte ai consiglieri comunali: "Mi dimetto, ma i tempi e i modi saranno stabiliti con responsabilità".

Il sindaco di Bologna fa dietrofront rispetto a quanto dichiarato solo due giorni fa, all'uscita dalla Procura di piazza Trento e Trieste: "Non mi dimetterò - disse allora dopo cinque ore a colloquio con i pm - nemmeno se sarò rinviato a giudizio". Il fascicolo in questione è quello sul cosiddetto Cinzia-gate, sul presunto utilizzo di denaro della Regione a uso privato: viaggi e spese con l'allora compagna e segretaria Cinzia Cracchi. Le accuse formulate sono di peculato, abuso d'ufficio e in seguito si è aggiunta anche la truffa aggravata.

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Passano due giorni da quel lungo interrogatorio e il sindaco Delbono annuncia di aver preso la decisione di dimettersi "senza consultare Errani o Prodi". Il primo, presidente della Regione Emilia-Romagna, lo giudica "un gesto di rispetto verso la città". Per Romano Prodi, che di Delbono fu sponsor durante la campagna elettorale, "il suo è un gesto di grande sensibilità nei confronti di Bologna. Esse (le sue dimissioni, ndr) dimostrano un senso di responsabilità verso la comunità che va al di là dei propri obblighi e delle proprie convenienze. Delbono ha confermato, a differenza di altri, di saper mettere al primo posto il bene comune e non le sue ragioni personali". Per il presidente della Regione Vasco Errani è stato "un gesto di rispetto verso la città"; il segretario del Pd Andrea De Maria commenta: "Un atto di serietà e responsabilità".  

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"Per me Bologna viene prima di tutto - ha spiegato Delbono in Consiglio comunale. E' per questo che siccome i tempi e i modi richiesti per difendermi eventualmente in sede giudiziaria rischiano di avere ripercussioni negative con la mia attività di sindaco, ho già deciso in piena coscienza che rassegnerò le dimissioni dalla mia carica". "Per senso di responsabilità - ha aggiunto Delbono- seguirò modi e tempi che dovranno tenere presenti il bene prioritario per la città, a partire dal fatto che nei prossimi giorni inizierà in aula l'esame per l'approvazione del bilancio 2010 di cui rivendico la bontà, così come sono orgoglioso delle cose fatte in questi mesi".

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Molti esponenti del centrodestra paventano il rischio di lunghi mesi di commissariamento amministrativo per la città di Bologna. Durante l'incontro con la stampa, a seguito del Consiglio comunale, Flavio Delbono ha risposto così: "Se il Governo vuole si può andare a votare già in autunno". Per fare ciò è necessario che l'Esecutivo firmi un decreto legge ad hoc.

Nel frattempo Cinzia Cracchi, la donna al centro della bufera giudiziaria che coinvolge anche il sindaco (la donna è indagata per peculato e abuso d'ufficio) parla in esclusiva ai microfoni di Repubblica Tv: ""Penso che Delbono abbia fatto il meglio per la città dimettendosi. Questo non era un mio obiettivo, la mia intenzione era quella di riavere il mio lavoro. Delbono prova odio per me? Io non lo odio". 

 

05/01/2010

Pdl/ Bocchino: Se si rompe coppia Berlusconi-Fini, si va a rotoli

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Roma, 5 gen. (Apcom) - "Così si corrono dei rischi. Troppi guastatori intenzionati a rompere la coppia Berlusconi-Fini, sbagliano se pensano che il premier possa prescindere dal cofondatore del Pdl: se si rompe va a rotoli tutto il progetto, tutto il partito". Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera, intervistato da La Repubblica commenta l'articolo apparso sul Giornale in cui Vittorio Feltri accostava il presidente della Camera, Fini al leader dell'Idv, Di Pietro. Feltri si è innamorato della tesi del Fini fuori rotta che puo' essere emarginato - spiega Bocchino - e cerca di convincere il premier. Ma il direttore e chi la pensa come lui sbaglia". Ma per Bocchino anche Berlusconi "è vittima più che carnefice: lui se la prende, ma tanti altri" nel Pdl "sono soddisfatti" per gli attacchi di Feltri a Fini. Per questo il vicecapogruppo alla Camera lancia "un appello a tutti i colonnelli ex An ed ex Forza Italia, perchè facciano uno sforzo comune per favorire l'armonia tra i due leader, quando i genitori si separano è tutta la famiglia che si rompe".