20/11/2011
Saif Gheddafi: "Sparatemi in testa subito"

"Uccidetemi con una pallottola in testa e portatemi morto a Zenten". Con queste parole Saif al Islam, ultimo dei figli dell'ex rais, si è rivolto ai componenti della brigata che l'hanno catturato nel sud della Libia. A raccontarlo è Al Ajmi al Atiri, capo della brigata di Zenten che ha fermato il fuggitivo "senza spargimento di sangue". "E' stato arrestato nel deserto", afferma Al Ajmi al Atiri descrivendo Saif come "spaventato" alla cattura.

"Abbiamo avuto delle informazioni riguardo Saif - prosegue la stessa fonte - che ci ha assicurato che lui aveva intenzione di riparare in Niger. Siamo partiti con due gruppi, uno da Zenten e l'altro da Barguen nel sud. Abbiamo preparato un'imboscata e atteso il loro arrivo". Il responsabile della brigata precisa di avere fermato una vettura con a bordo sei persone tra le quali "anche Saif" e che, dopo una "leggera resistenza", la vettura è stata fermata e tutte le persone a bordo sono stati arrestate.

Stando al racconto di al Atiri i prigionieri sono stati poi trasferiti nel quartier generale del gruppo a Ubari, dove sono stati guardati a vista per tutta la notte. "Visto che la situazione non era completamente sicura, si è deciso allora di chiamare l'aviazione civile e di trasferire Saif a Zenten", a 170 km a sud-ovest di Tripoli. "Contrariamente a quanto dichiarato da alcuni media, non ci ha offerto del denaro, ma ci ha solo chiesto di sparagli un colpo alla testa e di portarlo morto a Zenten", continua la stessa fonte riportando quanto detto dallo stesso Saif al momento del suo arresto.

"Ha raccontato di essere rimasto ferito durante un bombardamento della Nato, aveva infatti tre dita mozzate", continua la fonte, mentre secondo alcuni capi militari delle nuove autorità libiche, il figlio dell'ex rais libico è rimasto ferito nel bombardamento del suo convoglio mentre stava abbandonando Bani Walid dopo la caduta della roccaforte filo-gheddafiana a metà ottobre.

"Una volta atterrato l'aereo a Zenten, una folla di combattenti e di curiosi si è assemblata davanti l'aereo per filmare o fotografare Saif. Lui è apparso davanti a tutti, in buona salute, malgrado le ferite alla mano, senza alcuna espressione negli occhi, con la barba color sale e pepe, un turbante sulla testa e abbigliato con un lungo mantello marrone", riferiscono alcuni testimoni.

"Adesso si trova in un luogo di sicurezza - precisa il capo della brigata Al Ajmi al Atiri, aggiungendo che il suo gruppo non aveva come obiettivo la cattura di Saif, ma mantenere la sicurezza nel triangolo fra il Ciad e il Niger e l'Algeria. Il premier libico da parte sua assicura che il prigioniero si trova "sotto il controllo dei combattenti di Zenten" che l'hanno catturato.
09:30
Scritto da: furor-draconis
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19/11/2011
Scoperta fabbrica di falsi permessi di soggiorno, 3 arresti

NAPOLI - Gli uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno sgominato un'organizzazione, con base operativa a Pozzuoli (Napoli), dedita alla fabbricazione clandestina di falsi permessi di soggiorno identici a quelli originali prodotti dall'Istituto Poligrafico Zecca dello Stato. Tre persone, il tipografo che stampava i permessi e due suoi complici, sono state arrestate. Sono stati sequestrati circa 4.000 permessi di soggiorno che sarebbero stati venduti sul mercato nero fino a 5.000 euro ciascuno, allo scopo di far apparire regolari cittadini extracomunitari clandestini delle provincie di Napoli e Caserta. La banda aveva ricevuto una commessa di 20.000 esemplari del valore complessivo di 100 milioni di euro.

La Guardia di Finanza all'interno della tipografia clandestina ha sorpreso il titolare, M.A., di 35 anni, di Pozzuoli, il quale e' stato arrestato. Si tratta di un sequestro record per quantitativo e per le tecnologie utilizzate dai falsari che impiegavano sofisticate vernici sensibili ai raggi uva e tecniche anticontraffazione riuscendo a realizzare permessi di soggiorno identici agli originali. Il blitz presso la tipografia si e' conclulso con il sequestro del locale di 60 metri quadrati, 3.688 permessi di soggiorno falsificati, di cui 1.282 completi e n. 2.406 in corso di lavorazione, 7 cliche' su lastre di alluminio, 4 macchinari litografici e svariati barattoli di vernice di 'sicurezza' sensibile ai raggi uva.

Durante le operazioni sono stati identificati gli altri due complici del tipografo: F.R., di 58 anni di Castel Volturno, committente dei falsi permessi e G.P., di 33 anni, di Pozzuoli, intermediario, presso la cui abitazione sono stati trovati ulteriori permessi di soggiorno, 140 marche da bollo falsificate e quattro grosse scatole delle Poste italiane contenenti circa 35 kg di posta che l'uomo - impiegato dell'ufficio postale centrale di Pozzuoli - non aveva mai consegnato ai destinatari ed in parte distrutto. Tale ultima circostanza e' costata al giovane anche l'accusa di sottrazione e soppressione di corrispondenza commessa da persona addetta al servizio postale.
15:00
Scritto da: furor-draconis
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Bologna, Merola firma ordinanza per coprifuoco in via Petroni

"E' un'ordinanza a tempo indeterminato". E' quanto ripete piu' volte il sindaco di Bologna Virginio Merola, presentando oggi in conferenza stampa a Palazzo D'Accursio, il provvedimento che restringe gli orari di apertura dei locali e dei pubblici esercizi di via Petroni, una delle strade piu' degradate di Bologna e via d'accesso a piazza Verdi, cuore del quartiere universitario. Tuttavia, il provvedimento potrebbe durare solo due mesi, fino cioe' al gennaio 2012 quando scatteranno le liberalizzazioni previste dalla legge cosiddetta 'legge Brambilla', che potrebbe consentire agli esercenti di presentare ricorso al Tar contro il Comune.

Secondo Merola si tratterebbe di "un caso di conflitto di attribuzioni di funzioni" tra lo Stato e i Comuni. "Noi rivendichiamo il diritto-dovere di programmare le attivita' commerciali" sottolinea Merola che parla comunque di un'ordinanza "frutto di un percorso di concertazione". L'ordinanza e' un "intervento severo - ammette Merola - che risponde pero' ad una situazione di emergenza nota da troppo tempo, che va affrontata". "I problemi di via Petroni sono noti: bivacchi, abuso di alcol che coinvolge molti giovani, anche minorenni, e il tema non secondario del diritto al riposo dei residenti" aggiunge il primo cittadino, augurandosi che l'ordinanza "porti ad una situazione di equilibrio nel tempo, e' nostro dovere farlo". "Abbiamo ascoltato tutti com'era giusto, continueremo ad ascoltare tutti - conclude e pur essendo questa ordinanza a tempo indeterminato, prevediamo nei prossimi giorni un incontro con tutti i soggetti coinvolti per monitorare come stanno andando le cose".

Nello specifico, il provvedimento fa una netta distinzione tra le due zone della via, quella 'alta' piu' vicina a via San Vitale e relativamente piu' tranquilla e quella 'bassa', piu' vicina a piazza Verdi e piu' degradata. In conreto, l'ordinanza prevede che, a partire da domani che nella parte 'alta' gli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande chiudano non oltre le 23, salvo deroga all'una, legata a precisi accordi siglati con il sindaco che contengano impegni aggiuntivi oltre a quelli precisti dal regolamento riguardo alla tutela delle condizioni igienico- sanitarie delle pertinenze del locale, la non pubblicita' per le bevande alcoliche e la messa a disposizione dei servizi igienici anche per i non clienti.
Nella stessa zona gli esercizi di vicinato alimentari e misti chiuderanno non oltre le 20, mentre i laboratori artiginali alimentari potranno stare aperti al massimo fino alle 22. Piu' stringenti le norme per la parte bassa della via: i bar dovranno chiudere tassativamente alle 23, gli esercizi di vicinato alimentari e misti, cosi' come i laboratori artigianali alimintari, invece, dovranno abbassare la saracinesca alle 20.
Le sanzioni vanno dalle multe (da 300 a 500 euro) fino alla sospensione dell'attivita', da 3 a 30 giorni. Per quanto riguarda, invece, Piazza Verdi e via Zamboni, Merola ha annunciato la nascita di un tavolo di concertazione con tutti i soggetti interessati che portera' alla costituzione di una sorta di mini 'Pro loco', in forma associativa, per la gestione della zona universitaria.
11:00
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Monti e il biglietto di Enrico

"Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno". Un foglio - carta intestata della Camera dei Deputati - nella mano sinistra del neo premier Mario Monti rimane immortalato in uno scatto dei fotografi presenti a Montecitorio per il voto di fiducia sul governo tecnico.
Mentre prende un appunto sulle dichiarazioni di voto in corso, l'economista lo volta dalla parte scritta di pugno. L'inchiostro blu è netto. Anche le parole di quello che, più che un augurio di buon lavoro, sembra un vero e proprio pizzino. Il primo "pizzino" dell'era Monti. Ed è firmato da Enrico (Letta).
Per tutta la mattinata l'Aula di Montecitorio è stata calcata da un continuo via vai di deputati che si sono recati in pellegrinaggio ai banchi del governo per i saluti e le presentazioni di rito, mentre va avanti il dibattito. Al centro degli scranni riservati all’esecutivo il presidente del Consiglio: Monti ascolta e prende appunti, come fanno molti ministri che seguono gli interventi. Si susseguono le strette di mano e le presentazioni. Il più "richiesto" è senza dubbio Pietro Giarda che, in qualità di titolare del dicastero per i Rapporti col parlamento, sarà l’anello di congiunzione tra il legislativo e l’esecutivo. Ma, tra i banchi della sinistra, c'è qualcuno che punta solo al premier che, entro lunedì prossimo, dovrà stendere la lista dei viceministri. Una lista che, dicono i boatos, potrebbe non essere costellata unicamente da tecnici.
Da qui l'idea del pizzino che, questa mattina, è arrivato sul banco di Monti.

Una semplice auto candidatura a viceministro? O solo una semplice garanzia di appoggio al governo? Oppure un pizzino che unisce entrambi i suggerimenti? Il contenuto del biglietto, firmato da un certo "Enrico", è insindacabile: "Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!". Firmato, appunto: "Enrico". Purtroppo non si legge il post scriptum. L'indice, il medio e l'anulare della mano sinistra di Monti coprono intereamente le ultime tre righe del PS. Chi sara mai questo Enrico mandato dal leader del Pd Pierluigi Bersani a "interagire sulla questione dei vice"? Tra i banchi del Partito democratico siedono ben tre "Enrico": Farinone, Gasbarra e Letta. Quello stesso Enrico Letta che Bersani voleva a tutti i costi nei panni di vicepremier. Quello stesso Enrico Letta che non è diventato vicepremier pur di non dover appoggiare anche lo zio Gianni, per Bersani troppo vicino al premier uscente Silvio Berlusconi. Quello stesso Enrico Letta che, dopo essere stato scoperto, ha rivelato al Corriere della Sera: "Sì il biglietto è mio, ma non è auto candidatura, solo un'apertura al governo come indicato dal segretario Bersani". Quello stesso Enrico Letta che in serata scherza sul suo profilo Facebook: "Un'ottima giornata per l'Italia, un po' meno per me. Aiuto! Oltretutto sono da stamani oggetto di un numero crescente di telefonate di aspiranti viceministri. Mai più letterine in vita mia".
10:30
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Monti, fiducia alla Camera con 556 sì

Mario Monti ha incassato ieri anche la fiducia a Montecitorio, con un altro record di voti (556 a favore, appena 61 contrari). Ma il premier sta già pensando al futuro, e ha annunciato a breve misure «poco gradevoli» per i cittadini, spiegando, però, che a fare i maggiori sacrifici sarà chi sinora ha dato meno.
Con la politica, il Professore è stato molto attento a dosare bene “bastone e carota”: ha spiegato che cercherà il consenso «più ampio possibile», ma anche che, in caso di fallimento, saranno i partiti politici a essere giudicati dai cittadini.
La giornata del presidente del Consiglio è iniziata prestissimo: in mattinata è andato a Fiumicino per salutare il Papa, in partenza per il Benin. Poi ha raggiunto la Camera, dove lo attendeva il voto di fiducia. Nel suo intervento è apparso più disinvolto rispetto ai giorni precedenti, abile nel lanciare affondi senza perdere il rinomato aplomb: come quando, a inizio discorso, ha ringraziato Silvio Berlusconi per il senso di responsabilità con il quale ha contribuito alla successione. Il Cavaliere, però, non era ancora in Aula, e questo ha sottolineato ancora di più la sua assenza. Monti ha ringraziato anche Gianni Letta, che assisteva dalla tribuna, con un leggero inchino.

Il Professore, con i suoi appunti ( compreso quello, “misterioso”, firmato “Enrico” ), ha replicato punto su punto alle obiezioni mosse da alcuni esponenti politici: alla Lega Nord ha detto che non c’è alcuna contraddizione fra federalismo e coesione territoriale, e nel farlo ha sottolineato di essere «del Nord, lombardo e varesino». Sempre con toni pacati, si è tolto anche altri sassolini dalle scarpe: ha risposto a chi lo ha accusato di essere piegato ai “poteri forti”: illazioni «offensive», ha detto, ricordando il suo passato quando, da commissario Ue per l’Antitrust, blocco la fusione tra i supergiganti Usa General Electric e Honeywell, «nonostante che fosse intervenuto il presidente degli Stati Uniti» e beccandosi la definizione di «Saddam Hussein del business», attribuitagli dall’Economist. Ma ce n’era anche per Silvio Berlusconi, che più volte ha fatto capire di poter affossare il governo quando vuole: « Vi sarei grato se non fosse usata l’espressione “staccare la spina” : non ci consideriamo un apparecchio elettrico», ha ironizzato il Professore. Che è tornato serio quando è arrivato al nocciolo della questione, il rapporto con le forze politiche: «Non vi chiedo una fiducia cieca, ma una fiducia vigilante», premesso diplomaticamente l’ex presidente della Bocconi. Per poi affondare il colpo: «La fiducia in noi è anche una fiducia verso di voi», e farla mancare «avrebbe conseguenze sulla fiducia dei cittadini verso la politica». Insomma, è il monito, i giudici ultimi saranno gli elettori.

Con quest’arma, Monti ha chiesto il sostegno di tutti, perché «a breve» ci saranno «decisioni non facili o non gradevoli» da prendere e sarebbe bene che i partiti «deponessero le armi». Un compito «quasi impossibile, ma ce la faremo». Monti ha confermato di voler arrivare a fine legislatura. Ma il “come” non è scontato. Con alcuni ministri, è stato chiaro: la partita si gioca nei prossimi mesi e sarà decisiva. I sacrifici non mancheranno, e molto dipenderà anche dalla comunicazione: ecco perché ha chiesto massimo senso di responsabilità, compreso il non parlare di cose che esulano dalla rispettiva competenza e soprattutto di non farlo a mercati aperti.
In conferenza stampa, però, è apparso sereno, annunciando la “trilaterale” con la Merkel e Sarkozy: nel club franco-tedesco, ha detto, l’Italia è intenzionata a rimanere per risolvere la crisi. Ma senza cambiare lo statuto della Bce, ha spiegato, dicendo che a suo giudizio va bene così com’è.
La strada, però, resta impervia, e se Berlusconi è parso rinfoderare la spada, Umberto Bossi ha detto ieri quello che molti parlamentari sussurrano: «Monti cadrà quando la gente si incazzerà...». Il rischio, nonostante gli auguri e i buoni auspici di tutti (dal Papa a Napolitano), secondo alcuni esponenti della nuova “maggioranza” potrebbe essere proprio questo: che la luna di miele finisca presto.
10:03
Scritto da: furor-draconis
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Melania Rea: Parolisi dal carcere, "Processatemi!"

«Processatemi». Salvatore Parolisi rompe ancora una volta il silenzio e manifesta, all'avvocato Nicodemo Gentile, il desiderio di voler andare dritto al processo. Il legale di fiducia di Parolisi ha lasciato il carcere di Teramo intorno alle 13 di oggi. Era entrato alle 10 circa e per tre ore si è intrattenuto con il caporalmaggiore in carcere con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato della moglie Melania Rea, avvenuto il 18 aprile scorso alle Casermette di Ripe di Civitella. Fisicamente Parolisi sta bene.

«E' molto determinato sulla sua posizione processuale ed è forte emotivamente dice Gentile. E' motivato a combattere la battaglia legale per dimostrare la sua innocenza ma quando si parla della figlia viene sopraffatto dalla sconforto. Vuole vederla, ha bisogno di vederla. Mi ha ripetuto durante il colloquio di volere il processo. Parolisi», racconta ancora Nicodemo Gentile, «non riesce a comprendere perché debba restare in carcere senza che a suo carico sia emerso alcun elemento di colpevolezza, alcuna nuova prova che lo inchiodi. Quello del marito di Melania Rea è un ragionamento atecnico che si scontra però con la procedura».

«Teramo sta facendo come Ascoli», dice ancora l'avvocato Gentile, «riportando il contenuto del lungo colloquio con il suo assistito. Sta ascoltando le stesse persone, anche più di una volta. Salvatore si domanda a questo punto perché non si stiano facendo indagini a 360 gradi. E' amareggiato dal fatto che vengono fuori nuove prove che non sono a suo carico e che quindi esiste qualcosa di alternativo che non si
vuole seguire. Secondo Parolisi, il pericolo di inquinamento delle prove che è alla base della sua detenzione, non ci sarebbe perché le indagini, a suo parere, sono concluse e non danno alcuno slancio nuovo all'inchiesta».

«Non c'è stato alcun elemento nuovo a carico del nostro assistito», conclude Gentile che con Valter Biscotti difende il sottufficiale della caserma di Ascoli Piceno, «nemmeno tra i 250 reperti al vaglio del Ris di Roma. E' stucchevole per Salvatore ascoltare il solito valzer sulla relazione con Ludovica perché altro non esiste su di lui».
Quanto all'appuntamento con la Cassazione previsto per il 28 novembre, giorno in cui si saprà se Salvatore tornerà libero, Gentile aggiunge: «Siamo avvocati con i piedi per terra ed accetteremo qualsiasi esito derivi dal giudizio della Suprema Corte. Puntiamo la nostra difesa su obiezioni tecniche non elemosiniamo giustizia. Quanto allo stato economico, «Parolisi ha subito la decurtazione dello stipendio ma - spiega infine Gentile - ha una famiglia che lo sostiene e lo aiuta».
Fonte: ilcentro, teramo
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18/11/2011
Riaperte indagini su morte Natalie Wood

(ANSA) - LOS ANGELES, 18 NOV - Nuove informazioni sulle circostanze della morte dell'attrice Natalie Wood, hanno indotto la polizia a riaprire, 30 anni dopo, le indagini.

La star di "Gioventù Bruciata" annegò, a 43 anni al largo dell'isola di Santa Catalina: sparita dal suo yacht, dove si trovava insieme al marito, l'attore Robert Wagner e a Christopher Walken, venne ritrovata in mare il giorno dopo. All'Epoca circolarono voci su una sua relazione con Walken e su un violento litigio col marito la sera della morte.

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La sfida dei book bloc: «Basta con i divieti»

L' obiettivo finale sarà quello di assediare il Senato e anche il neo premier Mario Monti che a Palazzo Madama presenterà oggi, dalle 13, il programma del nuovo governo. Ma gli universitari e gli studenti medi - che alle 9.30 partiranno in corteo dalla «Sapienza» per unirsi mezz' ora più tardi a quello dei Cobas, da piazza della Repubblica a piazza Sant' Andrea della Valle - vogliono anche sfidare, come annunciato nei giorni scorsi, la seconda ordinanza anti-cortei del sindaco Gianni Alemanno che, da domani - dopo la scadenza di quella precedente solo martedì scorso - permetterà le manifestazioni itineranti in centro soltanto di sabato e su percorsi prestabiliti. «Opporremo i "book-bloc" (gli scudi di cartone a forma di libri, ndr) a ogni forma di divieto, rifiutando qualunque clima di intimidazione.

Crediamo che nessuna restrizione degli spazi di manifestazione sia legittima, per questo vogliamo che il sindaco Alemanno e il prefetto Pecoraro cancellino qualsiasi ordinanza che regolamenti i cortei e che sia garantita di nuovo la libertà di esprimere dissenso in questa città», hanno chiesto ieri gli studenti in una lettera aperta ai romani, ai vertici delle istituzioni cittadine. «Abbiamo sempre dimostrato - hanno concluso - che l' occupazione di strade e piazze è un atto di riappropriazione di luoghi collettivi». Il corteo di oggi, per i ragazzi, «non è stato autorizzato, anche perché non abbiamo chiesto alcuna autorizzazione». L' unico autorizzato è quello dei Cobas, con la partecipazione di alcune migliaia di manifestanti, in contemporanea con le iniziative in altre 24 città. Il sindacato, insieme con la Cub, ha indetto una giornata di sciopero generale del trasporto pubblico.

Saranno deviate 52 linee Atac, aperte le ztl in centro e a Trastevere e allestiti blocchi stradali da piazza dei Cinquecento a via Cavour, da largo Corrado Ricci ai Fori Imperiali, fino a via delle Botteghe Oscure e Sant' Andrea della Valle. In programma c' è poi anche lo sciopero dei lavoratori della Tpl-trasporto pubblico dalle 8.30 alle 12. «Ben vengano se vorranno unirsi a noi fino al Senato», hanno aggiunto gli studenti rivolgendosi ai Cobas, con i quali hanno avuto riunioni operative fino a ieri sera. «A piazza della Repubblica proseguiremo insieme, ponendo fine agli intollerabili divieti di Alemanno e recuperando la libertà di manifestare pacificamente nelle vie della città», ha sottolineato il leader Cobas Piero Bernocchi. I Comitati di Base scendono in piazza «contro l' ultraliberismo del nuovo governo. Ora che abbiamo la lista dei ministri non ci sono più dubbi». Per i Collettivi studenteschi, invece, «con Monti l' unico scenario è quello di una vera e propria macelleria sociale. No alla politica Bce». In Questura si è riunito il tavolo tecnico sulla sicurezza: dall' alba di oggi è attivo il Centro per la gestione dell' evento.

Il corteo sarà seguito da alcune centinaia di uomini delle forze dell' ordine, con un elicottero a vigilare dall' alto e a riprendere tutto con le telecamere. Blindate le zone di piazza Venezia, via del Plebiscito fino a corso Vittorio Emanuele II e corso Rinascimento. Presidiata anche l' area di Sant' Andrea della Valle dove i Cobas hanno ottenuto di «allungare» il corteo da Santi Apostoli e dove si svolgerà il sit-in conclusivo a poche centinaia di metri dal Senato. Lì arriveranno dunque anche gli studenti, con una rappresentanza di circa 300 persone. La vigilanza sulla manifestazione studentesca da piazzale Aldo Moro, alla quale parteciperanno Ateneinrivolta e la Rete della conoscenza, comprenderà anche altre strade nel caso che alcuni gruppi - come accaduto in passato - si spostino alla spicciolata senza rispettare il percorso, non autorizzato, fino a piazza della Repubblica o per raggiungere il Senato. «Mi auguro non si abusi dell' atto di fiducia che ho fatto, su richiesta della Questura, e che ci sia un ordinato e regolare svolgimento dei cortei», ha spiegato in serata il sindaco Gianni Alemanno, che ha aggiunto: «Solo i Cobas hanno chiesto l' autorizzazione mentre dagli studenti non è arrivata alcuna richiesta o preavviso alla Questura. Non è un fatto positivo. Vedremo quel che accadrà e in ogni caso abbiamo già predisposto da domani la nuova ordinanza che dà un segnale preciso». Critico il presidente di Confcommercio Roma. «C' è di nuovo il rischio caos - ha denunciato Giuseppe Roscioli -. Valuteremo se sia il caso di chiedere i danni a chi lo sta provocando. Tre eventi del genere sono fuori luogo». E la Confesercenti, con il presidente romano Valter Giammaria, è contraria «al sabato come giornata in cui far svolgere cortei. Non siamo stati consultati e ci sembra una decisione illogica: è un giorno importante per le attività economiche nel quale si realizza il 30% dell' incasso settimanale».
09:00
Scritto da: furor-draconis
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Fisco, Ici, pensioni e lavoro: ecco il piano Monti

E' il giorno dell'ultimo via libera al governo di Mario Monti che si appresta a incassare la fiducia della Camera, dopo aver ottenuto ieri quella larghissima del Senato con 281 voti a favore. La più ampia fiducia mai ottenuta da un governo a Palazzo Madama nella storia repubblicana. Il dibattito a Montecitorio inizierà in mattinata e subito dopo potrebbe già tenersi il primo Consiglio dei Ministri con i pieni poteri. Per il Pdl in aula parlerà Silvio Berlusconi.
Non è il governo dei poteri forti, ha detto Monti spiegando che "il governo seguirà con attenzione l'attuazione del federalismo fiscale". I cardini dell'azione del governo, ha scandito Monti, saranno crescita, rigore ed equità. Il premier ha parlato di fisco, pensioni e lavoro annunciando a grandi linee quale sarà la strada da seguire ma senza entrare nei dettagli delle singole misure. Tra queste ci saranno anche Ici, taglio ai costi della politica (a partire da quelli di Palazzo Chigi) e cancellazione delle province. Ecco le principali misure elencate da Monti per quello che ha chiamato un governo "di impegno nazionale".
PENSIONI: "Nel sistema pensionistico ci sono troppe disparità", ha detto il premier. "Ripetuti interventi hanno reso il sistema pensionistico tra i più sostenibili. L'età pensionabile di vecchiaia è superiore a quella di tedeschi e francesi ma il nostro sistema pensionistico rimane caratterizzato da ampie disparità di trattamento tra generazioni e categorie di lavoratori, con aree di ingiusti privilegi".
ICI: Monti ha definito "un'anomalia l'esenzione dall'Ici delle abitazioni principali costituisce una anomalia dell'ordinamento tributario". Il premier ha spiegato che "intende riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare, particolarmente bassa in Italia".
MERCATO DEL LAVORO: Verranno riformate, ha detto il premier, "le istituzioni del mercato del lavoro affinchè non ci sia un mercato in cui alcuni sono fin troppo tutelati e altri totalmente privi di tutele in caso di disoccupazione".
CONTROLLO DI BILANCIO: Monti ha aperto all'ipotesi di istituire un'autorità indipendente per vigilare sull'attuazione del pareggio di bilancio, sul modello di alcuni Paesi europei COSTI DELLA POLITICA: "Chi rappresenta le istituzioni a ogni livello dovrà agire con sobrietà e attenzione al contenimento dei costi dando un segnale concreto e immediato", ha detto Monti.
PROVINCE: Subito un intervento legislativo e poi riforma costituzionale. "Il riordino delle province", ha detto, "può essere disposto con legge ordinaria. La modifica costituzionale completerà il processo".
08:30
Scritto da: furor-draconis
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17/11/2011
il ritorno dell'Ici

Il ritorno dell'Ici, la tassa sulla prima casa abolita da Berlusconi nel 2008, è quasi sicuro, magari sotto forma di anticipo dell'Imu, l'imposta municipale unica prevista dal federalismo fiscale. E forse sarà rafforzata sia aggiornando le rendite catastali ferme a 15 anni fa sia aumentandola in modo progressivo in rapporto al numero di appartamenti posseduti.

Quindi andando oltre il concetto della prima casa, pensando di portare in cassa circa 10 miliardi l'anno (contro i 3,5 certificati da Giulio Tremonti per la vecchia Ici) che andrebbe a compensare l'introduzione della cedolare secca per gli affitti introdotta l'anno scorso a tutto vantaggio dei proprietari. A seguire il governo Monti potrebbe introdurre la patrimoniale su rendite, contanti, azioni, fondi e obbligazioni - molti i progetti in campo da versioni soft a stangate in grado di ridurre il debito pubblico di un quarto - una condizione pregiudiziale per conquistare il consenso sindacale e passare a toccare le pensioni e il mercato del lavoro. Uno snodo importante che Monti e Corrado Passera vogliono risolvere aprendo un tavolo con sindacati e imprenditori.

La logica con cui si muove Palazzo Chigi è quella dell'«azzeramento del deficit, riavvio della crescita e riduzione del debito» come spiegava l'allora numero uno di Intesa durante i lavori del workshop Ambrosetti a settembre. Utilizzando l'esperienza del nuovo ministro per i Rapporti col Parlamento Piero Giarda, nei prossimi giorni partirà una sorta di due diligence sull'effettivo stato del federalismo. Poi si passerà alle dismissioni del patrimonio immobiliare dello Stato, alla privatizzazione e liberalizzazione delle società controllate dagli enti locali come da anni chiede Confindustria. Altro capitolo centrale sarà quello della deregulation su molti settori finora poco esposti alla concorrenza come gli ordini professionali, le reti dei servizi tra cui i distributori dei carburanti, quella del gas, i trasporti regionali. Molti i dossier pronti ma semplicemente bloccati dalla rissosità del vecchio esecutivo.
autore: Roberto Bagnoli
fonte: corriere.it
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11:00
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