20/11/2011
Saif Gheddafi: "Sparatemi in testa subito"

"Uccidetemi con una pallottola in testa e portatemi morto a Zenten". Con queste parole Saif al Islam, ultimo dei figli dell'ex rais, si è rivolto ai componenti della brigata che l'hanno catturato nel sud della Libia. A raccontarlo è Al Ajmi al Atiri, capo della brigata di Zenten che ha fermato il fuggitivo "senza spargimento di sangue". "E' stato arrestato nel deserto", afferma Al Ajmi al Atiri descrivendo Saif come "spaventato" alla cattura.

"Abbiamo avuto delle informazioni riguardo Saif - prosegue la stessa fonte - che ci ha assicurato che lui aveva intenzione di riparare in Niger. Siamo partiti con due gruppi, uno da Zenten e l'altro da Barguen nel sud. Abbiamo preparato un'imboscata e atteso il loro arrivo". Il responsabile della brigata precisa di avere fermato una vettura con a bordo sei persone tra le quali "anche Saif" e che, dopo una "leggera resistenza", la vettura è stata fermata e tutte le persone a bordo sono stati arrestate.

Stando al racconto di al Atiri i prigionieri sono stati poi trasferiti nel quartier generale del gruppo a Ubari, dove sono stati guardati a vista per tutta la notte. "Visto che la situazione non era completamente sicura, si è deciso allora di chiamare l'aviazione civile e di trasferire Saif a Zenten", a 170 km a sud-ovest di Tripoli. "Contrariamente a quanto dichiarato da alcuni media, non ci ha offerto del denaro, ma ci ha solo chiesto di sparagli un colpo alla testa e di portarlo morto a Zenten", continua la stessa fonte riportando quanto detto dallo stesso Saif al momento del suo arresto.

"Ha raccontato di essere rimasto ferito durante un bombardamento della Nato, aveva infatti tre dita mozzate", continua la fonte, mentre secondo alcuni capi militari delle nuove autorità libiche, il figlio dell'ex rais libico è rimasto ferito nel bombardamento del suo convoglio mentre stava abbandonando Bani Walid dopo la caduta della roccaforte filo-gheddafiana a metà ottobre.

"Una volta atterrato l'aereo a Zenten, una folla di combattenti e di curiosi si è assemblata davanti l'aereo per filmare o fotografare Saif. Lui è apparso davanti a tutti, in buona salute, malgrado le ferite alla mano, senza alcuna espressione negli occhi, con la barba color sale e pepe, un turbante sulla testa e abbigliato con un lungo mantello marrone", riferiscono alcuni testimoni.

"Adesso si trova in un luogo di sicurezza - precisa il capo della brigata Al Ajmi al Atiri, aggiungendo che il suo gruppo non aveva come obiettivo la cattura di Saif, ma mantenere la sicurezza nel triangolo fra il Ciad e il Niger e l'Algeria. Il premier libico da parte sua assicura che il prigioniero si trova "sotto il controllo dei combattenti di Zenten" che l'hanno catturato.
09:30
Scritto da: furor-draconis
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19/11/2011
In Siria c'è la guerra civile. Se ne sono 'accorti' pure Russia e Lega Araba

Continuano le rivolte popolari in Siria, iniziate nel Dicembre scorso con la grande ondata di proteste e d’agitazioni delle popolazioni dei paesi nordafricani, e si aggravano con i fatti accaduti in questi ultimi giorni che confermano la tesi che ipotizzava l’instaurarsi di una vera e propria guerra civile in Siria.
Il regime di Bashar Al Assad, l’attuale presidente della Siria, è stato sfidato nuovamente dai militari ribelli siriani, organizzatisi in un movimento di liberazione nazionale, chiamato “Free Syrian Army”, ed hanno attaccato una base di intelligence dell'esercito di Damasco, a Maara al-Numan.

Questa è stata la prima volta in cui una forza militare siriana anti-regime, costituita da connazionali insorti, ha avuto modo di sferrare un pesante attacco al governo autoritario della famiglia Assad.
Il risultato che emerge chiaramente dall’attacco di due giorni fa ad opera dei ribelli siriani, attesta l’alto livello della loro organizzazione militare e la loro capacità di sfidare l’esercito ufficiale di Assad. Altri attacchi armati sono avvenuti proprio nei giorni scorsi ed hanno avuto come obiettivo principale le sedi delle ambasciate del Qatar, degli Emirati Arabi Uniti e del Marocco.
Protagonisti di questi ultimi assalti alle sedi di rappresentanza internazionale di Damasco sostenitori attivi del presidente siriano, in seguito alla decisione presa dalla Lega Araba di sospendere la Siria, minacciando il governo di Damasco con sanzioni economiche qualore il piano di pace dell'organizzazione panaraba, formalmente accettato dalle autorità siriane il 2 novembre scorso, non fosse rispettato.

Cresce insomma la pressione sul regime di Bashar al-Assad, sempre più isolato, mentre il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, avverte che la situazione appare sempre più simile a quella di “una guerra civile”. La rivolta in Siria non è affatto una semplice ed esclusiva repressione di una rivolta popolare all’insegna della libertà e della democrazia.
E’ soprattutto la nascita di una vera guerra civile, ove coloro che si oppongono al regime militare al potere reagiscono ormai alla violenza con violenza, assaltando e dando alle fiamme sedi di tribunali, carceri, caserme militari e commissariati di polizia, uccidendo soldati, agenti delle forze dell’ordine e i “collaborazionisti” del potere di Assad. Come mai gli Stati occidentali non intervengono militarmente per salvaguardare la popolazione siriana dai cosiddetti crimini contro l’umanità?
Perché non vengono concretamente messe in atto delle misure che evitino questi genocidi, e tutelino in questo modo i tanto amati diritti dell’uomo e del cittadino? Cosa sta aspettando il neo paladino della giustizia e liberatore di popoli, il presidente francese Nicolas Sarkozy, nell’avanzare in prima linea, da buon fante, in Siria come ha fatto in Libia per salvare le popolazioni e far cadere un regime dittatoriale e sanguinario?

“La Siria non è la Libia, – disse qualche tempo fa Bashar Al Assad – non faremo la loro fine e qui da noi non si ripeterà lo scenario libico.” Assad quel giorno sapeva cosa stava affermando e aveva proprio ragione, come dimostrano i fatti. Mai parole furono più vere. Il perché dell’adozione della politica del non intervento da parte dell’Occidente sta nell’importanza politica ed economica che questo Paese, la Siria, ha e ricopre.
Se si intervenisse militarmente in Siria, tutta l’area del Medio Oriente subirebbe un grandissimo terremoto che causerebbe la rottura di esplicite ed insospettabili alleanze, e di molti accordi economici taciti. Inoltre Bashar Al Assad può contare su alleati potenti all’interno e all’esterno della regione siriana, tra i quali l’Iran, il supporto fornitogli dagli Hezbollah e dagli estremisti fanatici di Hamas, la Russia, la Cina e molti paesi del sud America.
Queste alleanze sono ben note ai paesi membri del Patto Atlantico, e questo deterrente si aggiunge a quello che l’esercito siriano è di gran lunga più forte di quello libico, e non è frammentato e disorganizzato come quello di Gheddafi. Infatti le forze armate siriane sono tra le più numerose, meglio equipaggiate e addestrate dell’intero Medio Oriente. La Siria, oltre a ciò, è in possesso anche di armi chimiche e biologiche e le sue armate paramilitari sono tra le più consistenti del mondo.

Ecco svelate le motivazioni per le quali non è facile considerare l’opzione di intervenire militarmente in Siria, sottolineando inoltre il fatto che non sarebbe una guerra lampo quella che si andrebbe a realizzare, e ciò comporterebbe molti costi, anche in termini di vite umane, da sostenere tra l’altro in un periodo non proprio florido, economicamente parlando, in cui le finanze occidentali sono per lo più in ginocchio e in “guerra” l’un l’altra.
12:30
Scritto da: furor-draconis
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I poster di Benetton fanno irritare anche la Casa Bianca

Baci e abbracci firmati Benetton, con una carrellata di immagini da scuotere mezzo mondo. E' scesa in campo persino la Casa Bianca dopo l' uscita della nuova campagna pubblicitaria del gruppo trevigiano. Scatti provocatori come un bacio (finto) tra il presidente Barack Obama e il suo omologo cinese Hu Jintao, oltre al venezuelano Hugo Chavez, hanno suscitato esplicite parole di disapprovazione da parte del portavoce Erik Schultz contro «l' uso a fini commerciali dell' immagine del presidente Usa». Dura, e con maggiori conseguenze pratiche, la reazione causata dal fotomontaggio contestato di un contatto ravvicinato fra Benedetto XVI e l' imam del Cairo: nonostante l' immagine sia stata ritirata dall' azienda, ieri la segreteria di Stato vaticana ha incaricato «i legali di intraprendere, in Italia e all' estero, le opportune azioni al fine di impedire la circolazione, anche attraverso i mass media, del fotomontaggio nel quale appare l' immagine del Santo Padre con modalità, tipicamente commerciali, ritenute lesive non soltanto della dignità del Papa e della Chiesa cattolica, ma anche della sensibilità dei credenti». L' Osservatore Romano oggi lo sintetizza così: «In nome del profitto un insulto ai credenti». Critiche anche dal Cairo dove è intervenuto Mahmud Azab, consigliere del grande imam per il dialogo interreligioso: Al-Azhar (la moschea) «non sa ancora se questa immagine merita una risposta, tanto è poco seria». Voleva essere «Unhate» (non odio) la campagna di Benetton, come dovrebbe spiegare il termine inglese con il quale gli ideatori hanno voluto esporre lo scopo «sociale» delle immagini. Ma la provocazione sembra aver ottenuto il risultato opposto.

Indignazione sul fronte cattolico anche in Francia dove è addirittura scesa in campo Christine Boutin, candidata dei cristiano-democratici alle presidenziali del 2012, che ha lanciato un invito: «Sono scioccata da quelle foto. Benetton è abituato a questo tipo di cose, ma sembrava che si fossero calmati. Ora dico che bisogna boicottare Benetton». Dopo la decisione di ritirare la foto del Papa a seguito delle proteste vaticane, Benetton fa sapere che lo scopo è di non alimentare la polemica, nello spirito, appunto, dell' operazione «Unhate». Riflettori spenti, invece, sul bacio tra la cancelliera Merkel e l' ex premier Berlusconi: l' immagine non è stata più utilizzata dopo la notizia delle sue dimissioni. Grazia Maria Mottola RIPRODUZIONE RISERVATA **** La foto mai uscita Faceva parte della nuova (e criticata) campagna pubblicitaria di Benetton contro l' odio. Ma la crisi di governo e le dimissioni di Berlusconi hanno portato al ritiro del fotomontaggio - scovato dall' Espresso - del bacio tra l' ex premier e la cancelliera Angela Merkel.
Autore: Mottola Grazia Maria
Fonte: corriere.it
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Benetton ritira i manifesti col Papa che bacia l'Imam
11:30
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18/11/2011
Birmania, partito Suu Kyi torna legale

Una ventata di novità in arrivo dalla Birmania. Il partito di Aung san Suu Kyi ha deciso di registrarsi di nuovo ufficialmente come formazione politica e di partecipare alle prossime elezioni nel Paese. La Lega nazionale per la democrazia si era sciolta nel 2010 quando aveva deciso di non partecipare alle elezioni in segno di protesta contro una legge che avrebbe impedito la candidatura del premio Nobel per la Pace.Contemporaneamente gli Stati Uniti hanno deciso di intervenire sulla questione birmana: il presidente Barack Obama ha deciso di inviare il mese prossimo nel Paese asiatico il segretario di Stato Hillary Clinton dopo un colloquio telefonico con Aung San Suu Kyi. "Bisogna fare di più - ha detto Obama - per perseguire il futuro che il popolo birmano merita".
12:00
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Russia: gay come pedofili

Sta facendo il giro del mondo la notizia che arriva dalla Russia. Il Parlamento di San Pietroburgo ha approvato quest’oggi, in prima lettura, una legge che prevede multe per i gay che esprimono pubblicamente il loro orientamento sessuale in presenza di minori.
Le manifestazioni organizzate come ad esempio i Gay Pride vengono paragonati alla propaganda della pedofilia. Le associazioni gay hanno subito fatto sentire il loro disappunto definendo la legge “medievale”. Molti spiegano questa vicenda come una trovata elettorale del partito di Putin, Russia Unita. È stato preannunciato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Iuri Luzhkov, ex sindaco di Mosca, aveva etichettato le parate gay come “opera di Satana” ed infatti ogni qual volta venivano organizzate nella città venivano represse dalle forze dell’ordine. Il presidente del parlamento di San Pietroburgo, Vadim Tiulpanov, ha dichiarato di voler portare le sanzioni a 12mila euro.
11:30
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17/11/2011
Orge e «ragazze in valigia»: la doppia (folle) vita di Dsk

Dominique Strauss-Kahn e la moglie Anne Sinclair ieri hanno annunciato azioni legali contro i giornali - per esempio il Figaro - che pubblicano indiscrezioni sulla loro vita privata ma il clima in Francia è cambiato, non c'è più il sollievo generale che ha accompagnato la caduta delle accuse penali di Nafissatou Diallo a New York, e gli amici prima intrepidi si fanno silenziosi. I francesi vogliono sapere sempre di più e i media li accontentano perché un giorno sperano di avere la risposta a questa domanda: «Come abbiamo fatto a pensare, anche solo un istante, di mettere il nostro destino collettivo e la Repubblica francese nelle mani di un personaggio simile?».

Se lo chiede il direttore de L'Express Christophe Barbier, che oggi manda nelle edicole un numero del settimanale pieno di rivelazioni sulla «inaudita doppia vita» di Dsk, l'ex direttore generale del Fondo monetario internazionale che era - sembra un secolo fa - strafavorito per entrare all'Eliseo la prossima primavera. «Niente da invidiare al bunga bunga di Berlusconi», sostiene il giornale. Dal 2009 al 2011, fino al giorno prima dello scandalo del Sofitel che ha messo fine alla sua carriera, Dominique Strauss-Kahn divideva il suo tempo tra gli impegni di economista e l'organizzazione di incontri con le ragazze procacciate dal capo della polizia provinciale di Lille, Jean-Christophe Lagarde e dall'imprenditore e militante socialista Fabrice Paszkowski con il suo amico David Roquet.

Questi ultimi spendevano cifre notevoli - in media 10 mila euro a serata tra viaggi e ragazze - mettendole sulle note spese della loro azienda «Eiffage»: speravano che una volta diventato presidente della Repubblica DSK si trasformasse da «sex machine» in «cash machine», una macchina per fare soldi. L'inchiesta è partita mesi fa dall'Hotel Carlton di Lille, sede principale delle serate, e DSK ne sembrava allora solo sfiorato. Non è così.
Giovedì 19 febbraio 2009, dopo il discorso all'Ocse sulle «lezioni della crisi per la politica macroeconomica», Strauss-Kahn pranza con gli amici del Carlton - e due prostitute belghe - al ristorante «L'Aventure» di Parigi, in una saletta riservata. Una delle ragazze si lamenterà con un'amica di essere stata assalita da Dsk nella toilette. Il 21 aprile 2009 Dsk scrive un sms a Paszkowski: «Porto una piccola a fare il giro dei locali di Vienna giovedì 14 maggio (giorno di una conferenza alla banca centrale). Che ne pensi di venire con una signorina?».

Il 7 gennaio 2010 ancora un sms a Paszkowski, da Washington: «Quando arrivi e riparti esattamente? A parte la delegazione, ragazze?». E il 23 gennaio: «Allora, chi metterai in valigia?». Risposta: «Sylvie, sempre complicato. Jade, Catherine, sicuro. Quanto alla piccola nuova, ha voglia di vederti ma magari in Francia in un primo tempo... E poi una nuova coppia mi domanda con insistenza una serata in Belgio». Nella primavera del 2010, serata nella suite con piscina dell'Hotel Murano a Parigi, l'albergo preferito dal gruppo nella capitale. «Dsk è arrivato - si legge nella deposizione di una prostituta, Mounia -. Si è fatto una doccia con la maghrebina. Poi sono tornati in accappatoio. Abbiamo mangiato, poi ho avuto una relazione sessuale completa con Dsk. Un rapporto brutale».
I racconti delle orge al Murano di Parigi e al W di Washington e le migliaia di sms dedicati all'organizzazione di parties fines , secondo l'imbarazzata espressione della stampa francese, non lasciano più scampo all'immagine pubblica dell'uomo a lungo considerato «il più intelligente della politica francese».
autore: Stefano Montefiori
fonte: corriere.it
10:30
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15/11/2011
Borsa in rosso: spread oltre 500

I mercati si aspettano interventi strutturali decisi. In materia economica e non solo. E ogni ora che passa senza che ci si avvicini alla soluzione dei problemi che affliggono l'Italia, continuano a mandare segnali di sfiducia. Non più solo ormai solo verso l'Italia in particolare, ma verso tutta l'Eurozona in generale. Lo spread tra Btp decennali e i Bund equivalenti torna a superare la soglia dei 500 punti base. Ma anche quella tra titoli di Stato che un tempo sembravano sicurissimi come quelli di Austria, Olanda, Belgio e Francia fanno segnare livelli record. Il differenziale di rendimento tra titoli di stato italiani e tedeschi si attesta in apertura di contrattazioni a 506 punti e arriva a toccare nella prima ora di contrattazioni quota 516 punti pari ad un rendimento del 6,9%. Brutte notizie anche da Piazza Affari, dove l'apertura di seduta è in ribasso, con l'indice Ftse Mib che cede l'1,18%, a 15.281 punti e l'All Share a -1,06%. Poi la situazione continua a peggiorare: dopo circa un'ora di scambi l'indice Ftse Mib è in calo del 2,51%. Male anche le altre principali piazze europee. Attualmente Parigi cede l'1,65%, Francoforte l'1,89% e Londra lo 0,76%.

ALLARME IN EUROPA - Lo spread in aumento, come detto, spaventa anche le altre piazze europee. Alta pressione sui titoli francesi, con uno spread ai massimi dalla creazione dell'euro a 177 punti. Il Portogallo viaggia a 963, la Grecia a 2669, la Spagna a 452. Ma la tensione sui titoli di Stato attraversa tutta l'Eurozona. La forbice Austria-Germania si divarica di 12 punti a 176, anche in questo caso il livello massimo dalla nascita dell'euro come quella Olanda-Germania, che sale a 62 punti e quello Belgio-Germania vola a 296 punti, anche in questo caso valore record. «Il fatto che i rendimenti in crescita siano un problema che sta toccando anche Olanda e Austria, Paesi fino a poco tempo fa su livelli di rendimento simili alla Germania, è uno sviluppo particolarmente preoccupante» commenta d Nick Stamenkovic, strategist sui tassi per Ria Capital Markets. «Gli investitori cercano titoli tedeschi a causa di timori che non riguardano più soltanto Italia o Spagna ma il futuro della zona euro nel suo insieme» aggiunge Stamenkovic.

MALE LE BANCHE, CROLLA FINMECCANICA - Piazza Affari appare zavorrata soprattutto dai titoli bancari. Ancora negativa Unicredit (-6%), ribasso superiore al 4% per la Popolare di Milano, Ubi scende del 2,35% dopo l'annuncio della trimestrale prima dell'apertura di borsa. Intesa San Paolo è a -3% tra banche europee in calo dell'1,7% . Crolla Finmeccanica che ha ridotto le previsioni di ricavi per l'intero anno e ha reso noto che, per ridurre il debito, prevede cessioni per circa un miliardo di euro entro fine 2012 nonchè la non distribuzione del dividendo sui risultati 2011. Il titolo, dapprima in asta di volatilità, viene riammesso agli scambi di Borsa ma cede il 16,36%. Nell'indice principale resiste alle vendite solo Campari.
ASIA - Traino negativo anche dai mercati internazionali. La chiusura di Tokyo, ad esempio, è stata negativa e l'indice Nikkei ha perso lo 0,72% a 8.541,93 punti, 61,77 punti in meno rispetto alla chiusura di lunedì.
autore: Marco Letizia
Fonte: corriere.it
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11:30
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Assaltata ambasciata Giordania a Damasco

(ANSA) - BEIRUT, 14 NOV - L'ambasciata di Giordania a Damasco e' stata presa d'assalto stasera da una folla di sostenitori del regime di Bashar al Assad, secondo quanto reso noto dall'agenzia giordana Gerasa, che pubblica anche alcune fotografie dell'accaduto. I dimostranti sono riusciti ad arrivare fino al cortile interno della sede diplomatica, dove hanno ammainato la bandiera giordana e issato al suo posto - sempre secondo l'agenzia - quella del movimento sciita libanese Hezbollah.
10:00
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06/03/2010
L'Iran chiede il rilascio dei trafficanti d'armi

L'Iran giudica il provvedimento «una manovra politica, un nuovo disegno dai fini ambigui, un'altra sortita propagandistica contro il Paese». E sul sito web in italiano della televisione di Stato iraniana Irib viene rincarata la dose: «Il caso appare come un atto della nuova politica italiana nei confronti dell'Iran, voluta e ordinata da Israele». L'emittente, per cui Masoumi era corrispondente, torna quindi sulla recente visita in Israele del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «È degno di nota che nell'ultima visita in Israele, il premier italiano Berlusconi aveva promesso alle autorità del regime sionista di intraprendere azioni dure contro l'Iran».
I due iraniani, arrestati insieme a cinque italiani nell'ambito dell'inchiesta sul traffico d'armi verso l'Iran, sono Hamid Masoumi-Nejad, 51 anni, giornalista della televisione iraniana accreditato da anni presso la Sala stampa estera a Roma, e Ali Damirchilu, 55 anni, catturato a Torino. Inoltre per gli inquirenti altri due iraniani risultano latitanti. L'accusa per loro è di associazione a delinquere finalizzata all'illecita esportazione di armi e sistemi di armamento verso l'Iran, in violazione del vigente embargo internazionale.
Nessun commento da parte della procura di Milano sulla richiesta avanzata da Teheran. Il procuratore aggiunto Armando Spataro che sta guidando l'indagine ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione.
11:00
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23/02/2010
Libia, gli ambasciatori europei salvano gli svizzeri dall'assalto

È cominciata con un ultimatum e si è chiusa solo dopo ore febbrili per le diplomazie di tutta Europa l’ultima giornata di alta tensione tra Libia e Svizzera.
Teatro della nuova battaglia è stata l’ambasciata elvetica della capitale nordafricana. Già dalla notte di domenica la sede diplomatica è stata circondata da un cordone di agenti libici, il cui obiettivo era rendere perentorio l’ordine del colonnello Gheddafi: pena ritorsioni, Tripoli ha chiesto senza giri di parole la consegna dei due uomini d’affari svizzeri rifugiati nell’edificio da 19 mesi. E dopo ore concitate il colonnello ha raggiunto il suo obiettivo senza che la situazione degenerasse: Max Goeldi, condannato a 4 mesi di detenzione per violazione della legge libica sui visti, alle 13 italiane è uscito dall’ambasciata per consegnarsi alle autorità libiche. Sarà trasferito nel carcere di Ayn Zara, alla periferia di Tripoli, dove sconterà la pena. Rachid Hamdani - che solo in appello era stato assolto dalle accuse di «esercizio di attività economica illegale» - ha anche lui lasciato l’edificio scortato dalla polizia, e nella serata di ieri è partito alla volta della Tunisia. Il peggio - l’irruzione degli agenti libici nell’edificio - è stato evitato grazie all’intervento degli ambasciatori di vari Paesi, fra cui Austria, Germania, Francia, Belgio e Portogallo.

I diplomatici si sono recati domenica sera personalmente all’ambasciata svizzera di Tripoli per impedire l’assedio della sede svizzera da parte della polizia libica e per «mostrare solidarietà» agli svizzeri. Assente l’ambasciatore italiano, Francesco Paolo Trupiano, che - per sua stessa ammissione - ha preferito muoversi dietro le quinte. A tentare di trovare una soluzione aveva pensato poche ore prima il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che domenica sera ha sentito al telefono il colonnello Gheddafi - «nel quadro del lavoro di coordinamento e consultazioni continue fra loro riguardo le questioni regionali e internazionali di interesse comune», ha spiegato l’agenzia di stampa libica Jana -. Durante il colloquio - ha scritto il quotidiano online Oea, vicino a un altro figlio di Gheddafi, Seif Al Islam - il premier italiano «ha fatto sforzi persistenti con il colonnello nel tentativo di contenere la crisi». Sforzi riconosciuti anche dai ministri degli Esteri Ue riuniti ieri a Bruxelles, che hanno ringraziato Berlusconi per aver evitato «a tarda notte che vi fosse un’esasperazione della situazione» e per aver «fortemente incoraggiato Gheddafi a trovare una soluzione consensuale» sui due svizzeri. Del grazie europeo si è fatto portavoce il titolare della Farnesina Franco Frattini, secondo cui un accordo tra Berna e Tripoli sarebbe vicino.

Si chiude così l’avventura di due dei principali protagonisti del braccio di ferro che vede contrapporsi Berna e Tripoli dal 15 luglio 2008, giorno in cui Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello, e la moglie furono fermati a Ginevra per maltrattamenti contro due domestici tunisini nel loro albergo e rilasciati due giorni dopo. Lo scontro tra i due Paesi - Gheddafi non ha mai digerito il provvedimento ai danni del figlio - quella stessa estate aveva portato all’arresto dei due uomini d’affari svizzeri, che da 19 mesi sono rifugiati nella sede diplomatica elvetica di Tripoli. Fino all’escalation della scorsa settimana: in risposta al divieto di ingresso imposto da Berna a 188 libici - tra cui lo stesso Gheddafi e la famiglia - la Libia ha sospeso la concessione dei visti d’ingresso per i cittadini dell’area Schengen.
Proprio questo resta per l’Europa il principale nodo da sciogliere. Una questione per la quale l’Italia è in prima linea, anche per i rapporti di collaborazione tra Roma e Tripoli. E ieri il ministro degli Esteri Frattini è tornato però a stigmatizzare la mossa della Svizzera di stilare un elenco di cittadini libici «non graditi» e si è detto deluso della mossa elvetica. Il ministro ha riferito di aver scritto alla collega svizzera Micheline Calmy Rey per cercare di dissuaderla e di averlo fatto «dieci giorni prima» che la lista venisse pubblicata provocando la crisi diplomatica. «Avevo pregato Calmy Rey di non farlo, e ci sono rimasto male» ha detto il titolare della Farnesina ricordando che lo strumento della lista nera «non è stato istituito per risolvere questioni politiche o diplomatiche ma di sicurezza dei cittadini».
13:00
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