18/11/2011
Spazio: l'acqua di Europa forse ospita la vita

Gli scienziati della Nasa hanno raccolto nuove prove che confermano la presenza di acqua allo stato liquido poco sotto la superficie ghiacciata di Europa, uno dei 64 satelliti di Giove, rendendo sempre più plausibile la presenza di forme di vita.
Secondo un nuovo studio che sarà pubblicato sulla rivista Nature, gli scienziati hanno rilevato la presenza di laghi a soli tre chilometri dalla crosta di ghiaccio che ricopre il satellite. Gli scienziati ipotizzano che l'acqua più superficiale si mescoli con quella degli oceani presenti su Europa a circa 30 chilometri di profondità, trasferendo sostanze nutritive in acque la cui temperatura, prossima a zero gradi centigradi, potrebbe permettere lo sviluppo di forme di vita.
Europa è stato scoperto nel 1610 da Galileo e ha un diametro di 3121 chilometri. Esperti di glaciologia ne hanno studiato per anni la composizione, cercando di spiegare le fenditure e le striature che si osservano sulla superficie liscia. Secondo Martin Siegert, glaciologo dell'Università di Edimburgo, i rigurgiti di acqua più calda che salgono dagli oceani profondi verso la superficie provocano locali scioglimenti di ghiaccio e dunque la formazione di crepe. In queste fenditure successivamente si riforma il ghiaccio, cementandosi con i blocchi preesistenti e formando delle irregolarità.
La scoperta di laghi vicini alla superficie di Europa rende sempre più plausibile una missione spaziale da parte della Nasa per raccogliere dei campioni di acqua da analizzare. Ma ancora nessuna operazione è stata annunciata ufficialmente.
12:30
Scritto da: furor-draconis
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03/10/2010
ABDUCTION

Abduction, nel senso stretto del termine inglese, vuol dire "rapimento". Nello studio degli UFO, il termine negli ultimi anni è andato ad indicare il rapimento di esseri umani da parte degli alieni.
Molte persone si rivolgono ad uno psicologo per via di "uno strano sogno ricorrente", o di una fobia riguardo, ad esempio, un certo animale e solo in un secondo tempo, spesso con l’ausilio dell’ipnosi regressiva, si avvicinano alla definizione della loro situazione di "addotti". Se si escludono i casi più eclatanti, infatti - in cui alcune persone vengono destate nel cuore della notte e prelevate a forza, o anche in presenza di testimoni oculari (si pensi al caso Travis Walton) - spesso i soggetti vivono la propria esperienza ignorandola completamente, o intuendola solo alla lontana.
Nel corso di una abduction, infatti, di norma una persona non viene "svegliata", ma più semplicemente viene spostato il suo livello di consapevolezza dal sonno ad una veglia semi-onirica. È un po’ come ipnotizzare una persona addormentata, indurla a fare un giro e poi riportarla a letto. Inoltre, secondo molte testimonianze, i rapimenti avverrebbero in uno status in cui si può levitare e attraversare le pareti, accrescendo così la sensazione di "sognare".
"Missing Time" (Tempo mancante, o vuoto temporale), amnesie, specialmente di un’ora o più.
Il periodo di "missing time" di solito si verifica dopo un avvistamento UFO ed in genere, sotto regressione ipnotica, affiorano ricordi di entità che prelevano il soggetto e lo esaminano fisicamente, cancellando poi il ricordo dell’accaduto dalla sua mente. Non è raro che al ricordo originale venga sostituito un ricordo-schermo ("screen memory"), fatto di immagini realistiche e che costituiscono un evento fittizio e banale a copertura di un certo lasso di tempo mancante, mentre altre volte nella mente del soggetto viene lasciata memoria del vuoto temporale.
Fra i "patterns" di "località", le persone in questione vengono prese dall’abitacolo della loro auto (per lo più in posti isolati), dal proprio letto, o finanche in bicicletta o a passeggio. Ne consegue che l’abduction può avvenire ovunque e che non c’è immunità geografica.

ELEMENTI CARATTERISTICI
Paralisi: il soggetto prova la sensazione di essere paralizzato e di giacere su una superficie dura, senza potersi muovere. A volte nell’ambiente si manifestano luci brillanti e si avverte la presenza di altri esseri.
Essere spiati: il soggetto sente di essere osservato, da qualcosa di indefinibile.
Sogni lucidi: il soggetto vive sogni lucidi, particolarmente intensi e riferisce di essere stato capace di volare e attraversare superfici solide, come le mura di casa.
Luci blu: durante il recupero dei ricordi originali, sotto ipnosi, ricorre l’immagine di una diffusa luce blu.
Simboli: a volte il soggetto menziona strani simboli, lettere o disegni incomprensibili, che in contatti successivi vengono illustrati dai presunti ET.
Esseri non Umani: il soggetto spesso sogna esseri le cui fattezze variano dallo stereotipo del Grigio (alto circa un metro e venti, macrocefalo e grandi occhi ovali neri), a spettrali figure alte e incappucciate, al tipo Nordico, biondo con penetranti occhi azzurri.
Insonnia: in particolare concomitanza con le ore centrali della notte, verso le 3.00, è comune l’insonnia. Il soggetto entra in uno stato di tensione, perché nel cedere al sonno teme il ripetersi dell’esperienza. Non di rado appaiono sfere di luce o lampi di luce blu al di là di una finestra o verso il soffitto.
Suoni e Ronzii: manifestazioni acustiche di origine ignota, simili ad impulsi, ticchettii o frequenze acutissime, talvolta meccaniche.
Richiami: alcuni addotti sentono di doversi recare in luoghi a loro sconosciuti, e spesso ben specifici.
Luoghi: il soggetto sogna grandi città di cristallo o di acciaio con edifici di foggia strana, cieli dal colore innaturale, o l’interno di sale dalle pareti metalliche dotate di apparecchiature futuristiche. Frequentemente il soggetto riferisce di essersi trovati di fronte allo schermo di un video o di un computer, in cui "qualcuno proietta" immagini di avvenimenti.
Visioni: chiudendo gli occhi nel desiderio di addormentarsi, di colpo si manifestano immagini di alieni di vario genere accanto al letto, o di UFO, che svaniscono riaprendo gli occhi.

EFFETTI FISICI
RISULTANTI DALLE ABDUCTIONS
Cicatrici o segni: si evidenziano soprattutto nella zona della bocca, del naso, dietro o nelle orecchie, sui genitali o sotto il ginocchio e nelle mani.
Bruciature inspiegabili: idem.
Dolori: frequenti quelli alla schiena o al collo, o ai genitali.
Per le donne: gravidanze apparenti (isteriche, secondo la medicina) e sparizione del feto prima del parto. Le fenomenologie sono talvolta accompagnate da sogni vividi in cui la donna viene fatta partorire anzitempo da qualcuno, spesso esseri non umani.
Sinusiti croniche: il blocco, o la sensazione di occlusione nasale, sono frequenti, talvolta in associazione ad epistassi (perdite di sangue).
Fobie: in particolare nei confronti degli occhi neri o di creature (anche animali) con occhi neri e grandi, come gufi e foche. Si palesano fobie nei confronti degli ambienti ospedalieri e delle procedure mediche. Tipiche quelle verso gli insetti e alcuni rumori meccanici, nonché disagio di fronte a film o altre rappresentazioni di tipo apocalittico.
Emorragie: tipiche quelle nasali e dalle orecchie, e per le donne talvolta in aree genitali.
Mal di testa: è un altro sintomo piuttosto frequente, talvolta accompagnato da perdita dell’equilibrio e malumore.
Corpi estranei: si manifestano sottocute. Di norma sono duri e sferoidali, e non superano il mezzo centimetro. Ad una analisi medica superficiale possono apparire come inusuali depositi calcarei o comunque litici, mentre una volta estratti rivelano una composizione minerale anomala. Forse si tratta di impianti di origine aliena.

CONSEGUENZE POST-ABDUCTIONS
• Potenziamento di facoltà psichiche quali telepatia, preveggenza e l’evidenziarsi della capacità di emettere energia curativa (pranoterapia).
• Improvvisa tendenza alla protezione ambientale, al vegetarianesimo e al rispetto della natura in genere. Spesso ci si associa a cause comunitarie, ispirazioni, credo e tendenze New Age, sviluppando un profondo senso civile.
La sensazione di avere un compito da portare a termine risulta parte integrante del post-incontro.
• Intenso interesse negli UFO e fenomeni associati, nonché il desiderio di apprendere argomenti inerenti la scienza, l’astronomia e la magia.
• Frequentazione di corsi di Yoga, di meditazione o di arti marziali, quasi a cercare una disciplina mediante la quale "allineare" e riequilibrare mente, corpo e spirito.
• Irresistibile necessità di scoprire di più su se stessi e sul cosmo.
• Sensazione dell’imminenza di un disastro di dimensioni bibliche, coincidente con la fine del mondo conosciuto e con l’inizio di un mondo nuovo.
• Problemi nella sfera sessuale, forse derivanti da alcune procedure riproduttive o ispezioni dell’area genitale.
• Interazione con gli apparecchi elettrici ed elettronici (computers): interferire in qualche modo con le trasmissioni televisive, dare o prendere la scossa, apparecchi elettrici che si spengono o si accendono da soli in presenza del soggetto.
• Sensazione di essere in parte alieno, o comunque il sentirsi diversi dalla gente comune, con gusti e abitudini inusuali.
• Forte tendenza antisociale che, unita all’insorgere della passione per la natura, può portare a vivere in campagna o in montagna.
12:57
Scritto da: furor-draconis
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15/03/2010
Simon Mago - la vita

Chi era Simon Mago?
Le prime notizie su Simon Mago le troviamo negli Atti degli Apostoli:
«Or vi era un tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un qualcosa di grande.
Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: Questi è la “potenza di Dio”, quella che è chiamata “la Grande”» (Atti degli Apostoli, 8, 9-10).
Da questo passo si traggono le seguenti conclusioni:
1) Simone, ancora prima di essere battezzato da Filippo, annunciava un insegnamento dal carattere esoterico, secondo cui l’uomo iniziato ai misteri è “potenza di Dio”; il termine “potenza di Dio” attribuito a Simone e a quanti seguivano i suoi insegnamenti denota il carattere antropoteistico della sua dottrina: l’uomo, che partecipa della natura di Dio, diventa “potenza di Dio” quando viene iniziato ai sacri misteri.
2) Simone dava un certo credito alle arti magiche.
Queste due caratteristiche, cioè il carattere esoterico della dottrina di Simone e l’uso delle arti magiche, ci fanno pensare che Simone fosse un “mago” nel senso più arcaico del termine, cioè uno degli ultimi sacerdoti dell’antico zoroastrismo ebraico.
Filippo, autore di un Vangelo gnostico recentemente ritrovato a Nag Hammadi, è giunto in Samaria a diffondere l’insegnamento esoterico di Gesù Barabba, un insegnamento molto simile a quello di Simon Mago anche se più maturo, proprio nello stesso periodo in cui Simone aveva iniziato a diffondere i propri insegnamenti. Simone si è reso conto immediatamente della continuità esistente tra la tradizione di cui egli era portatore e gli insegnamenti di Gesù e ha deciso di abbracciare l’insegnamento salvifico proposta dalla Gnosi cristiana:
«Simone credette anche lui; e, dopo essere stato battezzato, stava sempre con Filippo» (Atti degli Apostoli).
La restante parte di questo passo degli Atti è costituito esclusivamente da una collezione di calunnie rivolte a Simon Mago e, indirettamente, a Filippo.
Queste calunnie sono espressione della lotta tra la comunità essena di Giacomo (la “Chiesa di Gerusalemme”), di cui Filippo - uno dei “superapostoli” di cui parla in maniera sprezzante Paolo - era uno dei principali esponenti, da un lato e Pietro e Paolo dall’altro.

Simon Mago a Roma
Gli Atti di Pietro ci riferiscono che non molto tempo dopo questi fatti Simone si è recato a Roma, probabilmente mandato da Filippo e da Giacomo nel tentativo di allontanare l’eresia paolina dalla comunità cristiana di quella città.
I principali esponenti della comunità cristiana di Roma, in particolare il senatore Marcello, gli hanno prestato ascolto e, per un certo periodo di tempo, egli ha potuto tranquillamente diffondere l’insegnamento esoterico che aveva ricevuto dall’apostolo Filippo e che egli stesso aveva ulteriormente arricchito.
Nerone e la gnosi simoniana
Nerone è venuto a conoscenza degli insegnamenti di Simone, come di quelli di Paolo e Pietro, dal senatore Marcello e - come ci rivelano gli Atti di Pietro - finché nella comunità cristiana è rimasto egemone l’insegnamento gnostico di Simone ha deciso di non intervenire.
Negli Atti di Pietro e Paolo è riportata una tradizione antichissima secondo cui Nerone, venuto a contatto con Simon Mago, avrebbe accolto il suo insegnamento gnostico. Naturalmente gli Atti, scritti più di cento anni dopo i fatti, riportano una tradizione che per lungo tempo è stata trasmessa solo per via orale all’interno della comunità cristiana di Roma e che quindi ha subìto notevoli deformazioni soprattutto legate all’intento di demonizzare Simone, i suoi seguaci e lo stesso Nerone. Questa tradizione, come tutte le tradizioni di questo genere, però, ha comunque un fondamento storico reale.
Ecco come gli Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo attribuiti dalla tradizione al senatore Marcello ci descrivono l’incontro tra Nerone e Simon Mago:
«E così la parola giunse al Cesare Nerone il quale ordinò di condurre da lui Simone Mago.
[35] Entrato si pose davanti a lui e, essendogli complice il diavolo, cominciò a cambiare forma tanto che divenne improvvisamente un bambino, poi, dopo un poco un vecchio, e quindi un giovane. A tal vista Nerone ritenne che fosse davvero figlio di Dio» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo, 34-35).
Da questo passo risulta evidente che Nerone riteneva che Simon Mago fosse portatore di un insegnamento divino rivolto a pochi uomini dotati di un cuore divino, i cosiddetti “eletti”. Egli stesso probabilmente sentiva di essere uno di questi uomini di cui parlava Simone portati per natura alla conoscenza del proprio cuore divino. In questo senso, Nerone riteneva che Simone, in quanto portatore di una nuova via alla conoscenza, “fosse davvero figlio di Dio”.
L’aristocrazia senatoria, però, ha visto in questa simpatia di Nerone per l’insegnamento esoterico di Simon Mago un tentativo dell’imperatore di affermare il carattere divino della propria natura spirituale. In effetti, una dottrina come quella di Simone, secondo cui certi uomini depositari di un insegnamento segreto - gli gnostici - partecipavano della natura divina, poteva apparire funzionale al rafforzamento del potere dell’imperatore.
La calunnia rivolta dalla aristocrazia senatoria a Nerone, secondo cui egli si considerava un Dio, affondava le proprie radici nello sgomento che aveva colpito i senatori, quando hanno preso coscienza che l’imperatore aveva abbracciato un insegnamento segreto, la gnosi simoniana, che affermava la natura divina dell’essere umano. Per gli aristocratici, dunque, Nerone vedeva nella dottrina di Simone secondo cui gli uomini pneumatici partecipano della natura divina un modo per affermare la natura divina dell’imperatore, l’”uomo pneumatico” per eccellenza, e una giustificazione teologica del carattere divino del proprio genio. In conclusione, i senatori temevano che Nerone abbracciando la dottrina di Simone giungesse ad affermare che il proprio potere era strettamente legato al carattere divino della propria natura.
In realtà si trattava solo di calunnie: Nerone, un imperatore estremamente moderno per i suoi tempi, si dimostrava semplicemente molto attento ai cambiamenti culturali in atto nella società romana, in cui si stavano diffondendo numerosi culti misterici di origine orientale, diffusi soprattutto tra i militari (si pensi al culto di Mitra) e le classi sociali subalterne. Gli aristocratici vedevano in questi culti un pericolo per i valori tradizionali della società romana e per la propria stessa esistenza in quanto classe sociale dominante.

La morte di Simon Mago
Simon Mago nel periodo in cui stava a Roma risiedeva nella casa del senatore Marcello, che in un primo momento era entrato a far parte della comunità cristiana e con ogni probabilità teneva informato Nerone su quanto avveniva all’interno di quella setta, mentre in un secondo momento, sotto la spinta dell’ammirazione dell’imperatore per le idee della gnosi simoniana, era entrato a far parte del gruppo gnostico che faceva capo a Simon Mago.
Ora, Marcello, in un momento di alta tensione politica tra l’aristocrazia senatoria, di cui egli era un importante esponente, e l’imperatore, il cui potere era sempre più vacillante, con l’intento di colpire l’uomo che aveva permesso, a giudizio degli aristocratici, a Nerone di affermare l’origine divina del proprio spirito e del proprio potere, ha fatto bastonare Simon Mago e lo ha consegnato ai cristiani che facevano capo a Pietro e Paolo, che per ordine di Pietro lo hanno buttato giù da una torre:
«E cadde dall'aria spezzandosi una gamba in tre punti. Allora gli tirarono addosso delle pietre e ciascuno se ne ritornò a casa sua; e tutti ormai credettero in Dio.
[3] Uno degli amici di Simone, il cui nome era Gemello, che aveva una moglie greca e dal quale Simone aveva ricevuto molto, sopraggiunse poco dopo da un viaggio e, vedendolo con una gamba spezzata, gli disse: “Simone, se la forza di Dio è spezzata, lo stesso Dio del quale tu sei la forza non sarà forse un'illusione?”.
Ed anche Gemello corse al seguito di Pietro, dicendogli: “Anch'io ti supplico di essere tra coloro che credono in Cristo”. Pietro rispose: “E chi sarà contrario, fratello mio? Vieni e prendi posto tra noi”.
[4] Simone, nella sua sciagura, trovò uomini che lo portarono, su di una lettiga, da Roma ad Ariccia, ove soggiornò e donde fu poi condotto a Terracina presso un certo Castore, che era stato bandito da Roma sotto accusa di magia: qui fu amputato, e qui trovò la sua fine Simone, angelo del diavolo» (Atti di Pietro – Ms. di Vercelli).
La notizia della morte di Simon Mago ha sconvolto Nerone, che ha fatto conservare per alcuni giorni il corpo del grande maestro gnostico in modo tale da potergli rendere le dovute onoranze funebri:
«Nerone […] ordinò di conservare con cura per tre giorni il corpo di Simone» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).
La morte di Pietro
La cosa più importante, però, è che dagli Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo traspare il motivo della condanna a morte di Pietro.
Nerone ha riconosciuto in Pietro il mandante dell’omicidio di Simon Mago:
«Nerone gli domandò: "Chi ti ha permesso di compiere un tale misfatto?". Pietro rispose: "La sua contenzione, la sua mentalità malvagia e le sue bestemmie lo hanno condotto alla rovina". Nerone disse: "Mi siete persone sospette, perciò vi farò perire malamente". Pietro rispose: "Ciò che avviene non è quanto tu desideri, bensì è necessario che si adempia quanto ci ha promesso Cristo."» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).
La conferma finale del fatto che Pietro è stato condannato per omicidio ci viene dalle parole del prefetto Agrippa:
«Il prefetto Agrippa rispose: "A quanto mi pare, ritengo giusto che a Paolo sia recisa la testa come irreligioso, mentre Pietro, che è anche reo di omicidio, sia innalzato in croce". Nerone rispose: "Hai giudicato egregiamente"» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).
Da un punto di vista politico, per l’aristocrazia senatoria, che aveva consegnato Simon Mago in mano ai cristiani, il linciaggio di Simone rappresentava un attacco all’idea stessa che un uomo, in questo caso l’imperatore, potesse partecipare della natura divina.
Per Nerone il linciaggio di Simone, per i motivi che lo hanno indotto, rappresentava una rivolta contro lo Stato, che doveva essere repressa con la massima durezza.
Lo studio attento delle tradizioni cristiane più antiche riportate negli Atti apocrifi però ci fa trarre la conclusione che la cosiddetta persecuzione dei cristiani realizzata da Nerone sia consistita solo nell’esecuzione di quanti hanno partecipato al linciaggio di Simon Mago, come attestato anche dal seguente passo:
«[2] Ma nella notte vide un uomo che lo fustigava dicendo: "Nerone, tu non puoi ora perseguitare o fare perire i servi di Cristo! Astieniti dunque dallo stendere la mano contro di essi". Spaventato da una tale visione, Nerone lasciò stare i fratelli anche nel tempo in cui Pietro aveva abbandonato la vita» (dal Martirio di Pietro).
La crocifissione a testa in giù di Pietro, ci fa pensare che Nerone lo abbia condannato ad un supplizio degno di uno che capovolge la verità, cioè di un eretico. In effetti, per gli esseni di Giacomo come per gli gnostici di Simon Mago, Pietro era nulla più che un eretico.
21:00
Scritto da: furor-draconis
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14/03/2010
La Sfinge fu costruita quando l'Egitto era un paradiso tropicale

Se c'è un monumento che rappresenta il simbolo stesso di tutto ciò che è "mistero", questo è senza dubbio la Sfinge.
Quella di Giza naturalmente, il colossale manufatto che da millenni veglia sulle piramidi più grandi e famose del mondo.
Il volto umano con lo sguardo fisso ed enigmatico, il massiccio corpo di leone, alto come un palazzo di sei piani, da sempre esercitano un fascino magnetico, sui cultori dell'esoterismo in genere e su tutti gli appassionati di egittologia.
Ci si chiede chi fu veramente a costruire quel colosso, e quale fu la vera ragione per cui venne costruito.

Si indaga sulla sua struttura, sull'esistenza di misteriose camere sotterranee che conterrebbero segreti inimmaginabili. Si vagheggia sul suo potere magico, sulla sua capacità di influenzare le menti di coloro che si soffermano a contemplarlo.
Eppure per gli archeologi il monumento più suggestivo dell'intero Egitto, non ha proprio nulla di misterioso. Ufficialmente infatti, la grande Sfinge fu realizzata intorno al 2520 a.C., sotto il regno del faraone Chefren, lo stesso a cui è dedicata una delle piramidi della piana di Giza (la seconda in ordine di grandezza).
Secondo un'antica tradizione gli architetti di Chefren, che erano intenti a realizzare per il loro sovrano un colossale complesso funerario, si accorsero che verso la fine dei lavori di costruzione della piramide, al centro della cava utilizzata per estrarre i grandi blocchi di calcare, era rimasta una collinetta che rischiava di turbare dal punto di vista estetico l'insieme architettonico appena realizzato.

Il caso volle che la bassa collinetta avesse la forma di un leone, simbolo della potenza regale del faraone. Così gli architetti modellarono la parte superiore di quello sperone roccioso nelle fattezze di Chefren e completarono il lavoro scolpendo il corpo di leone.
Basta però dare un'occhiata da vicino a questo monumento per capire che questa ipotesi non è del tutto convincente. Riesce difficile infatti pensare che un simile colosso sia stato concepito solo per mascherare un'antiestetica collinetta.
Per molti studiosi il significato religioso della grande Sfinge è ancora in parte oscuro. Così come oscure rimangono le vere ragioni della sua costruzione ossia l'impulso che spinse a questa creazione.
Sappiamo che un migliaio di anni dopo l'epoca di Chefren la statua cominciò ad essere identificata con il dio Harmakhi ("Horo sull'orizzonte") e venerata come simbolo del sole che nasce. Ma oltre a questo non sappiamo altro.

Il monumento ha subìto diverse traversie nel corso dei secoli. E' stato di volta in volta ricoperto dalla sabbia e successivamente dissotterrato. Come accadde nel XV secolo a.C. quando, secondo quanto narra la leggenda, il futuro faraone Tutmosi IV si addormentò sotto il colosso, all'epoca per metà sepolto dalla sabbia.
La statua gli si rivolse in sogno con queste parole: "liberami dalla sabbia e diventerai re". Tutmosi fece effettivamente dissotterrare la sfinge e in breve tempo divenne faraone.
Da allora le traversie del colosso egiziano sono state molteplici. All'epoca della dominazione araba, dal 400 al 1600 d.C. la sabbia lo ricoprì ancora per metà. Gli arabi temevano il suo enigmatico volto tanto che ribattezzarono il monumento "il padre del terrore".

Sempre sotto la dominaione araba venne provocato il più vistoso danno alla struttura. Non sono ancora ben chiare le responsabilità ma sta di fatto che intorno all'VIII secolo d.C. il naso viene seriamente danneggiato, forse a opera di un emiro fanatico o forse per colpa dei Mamelucchi.
In realtà, a parte i danni provocati in quel periodo, va detto che la Sfinge ha sofferto fin dall'inizio di un male cronico. Il progressivo sgretolamento della roccia calcarea di cui è fatta ne ha infatti segnato il destino e solo oggi vengono presi provvedimenti per limitare i danni e conservare la struttura per i posteri.

LA SFINGE SOTTO LA PIOGGIA
Nonostante la sicurezza degli archeologi sull'origine della Sfinge, c'è chi mette in dubbio il fatto che fu Chefren a farla costruire. A sollevare la questione in tempi recenti è stato l'egittologo John Anthony West, autore del libro "Serpent in the sky".
West è convinto che la Sfinge sia stata solo ritoccata all'epoca di Chefren. Questo faraone si sarebbe impadronito della paternità del monumento, il quale sarebbe in realtà molto più antico. A sostegno della sua tesi West ha portato all'attenzione degli studiosi due indizi molto interessanti.
Per prima cosa ha provato che il volto umano scolpito e attualmente visibile è nettamente sproporzionato rispetto al corpo di leone, il che significa che originariamente tale volto doveva raffigurare qualcos'altro, forse proprio una testa leonina.

Inoltre lo stato di erosione della Sfinge unitamente a quello delle pareti dell'enorme depressione in cui giace da millenni, proverebbe che il monumento e la zona circostante sarebbero stati sottoposti all'azione dell'acqua e non come si era pensato finora, a quella della sabbia.
Ciò significa che la Sfinge fu eretta in un periodo antecedente l'apparizione della civiltà egizia, un periodo in cui la piana di Giza e tutto il delta del Nilo avevano un clima molto diverso da quello attuale. A quell'epoca piogge battenti diluivano la roccia calcarea circostante, creando scanalature che fino a poco tempo fa si ritenevano causate dall'erosione del vento.
Per giungere a questa conclusione West si è servito dell'apporto professionale di un geologo molto esperto: il dottor Robert Schoch. Schoch ha osservato che la Sfinge e il recinto in cui è contenuta presentano una combinazione di profonde fessure verticali e insenature orizzontali ondulate che sono una prova lampante di quello che succede a una costruzione di pietra calcarea quando viene sferzata dalla pioggia per migliaia di anni. Ma se è così, quando sarebbe stata costruita la Sfinge?

Se ci basiamo sui dati della paleoclimatologia scopriamo che nella regione egiziana vi furono anticamente due periodi piovosi che potrebbero essere stati la causa dell'erosione riscontrata a Giza. Il primo periodo è compreso tra il 5.000 e il 7.000 a.C. all'epoca del Subpluviale Neolitico, il secondo precede il 10.000 a.C. Schoch propende cautamente per la prima ipotesi e già questo sarebbe un motivo sufficiente per gettare lo scompiglio nelle teorie ufficiali degli egittologi.
West, invece è convinto che la data giusta sia la seconda e che quindi ancora una volta ci troviamo di fronte a un indizio che ci fa pensare al mito di un'antica civiltà perduta e che ci riporta alle teorizzazioni degli studiosi Hancock e Bauval (autori del best seller Impronte degli dei), i quali identificano questa civiltà perduta con Atlantide. Se West ha ragione, la Sfinge di Giza potrebbe rappresentare un manufatto costruito proprio dai membri di questa civiltà.

IL PASSAGGIO SEGRETO
Gli archeologi ufficiali naturalmente hanno subito contestato questa teoria. Ma anche loro si sono dovuti arrendere all'evidenza che dopotutto un mistero la Sfinge lo custodisce davvero. Si tratta di un condotto che dalla parte posteriore della scultura si inoltra per qualche metro nel sottosuolo terminando improvvisamente in un fondo cieco.

Questo passaggio fu scoperto dall'archeologo Emile Baraize già nel 1926 ma fu poi dimenticato. Nel 1994 uno degli operai che avevano assistito alla scoperta, ne ricordò l'esistenza e in effetti il condotto fu in un certo senso riscoperto. Quale è stata la sua funzione? C'è chi sostiene che si tratti solo di una sorta di condotto di servizio realizzato dagli operai durante i lavori di costruzione del colosso. Ma c'è anche chi è convinto che il passaggio interrotto prosegua sempre più in profondità fino ad arrivare sotto o forse addirittura dentro alla Grande Piramide, in una stanza segreta.
E c'è infine chi sostiene che il passaggio conduca a una gigantesca camera sotterranea dove sarebbero custoditi i segreti di un'antica civiltà scomparsa.
21:00
Scritto da: furor-draconis
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13/03/2010
Mount Rainier - il primo incontro con gli UFO

Nel primo pomeriggio di martedì 24 giugno 1947, una splendida giornata di sole, l'uomo d'affari e pilota civile trentaduenne Kenneth Arnold decollò con il suo piccolo monomotore (un Callair triposto) dalla cittadina di Chehalis (Stato di Washington, nord-ovest degli USA), diretto a Yakima, 175 Km ad est.
Verso le 15, mentre si avvicinava alle Cascade Mountains, lampi di luce investirono l'aereo e Arnold scorse sulla sua sinistra nove strani oggetti volanti che si stagliavano sul fondo della catena montuosa, uno dietro l'altro in formazione a scala (il primo a quota più alta, l'ultimo alla più bassa). La loro traiettoria, nord-sud, era perpendicolare a quella ovest-est da lui seguita e procedevano in modo bizzarro, velocissimi.

Che si trattasse di oggetti circolari, come si legge nella letteratura ufologica, non è del tutto esatto. Infatti Arnold specificò che "non avevano coda" e nel suo rapporto inoltrato all'ATIC li disegnò a forma di "tacco". In illustrazioni successive, ancora in base alla sua descrizione, risultarono invece a forma di "luna crescente" oppure di disco con un foro centrale e con una sorta di tacca su circa metà della circonferenza.
Gli oggetti, disse Arnold, oscillavano come "natanti in acque mosse", o "code di aquilone agitate dal vento", o "anitre collegate fra loro da un filo invisibile" (nel senso che l'oscillazione del primo oggetto sembrava propagarsi automaticamente a tutti gli altri). I lampi che avevano investito Arnold erano stati prodotti dalla luce solare che si rifletteva a intermittenza sulla loro superficie quando, inclinandosi, si presentavano di piatto anziché di taglio.

Gli oggetti "serpeggiavano" fra i picchi montuosi, il che permise ad Arnold di localizzarli proprio sulle Cascade Mountains (da cui egli distava circa 35-40 chilometri). Davanti a lui si ergevano le vette dei monti Rainier e Adams e Arnold pensò di cronometrare il tempo impiegato dai misteriosi oggetti per superare la distanza di 75 chilometri fra le due cime: 1 minuto e 42 secondi. Ciò significava che andavano a 2700 km/h, una velocità incredibile per l'epoca.
Il testimone valutò le loro dimensioni a colpo d'occhio: diametro di circa 15 metri, e spessore un ventesimo della superficie. L'osservazione durò in tutto circa 3 minuti. Arnold perse di vista gli oggetti quando superarono, verso sud, la cima del monte Adams.

Arnold giunse a Yakima alle ore 16 e riferì il suo avvistamento al comandante dell'aeroporto, il quale suggerì una spiegazione che sul momento parve convincente: forse si era trattato di "missili guidati" provenienti dalla base di Moses Lake. Quindi riprese il suo volo fino a Pendleton, nell'Oregon, dove numerose persone, informate da Yakima, lo stavano aspettando, ma contrariamente a quel che si è creduto per molti anni, non c'erano giornalisti.
La notizia dell'avvistamento fu diffusa personalmente dal pilota il pomeriggio del giorno successivo al quotidiano di Pendleton "East Oregonian". Fu proprio allora che, nel descrivere il movimento degli oggetti, Kenneth Arnold ricorse al paragone che avrebbe fatto storia: "volavano - disse - come piatti che rimbalzano sull'acqua". Nel dispaccio che fu poi trasmesso all'Associated Press, il cronista William Bequette equivocò il pensiero di Arnold e usò il termine "piatti" per alludere alla forma anziché al moto degli oggetti.

Così il giorno dopo, sui giornali, essi furono battezzati "piatti volanti".
La notizia suscitò scalpore fra la gente e sconcerto a livello delle autorità militari USA. Rivelatesi infondate le ipotesi di "missili guidati" e quella di un'invenzione del testimone (le cui credenziali risultarono ineccepibili), si cercò di spiegare il fatto come un errore di percezione visiva. Forse Arnold aveva visto soltanto dei jet: alla distanza da lui calcolata, oggetti delle dimensioni di 15 metri non avrebbero potuto essere distinguibili nei particolari.
Ma questa tesi, sostenuta dal dr. Hynek quando era consulente dell'USAF, non considerava che le stime di Arnold, per sua stessa ammissione, erano approssimative. Il problema della forma, della velocità e del modo di volare dei "piatti" - assodate la sincerità e la competenza del testimone - non appariva facilmente risolvibile.

Egualmente sterili si rivelarono le teorie del prof. Donald Menzel: nel suo primo libro ("Flying Saucers", 1953) parlò di "nubi di nevischio" trasportate dal vento; nel secondo ("The World of Flying Saucers", 1963) invocò invece il "miraggio"; nel terzo ("The UFO Enigma", 1977) suggerì infine l'idea delle "gocce di condensazione" sul finestrino dell'aereo.
Nessuna di queste tesi è sostenibile se non presupponendo l'incompetenza del testimone o ignorando certe parti del suo rapporto, tant'è che l'USAF non le prese mai sul serio, classificando il caso Arnold come "inspiegato".
Nel 1995 sono emersi due documenti ufficiali che fugano ogni dubbio circa la realtà dell'osservazione di Arnold. Si tratta di una lettera inviata all'Air Force nell'agosto 1947 da un prospettore minerario, Fred Johnson; e di un rapporto dell'FBI sull'affidabilità del testimone. Johnson il 24 giugno 1947 (lo stesso giorno, alla stessa ora e nella stessa località del caso Arnold), aveva visto degli strani oggetti volanti nella zona delle Cascade Mountains, e al loro passaggio la sua bussola era andata in tilt.

Johnson vide da terra gli stessi UFO che Arnold aveva osservato dal cielo. Le due testimonianze quindi si confermano e si completano a vicenda. L'avvistamento di Johnson, la cui credibilità è stata suffragata proprio nel rapporto dell'FBI, venne classificato dall'Air Force come "inspiegato".
L'episodio di Kenneth Arnold resta, per importanza e validità, il punto di partenza della moderna ufologia.
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12/03/2010
NOMI DIABOLICI

MOLOCH - è la fatalità che divora i bambini.
SATANA e NISROCH - sono gli dei dell’odio, della fatalità o della disperazione.
ASTARTE, LILITH, NAHEMA, STAROT - sono gli dei dell’aborto e della dissolutezza.
ADRAMELECH - è il dio dell’assassinio.
BELIAL - quello dell’eterna rivolta e dell’anarchia.
Il vero nome di Satana, secondo i cabalisti, è quello di Jehovah a rovescio, poiché Satana non è un dio nero, ma la negazione di Dio.
Il diavolo è la personificazione dell’ateismo o dell’idolatria.
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11/03/2010
NOMI DIVINI

I cabalisti servono il tetragramma divino in quattro maniere principali:
JHVH
che non pronunciano ma che sillabano: Jod, he vau hé, e che noi pronunciamo Jehovah, contrariamente a qualsiasi analogia, poiché il tetragramma figurato in questa maniera sarebbe composto da sei lettere.
ADNI
che pronunciamo Adonai, che significa Signore.
AHIH
che pronunciamo Eieie, che significa Essere.
AGLA
che si pronuncia come si scrive, e che in senso geroglifico racchiude tutti i misteri della cabala.
In effetti la lettera Aleph è la prima dell'alfabeto ebraico; esprime l'unità e in senso geroglifico rappresenta il dogma di Ermete: "Colui che è superiore è analogo a colui che è inferiore." Infatti questa lettera è come due braccia una delle quali indica la terra e l'altra il cielo con gesto simile.
La lettera Ghimel è la terza dell'alfabeto ed esprime numericamente il ternario e geroglificamente il parto, la fecondità.
La lettera Lamed è la dodicesima ed esprime il ciclo perfetto. Come segno geroglifico rappresenta la circolazione del moto perpetuo e il rapporto del raggio e della circonferenza.
La lettera Aleph ripetuta è l'espressione della sintesi.
Allora il nome AGLA ha i seguenti significati:
L'unità che per mezzo del ternario adempie il ciclo dei numeri per ritonare all'unità;
Il principio della fecondità della natura che è tutt'uno con essa;
La verità prima che feconda la scienza e la riconduce all'unità;
La sillessi, l'analisi, la scienza e la sintesi;
Le tre persone divine che sono un Dio solo. Il segreto della grande opera, ossia la fissità della luce astrale attraverso una sovrana emissione di volontà è ciò che gli adepti raffiguravano con un serpente trafitto da una freccia che formava con essa la lettera Aleph.
Poi le tre operazioni, dissolvere, sublimare, fissare, che corrispondono alle tre sostanze necessarie, sale, zolfo, e mercurio, il tutto espresso dalla lettera Ghimel.
Poi le dodici chiavi di Basile (Valentino) indicate da Lamed.
Finalmente l'opera è completata in modo conforme al suo principio, e che riproduce il principio stesso.
Saper leggere questa parola e pronunciarla significa comprendere i misteri e tradurre in azioni queste conoscenze assolute, ossia avere la chiave delle meraviglie.
Per pronunciare il nome di AGLA in senso cabalistico significa subire tutte le prove dell'iniziazione e portarne a compimento tutte le opere.
Il nome di Jehovah si scompone in settantadue nomi esplicativi che chiamiamo Schemhamphoras. L'arte di usare questi settantadue nomi e di trovarne le chiavi della scienza universale è ciò che i cabalisti hanno chiamato le clavicole di Salomone.
Infatti dopo le raccolte di evocazioni e di preghiere con questo titolo, troviamo normalmente settantadue cerchi magici che formano trentasei talismani. Ciascuno di questi trentasei talismani porta due dei settantadue nomi con il segno emblematico del loro numero e di quello delle quattro lettere del nome di Jehovah alla quale corrispondono.
Questo ha dato luogo alle quattro decadi emblematiche del tarocco:
il bastone che raffigura Jod, la coppa lo hé, la spada il vaf e il danaro lo hé finale.
Le tradizioni popolari della magia dicevano che colui che possedeva le clavicole di Salomone era in grado di parlare con gli spiriti di tutti i generi e di farsi obbedire da tutte le forze della natura.
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10/03/2010
Il drago

Lo zoroastrismo in Persia e il cristianesimo in occidente ne hanno fatto un simbolo del male, ma per molti popoli il drago è stato essenzialmente un simbolo di potere, di fertilità ed energia.
Pensiamo ad esempio alla Cina, dove il Grande Drago era considerato il protettore dell'Impero, in quanto, come scrive Alfredo Cattabiani, "emblema dell'energia cosmica che regge e attraversa gli elementi, principio attivo e demiurgico, verbo creatore che sputa le acque primordiali o l'Uovo del mondo".
Secondo le credenze cinesi egli governa la pioggia e i venti, provvede alle inondazioni dei grandi fiumi che fertilizzano la terra, cura e rende fertili le acque dolci e quelle marine. Del resto in molti altri Paesi, anche europei, alcune leggende pongono il drago a protezione di sorgenti, laghi, fiumi e mari.

Questo animale fantastico lo si ritrova in effetti in molti miti e tradizioni dei Paesi eurasiatici, spesso assimilato al serpente. Rappresenta una forza sotterranea, il potere della terra e delle acque generatrici di vita. Il fatto che possieda le ali è un indizio del suo dominio sull'aria, mentre il fuoco che esce dalla sua bocca gli da il potere di bruciare le impurità.
Egli emerge dal caos e, come "uroboros", il serpente che si morde la coda, rappresenta la continuità infinita, l'eterno ritorno.
Molte leggende raccontano di un drago o di un serpente primordiale che all'inizio dei tempi viene affrontato e sconfitto dal Dio della Luce, che dai suoi frammenti crea il cielo e la terra, oppure lo relega nel mondo sotterraneo da cui era venuto.

Nella tradizione greco-romana era considerato di essenza divina, tanto che Svetonio lo chiama "divus draco". Era uno dei principali emblemi del sole. L'occhio del drago, che vigila e trafigge, partecipa della natura celeste dell'astro.
Si può ricordare a questo proposito che il verbo greco "dércomai" vuol dire vedere. Per questo motivo ha spesso il compito di custodire i templi, gli oracoli, i tesori.
Come quello posto a guardia del giardino delle Esperidi con i pomi d'oro dell'immortalità, che viene ucciso da Ercole, o quello affrontato da Giasone, che custodisce il vello d'oro nel mito degli Argonauti.

In entrambi i miti la lotta e la vittoria dell'eroe contro il drago può essere interpretata come una prova iniziatica per raggiungere l'immortalità o la conoscenza. La stessa cosa del resto avviene in molte leggende europee.
Pensiamo a Sigfrido, che uccide il drago che custodisce il tesoro dei Nibelunghi, e che si asperge poi del sangue nero dell'animale per rendere il suo corpo invulnerabile.
Un altro mostro della mitologia greca è quello ucciso da Cadmo, il fondatore della città di Tebe. Seguendo l'oracolo di Delfi egli giunse in Beozia, terra custodita da un drago sacro ad Ares.

Dopo aver sacrificato una mucca, l'eroe uccise la bestia e, consigliato da Atena, piantò i suoi denti nel terreno. Da quei denti nacquero i guerrieri armati che regnarono sui tebani.
I Celti lo consideravano pure emblema del potere divino. Secondo un'antica leggenda celtica, dall'inizio del mondo un grande serpente, con ali e corna, è sepolto sotto la terra.
Le sue spire si addentrano nelle viscere terrestri fin sotto il vasto Oceano e le sue ossa sostengono i monti più elevati. Il suo potere percorre il mondo ed è tanto più forte quanto più le sue ossa sono vicine alla superficie.

I Druidi, i saggi del mondo celtico, conoscevano le linee di quel potere e cercavano di utilizzarne l'energia. Quando i Celti giunsero in Europa nel II millennio a.C., esistevano già le grandi opere megalitiche (cromlech, menhir, dolmen) delle precedenti culture, che vennero da loro assorbite.
Fino a non molti anni fa si pensava che le grandi pietre erette fossero animate da poteri magici, che passando di li al plenilunio si guarisse dalle malattie e che queste pietre si trovassero alla confluenza di energie sotterranee, dove era possibile, in particolari momenti dell'anno, stabilire un contatto con l'aldilà.

Le energie telluriche e sotterranee erano incarnate proprio dal drago e i druidi traevano i loro poteri dalla conoscenza delle forze controllate dalle sue ossa.
In Bretagna il drago diventa nel tempo simbolo di potere dei re. Uno dei più famosi eroi del ciclo bretone è Uther Pendragon (Testa di Drago), il padre di Artù, che sul campo di battaglia possedeva dei poteri quasi magici.




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09/03/2010
Le Dame Bianche

Sono chiamate così (anche: Dame Velate) le figure femminili che, a partire sembra dal Quattrocento, compaiono talvolta nei castelli delle famiglie gentilizie, ad annunziare in genere eventi luttuosi. Infinite sono le testimonianze.
Il maresciallo Hindenburg ne vide una nel castello di Ostrau, nell' Anhalt, in cui era ospite, così realistica che egli le si inchinò presentandosi, e rimase stupefatto di vederla allontanarsi senza far cenno; seppe poi che caratteristica del fantasma era apparire agli ospiti del castello.

Fra tutte queste apparizioni, quella storicamente più famosa è forse la Dama Bianca degli Hohenzollern che apparve la prima volta nel 1486 nel castello di Bayreuth, e continuò poi a presentarsi in diversi castelli della famiglia sempre annunciando la morte d'un membro, fino a quella di Federico Guglielmo IV di Prussia nel 1861. Secondo la tradizione si identificherebbe con lo spirito della contessa Agnese di Orlamùnde.
Nella sua biografia di Maria Antonietta di Francia, il conte di Reiset racconta che fu vista una Dama Bianca nel castello di Darmastadt la notte prima della decapitazione della regina da parte dei rivoluzionari francesi, e ne da una descrizione tratta da una nota manoscritta del principe Giorgio di Assia: "il suo volto è livido, senza occhi, né naso, né bocca. Quando la si vede, lascia dietro di se tracce di colore scuro; i piedi e le braccia sono nascosti. Il corpo non è che un chiarore bianco-perla, che si leva in forma di piramide. Il corpo è circondato da una gorgiera di trine, su cui poggia l'ovale del viso".

Un famoso fisico scozzese, Sir David Brewster, fu testimone di una manifestazione del genere. Era ospite, insieme con la figlia, di un suo amico, il maggiore Stirling, nella sua tenuta a Kippensross.
Ogni notte, entrambi erano disturbati da rumori diversi e inesplicabili. Un mattino, la giovane Brewster scorse ai piedi della scalinata principale della magione una donna che le additava la porta dell'appartamento dei coniugi Stirling. I due, quando lo seppero, ne furono sconvolti perchè, secondo la tradizione di famiglia, ogni volta che quella larva indicava qualcuno, questi moriva entro l'anno.
Il maggiore e la moglie vennero uccisi in India, quello stesso anno, durante la rivolta dei Cipays.

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08/03/2010
Il male

Il male è un'esperienza e un'intuizione diretta. Una giovane donna viene picchiata; un vecchio aggredito all'improvviso; un ragazzo stuprato; un terrorista dirotta un aereo in volo; una grande nazione bombarda una popolazione civile.
Coloro le cui menti non han tendenze alla follia reagiscono subito davanti a tali azioni con giustificabile rabbia. Non si fanno astratti calcoli di filosofia etica quando si vede percuotere un bambino. Al livello più di fondo il male non è astratto. E' concreto e tangibile.
E' questa percezione diretta del male la cosa più importante. Ma anche fermarsi a riflettere sulla natura universale del male è cosa di grande momento. Cos'è il male? Cos'hanno in comune le azioni malvage?

Tradizionalmente i filosofi hanno identificato tre tipi di male:
- Il primo è il male morale, il male che si verifica quando un essere intelligente scientemente e deliberatamente infligge sofferenza a un altro essere senziente. Da questa categoria è escluso il dolore che per necessità un chirurgo infligge ad un paziente. Il problema non è il dolore fisico ma la sofferenza che implica una consapevolezza, una attesa e una paura del dolore senza conoscere alcuna buona ragione per cui si dovrebbe subire tale male.
- Il secondo tipo di male è il male naturale, la sofferenza provocata da processi naturali quali il cancro e i tornado. Alcuni sostengono astrattamente che i processi naturali non dovrebbero in realtà esser detti espressioni del male; ma ciò elude il problema, in quanto noi li avvertiamo direttamente come tali. Inoltre, il male naturale e quello morale si sovrappongono: un bambino può morire di fame in una carestia causata dalla siccità, ma se io avessi potuto salvarlo tenendo più disponibile il mio conto in banca, quel male è naturale o morale? Inoltre, se un Essere intelligente è responsabile dell'universo, la sofferenza dell'universo è responsabilità di quell'Essere, e anche qui il danno morale e quello naturale convergono.

- Il terzo tipo di male è il male metafisico, la necessaria mancanza di perfezione che esiste in ogni universo creato, dal momento che nessun universo può essere perfetto come lo è Dio.
Il male si trova in ordini diversi di grandezza. Qualche male è personale, come quando un individuo uccide un ragazzo. Un male è transpersonale, come quando una folla tumultuante lincia la sua vittima o un governo bombarda una città. Sembra non esservi un limite al male transpersonale: noi oggi mettiamo a rischio l'intera razza umana e la maggior parte della vita di questo pianeta con i nostri arsenali nucleari.
Può anche esistere un male extraplanetario: se esistono su altri pianeti esseri umani intelligenti e moralmente non integri, allora il male si estende al di là dell'umanità. Infine il male può estendersi oltre l'extraplanetario e raggiungere tutto l'universo. La propensione degli uomini a minacciare di distruzione l'intero pianeta, nella loro lotta contro questa o quella nazione o gruppo solitamente definiti come il nemico, può riflettere la volontà del Diavolo stesso, il Principe delle tenebre che sceglie consapevolmente di distruggere e rovinare l'universo tanto quanto può farlo. Infliggendo una sofferenza fine a se stessa e facendo il male per il male, il Diavolo è per definizione la personificazione del male universale.

Poche persone colte prendono oggi sul serio il concetto di Diavolo. Alcuni, in prospettiva relativistica, negano del tutto l'esistenza del male. Altri ammettono l'esistenza di azioni malvage ma non di individui malvagi. Altri ancora ammettono che delle persone possano essere malvage ma circoscrivono il male agli esseri umani. Storici e antropologi sanno, nondimeno, che gli assunti non verificati di una società ci parlano della società più che della loro stessa verità.
Spesso si pensa che nel mondo moderno l'idea di Diavolo sia passata di moda e quindi falsa - è l'obiezione secondo cui "il mondo moderno" (comunque lo si definisca) ha scoperto alcune verità metafisiche (comunque le si definisca) che rendono l'esistenza del Diavolo meno probabile oggi di quanto non lo sia stata di solito. In realtà, l'esistenza del Diavolo non è meno probabile ora di quanto non lo sia mai stata. Gli assunti, i modi e i pregiudizi sono cambiati - e cambieranno di nuovo - ma il problema del male che ne è alla base resta il medesimo. Quindi la questione vera è se il concetto di Diavolo abbia un qualche senso. Lo ha avuto? Lo ha ora? Lo avrà in futuro?

Alla fine del XX secolo esistono tre sistemi di pensiero nella società occidentale. Uno è la tradizionale visione del mondo giudaico-cristiana; costantemente in calo nei due secoli passati, ora però guadagna rinnovato vigore in alcune aree del mondo. Il secondo è la tradizionale visione del mondo scientifica e materialistica, sempre più dominante a partire dal XVIII secolo; questa visione viene ora scardinata dalla fisica del XX secolo, che indica che la materia è una costruzione dell'intelletto umano piuttosto che una realtà ultima.
Il terzo è il pensiero "New Age"; ostile ad ambedue le concezioni tradizionali, è caratterizzato da un'ampia diversità di angoli visuali e dal desiderio di esplorare la realtà al di là dei solchi convenzionali. La costruttiva collisione fra queste concezioni divergenti ha prodotto i sintomi di una nuova possibile sintesi in gestazione.
Dove si inserisce il Diavolo? Il Maligno è una superstizione fuori moda? L'unica definizione di "superstizione" universalmente valida è quella di "credenza non coerente con la concezione globale del mondo che uno ha". L'idea di Diavolo è invero una superstizione all'interno della visione scientifica del mondo, ma non lo è nelle concezioni del mondo cristiana e musulmana, perché il concetto è conforme a quelle visioni. Gli esponenti del pensiero "New Age" sono propensi a interessarsi dell'idea di Diavolo ma per reinterpretarlo da un'inesauribile varietà di nuovi punti di vista, senza alcuna coerenza complessiva.

Esista o meno al di fuori della mente umana, il concetto di Diavolo ha una lunga storia e l'approccio più fruttuoso al problema è quello storico.
L'approccio storico esamina le origini del concetto, ne delinea i primi tratti e ne mostra il graduale sviluppo attraverso le epoche fino ai giorni nostri. Il concetto di Diavolo lo si incontra solo in alcune tradizioni religiose. Non vi era alcuna idea di una personificazione singola del male, per esempio, nelle antiche religioni greco-romane e non ve n'era né ve n'è nell'induismo e nel buddismo. La maggior parte delle religioni - dal buddismo al marxismo - posseggono i loro demoni, ma solo quattro religioni maggiori hanno avuto un Diavolo vero e proprio: il mazdeismo (zoroastrismo), l'ebraismo (ma non il giudaismo moderno), il cristianesimo e l'islamismo. E' attraverso queste quattro religioni che si può delineare e definire storicamente la tradizione del Diavolo.
Per "tradizione" non intendo qualcosa di trasmesso in retaggio in modo immutato. Pensare che le idee religiose abbiano percorso i secoli inalterate, da Mosè, Gesù o Maometto, è un errore. La tradizione la si comprende al meglio come una continuità, ma una continuità dinamica, viva, in sviluppo e in evoluzione. Nel cristianesimo la tradizione ha le sue radici e la sua dimensione di continuità nella comunità cristiana primitiva e nella persona di Gesù. Ma le dottrine della comunità cristiana (sia essa cattolica, ortodossa o protestante) non sono oggi identiche a quelle del I secolo. Si sono sviluppate nella loro sostanza lungo i secoli che trascorrevano. La tradizione connette il cristianesimo moderno con quello primitivo, ma si tratta di una connessione dinamica, non statica.

Dunque il Diavolo vien definito dalla tradizione storica. I tentativi di dire che il Diavolo è "realmente" qualcosa di diverso dalla sua tradizione storica sono in sé contraddittori. A certi satanisti moderni, per esempio, piace dire che il Diavolo è "realmente" un essere "buono". Ma la definizione autentica del Diavolo è che egli è malvagio. Chiamare il Diavolo "buono" è come chiamare cavallo un insetto che ronza. Si è legittimamente liberi, naturalmente, di usare le parole in qualunque modo si scelga, ma se si vuole essere compresi si adoperano parole nel loro senso normale. Ci prendiamo in giro da soli se tentiamo di sellare una mosca cavallina. Nessuno può dire ciò che il Diavolo è o non è in una sua realtà assoluta, poiché non abbiamo accesso proposizionale a realtà che superano la mente umana.
La teoria storica fornisce una base sicura alla limitata conoscenza umana, ma, come la scienza, non ha posto per affermazioni sulla realtà metafisica. Di fatto molti esponenti della teoria storica hanno sostenuto che l'umanità progredisce spostandosi dal superstizioso al razionale; in questa prospettiva idee come Diavolo e Dio dovrebbero essere probabilmente meno vere di altre idee nuove: il "fuori moda" sostituisce il "non vero" come criterio di rifiuto. Questa concezione non ha senso né per coloro che credono in un universo razionalmente progettato né per quanti credono che l'universo sia privo di un suo piano. Di fatto la concezione progressiva è fondamentalmente incoerente, poiché sostiene non esservi scopo alcuno e che, nondimeno, noi ci si muove nella sua direzione.
Solo facendo propria questa prospettiva impossibile, benché enormemente popolare, si può riuscire a liquidare delle idee argomentando che sono "fuori moda". Tuttavia, idee vaghe di progresso si sono legate con idee altrettanto vaghe di relativismo - pur essendo logicamente incompatibili fra di loro - per scalzare l'idea che la teologia possa essere una strada per la verità.

Un'osservazione su alcune parole e su certi nomi. Non esiste connessione di alcun tipo fra la parola inglese "Devil" (Diavolo) e la parola "Evil" (male), né fra "Diavolo" e la radice indo-europea dev del devas indo-europeo e dell'inglese "divine". L'inglese Devil, come il tedesco Teufel e lo spagnolo Diablo, vengono dal greco diabolos. Diabolos significa "calunniatore", "spergiuro" o semplicemente "avversario". Fu applicato al Maligno nella traduzione greca del Vecchio Testamento, nel III e II secolo a.C., per rendere l'ebraico satan, "avversario", "ostacolo", "oppositore". Il Principe delle tenebre ha avuto molti nomi, quelli più comuni - Satana, Lucifero e Mefistofele - vengono usati come sinonimi di Diavolo.
La ragione di fondo per esaminare il Diavolo nelle tradizioni giudaico-cristiano-musulmana è che sono state queste tradizioni essenzialmente a creare il concetto. Vi è anche una seconda ragione importante per assumere questo approccio. Con la loro enfasi sul monoteismo queste tradizioni dovettero affrontare il problema della responsabilità di Dio davanti al male. Come si concilia l'esistenza del male con quella di un Dio buono e onnipotente? Alla questione si è risposto lungo due direzioni radicalmente differenti. Una risposta dice che Dio è pienamente responsabile dell'universo così com'è, e noi viviamo in un mondo determinato, "predestinato". Secondo la risposta alternativa nel potere assoluto di Dio esistono delle restrizioni o limiti; nei secoli i filosofi hanno proposto tutta una varietà di tali restrizioni: il caos, la materia, il libero arbitrio, la causalità quantica e il principio del male.
Una tale tensione fra determinismo e libertà è stata sempre fonte di enorme potente creatività intellettuale e spirituale. La tensione che pone il potere di Dio contro l'esistenza del male è la sorgente ultima del concetto di Diavolo.
Dibattere il male significa usare delle proposizioni: da dove viene, come reagisce, quali i suoi limiti, e così via. Le discussioni sul male sono necessariamente fatte di concetti. Ma bisogna anche tener l'occhio fisso sulla realtà del male che sta alla loro base, realtà che è concreta esperienza di concreta sofferenza.
21:00
Scritto da: furor-draconis
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