19/11/2011
Bologna, Merola firma ordinanza per coprifuoco in via Petroni

"E' un'ordinanza a tempo indeterminato". E' quanto ripete piu' volte il sindaco di Bologna Virginio Merola, presentando oggi in conferenza stampa a Palazzo D'Accursio, il provvedimento che restringe gli orari di apertura dei locali e dei pubblici esercizi di via Petroni, una delle strade piu' degradate di Bologna e via d'accesso a piazza Verdi, cuore del quartiere universitario. Tuttavia, il provvedimento potrebbe durare solo due mesi, fino cioe' al gennaio 2012 quando scatteranno le liberalizzazioni previste dalla legge cosiddetta 'legge Brambilla', che potrebbe consentire agli esercenti di presentare ricorso al Tar contro il Comune.

Secondo Merola si tratterebbe di "un caso di conflitto di attribuzioni di funzioni" tra lo Stato e i Comuni. "Noi rivendichiamo il diritto-dovere di programmare le attivita' commerciali" sottolinea Merola che parla comunque di un'ordinanza "frutto di un percorso di concertazione". L'ordinanza e' un "intervento severo - ammette Merola - che risponde pero' ad una situazione di emergenza nota da troppo tempo, che va affrontata". "I problemi di via Petroni sono noti: bivacchi, abuso di alcol che coinvolge molti giovani, anche minorenni, e il tema non secondario del diritto al riposo dei residenti" aggiunge il primo cittadino, augurandosi che l'ordinanza "porti ad una situazione di equilibrio nel tempo, e' nostro dovere farlo". "Abbiamo ascoltato tutti com'era giusto, continueremo ad ascoltare tutti - conclude e pur essendo questa ordinanza a tempo indeterminato, prevediamo nei prossimi giorni un incontro con tutti i soggetti coinvolti per monitorare come stanno andando le cose".

Nello specifico, il provvedimento fa una netta distinzione tra le due zone della via, quella 'alta' piu' vicina a via San Vitale e relativamente piu' tranquilla e quella 'bassa', piu' vicina a piazza Verdi e piu' degradata. In conreto, l'ordinanza prevede che, a partire da domani che nella parte 'alta' gli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande chiudano non oltre le 23, salvo deroga all'una, legata a precisi accordi siglati con il sindaco che contengano impegni aggiuntivi oltre a quelli precisti dal regolamento riguardo alla tutela delle condizioni igienico- sanitarie delle pertinenze del locale, la non pubblicita' per le bevande alcoliche e la messa a disposizione dei servizi igienici anche per i non clienti.
Nella stessa zona gli esercizi di vicinato alimentari e misti chiuderanno non oltre le 20, mentre i laboratori artiginali alimentari potranno stare aperti al massimo fino alle 22. Piu' stringenti le norme per la parte bassa della via: i bar dovranno chiudere tassativamente alle 23, gli esercizi di vicinato alimentari e misti, cosi' come i laboratori artigianali alimintari, invece, dovranno abbassare la saracinesca alle 20.
Le sanzioni vanno dalle multe (da 300 a 500 euro) fino alla sospensione dell'attivita', da 3 a 30 giorni. Per quanto riguarda, invece, Piazza Verdi e via Zamboni, Merola ha annunciato la nascita di un tavolo di concertazione con tutti i soggetti interessati che portera' alla costituzione di una sorta di mini 'Pro loco', in forma associativa, per la gestione della zona universitaria.
11:00
Scritto da: furor-draconis
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Monti e il biglietto di Enrico

"Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno". Un foglio - carta intestata della Camera dei Deputati - nella mano sinistra del neo premier Mario Monti rimane immortalato in uno scatto dei fotografi presenti a Montecitorio per il voto di fiducia sul governo tecnico.
Mentre prende un appunto sulle dichiarazioni di voto in corso, l'economista lo volta dalla parte scritta di pugno. L'inchiostro blu è netto. Anche le parole di quello che, più che un augurio di buon lavoro, sembra un vero e proprio pizzino. Il primo "pizzino" dell'era Monti. Ed è firmato da Enrico (Letta).
Per tutta la mattinata l'Aula di Montecitorio è stata calcata da un continuo via vai di deputati che si sono recati in pellegrinaggio ai banchi del governo per i saluti e le presentazioni di rito, mentre va avanti il dibattito. Al centro degli scranni riservati all’esecutivo il presidente del Consiglio: Monti ascolta e prende appunti, come fanno molti ministri che seguono gli interventi. Si susseguono le strette di mano e le presentazioni. Il più "richiesto" è senza dubbio Pietro Giarda che, in qualità di titolare del dicastero per i Rapporti col parlamento, sarà l’anello di congiunzione tra il legislativo e l’esecutivo. Ma, tra i banchi della sinistra, c'è qualcuno che punta solo al premier che, entro lunedì prossimo, dovrà stendere la lista dei viceministri. Una lista che, dicono i boatos, potrebbe non essere costellata unicamente da tecnici.
Da qui l'idea del pizzino che, questa mattina, è arrivato sul banco di Monti.

Una semplice auto candidatura a viceministro? O solo una semplice garanzia di appoggio al governo? Oppure un pizzino che unisce entrambi i suggerimenti? Il contenuto del biglietto, firmato da un certo "Enrico", è insindacabile: "Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!". Firmato, appunto: "Enrico". Purtroppo non si legge il post scriptum. L'indice, il medio e l'anulare della mano sinistra di Monti coprono intereamente le ultime tre righe del PS. Chi sara mai questo Enrico mandato dal leader del Pd Pierluigi Bersani a "interagire sulla questione dei vice"? Tra i banchi del Partito democratico siedono ben tre "Enrico": Farinone, Gasbarra e Letta. Quello stesso Enrico Letta che Bersani voleva a tutti i costi nei panni di vicepremier. Quello stesso Enrico Letta che non è diventato vicepremier pur di non dover appoggiare anche lo zio Gianni, per Bersani troppo vicino al premier uscente Silvio Berlusconi. Quello stesso Enrico Letta che, dopo essere stato scoperto, ha rivelato al Corriere della Sera: "Sì il biglietto è mio, ma non è auto candidatura, solo un'apertura al governo come indicato dal segretario Bersani". Quello stesso Enrico Letta che in serata scherza sul suo profilo Facebook: "Un'ottima giornata per l'Italia, un po' meno per me. Aiuto! Oltretutto sono da stamani oggetto di un numero crescente di telefonate di aspiranti viceministri. Mai più letterine in vita mia".
10:30
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Monti, fiducia alla Camera con 556 sì

Mario Monti ha incassato ieri anche la fiducia a Montecitorio, con un altro record di voti (556 a favore, appena 61 contrari). Ma il premier sta già pensando al futuro, e ha annunciato a breve misure «poco gradevoli» per i cittadini, spiegando, però, che a fare i maggiori sacrifici sarà chi sinora ha dato meno.
Con la politica, il Professore è stato molto attento a dosare bene “bastone e carota”: ha spiegato che cercherà il consenso «più ampio possibile», ma anche che, in caso di fallimento, saranno i partiti politici a essere giudicati dai cittadini.
La giornata del presidente del Consiglio è iniziata prestissimo: in mattinata è andato a Fiumicino per salutare il Papa, in partenza per il Benin. Poi ha raggiunto la Camera, dove lo attendeva il voto di fiducia. Nel suo intervento è apparso più disinvolto rispetto ai giorni precedenti, abile nel lanciare affondi senza perdere il rinomato aplomb: come quando, a inizio discorso, ha ringraziato Silvio Berlusconi per il senso di responsabilità con il quale ha contribuito alla successione. Il Cavaliere, però, non era ancora in Aula, e questo ha sottolineato ancora di più la sua assenza. Monti ha ringraziato anche Gianni Letta, che assisteva dalla tribuna, con un leggero inchino.

Il Professore, con i suoi appunti ( compreso quello, “misterioso”, firmato “Enrico” ), ha replicato punto su punto alle obiezioni mosse da alcuni esponenti politici: alla Lega Nord ha detto che non c’è alcuna contraddizione fra federalismo e coesione territoriale, e nel farlo ha sottolineato di essere «del Nord, lombardo e varesino». Sempre con toni pacati, si è tolto anche altri sassolini dalle scarpe: ha risposto a chi lo ha accusato di essere piegato ai “poteri forti”: illazioni «offensive», ha detto, ricordando il suo passato quando, da commissario Ue per l’Antitrust, blocco la fusione tra i supergiganti Usa General Electric e Honeywell, «nonostante che fosse intervenuto il presidente degli Stati Uniti» e beccandosi la definizione di «Saddam Hussein del business», attribuitagli dall’Economist. Ma ce n’era anche per Silvio Berlusconi, che più volte ha fatto capire di poter affossare il governo quando vuole: « Vi sarei grato se non fosse usata l’espressione “staccare la spina” : non ci consideriamo un apparecchio elettrico», ha ironizzato il Professore. Che è tornato serio quando è arrivato al nocciolo della questione, il rapporto con le forze politiche: «Non vi chiedo una fiducia cieca, ma una fiducia vigilante», premesso diplomaticamente l’ex presidente della Bocconi. Per poi affondare il colpo: «La fiducia in noi è anche una fiducia verso di voi», e farla mancare «avrebbe conseguenze sulla fiducia dei cittadini verso la politica». Insomma, è il monito, i giudici ultimi saranno gli elettori.

Con quest’arma, Monti ha chiesto il sostegno di tutti, perché «a breve» ci saranno «decisioni non facili o non gradevoli» da prendere e sarebbe bene che i partiti «deponessero le armi». Un compito «quasi impossibile, ma ce la faremo». Monti ha confermato di voler arrivare a fine legislatura. Ma il “come” non è scontato. Con alcuni ministri, è stato chiaro: la partita si gioca nei prossimi mesi e sarà decisiva. I sacrifici non mancheranno, e molto dipenderà anche dalla comunicazione: ecco perché ha chiesto massimo senso di responsabilità, compreso il non parlare di cose che esulano dalla rispettiva competenza e soprattutto di non farlo a mercati aperti.
In conferenza stampa, però, è apparso sereno, annunciando la “trilaterale” con la Merkel e Sarkozy: nel club franco-tedesco, ha detto, l’Italia è intenzionata a rimanere per risolvere la crisi. Ma senza cambiare lo statuto della Bce, ha spiegato, dicendo che a suo giudizio va bene così com’è.
La strada, però, resta impervia, e se Berlusconi è parso rinfoderare la spada, Umberto Bossi ha detto ieri quello che molti parlamentari sussurrano: «Monti cadrà quando la gente si incazzerà...». Il rischio, nonostante gli auguri e i buoni auspici di tutti (dal Papa a Napolitano), secondo alcuni esponenti della nuova “maggioranza” potrebbe essere proprio questo: che la luna di miele finisca presto.
10:03
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18/11/2011
Equitalia addio, in Sardegna riscossione tasse diretta

(ANSA) - CAGLIARI, 18 NOV - Sulla spinta delle proteste capeggiate dal Popolo delle partite Iva e sfociate nel digiuno di un gruppo di donne accampate davanti al palazzo della Regione, il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno unitario che da' l'addio ad Equitalia accusata di prelievi forzosi. Si impegna la Giunta a trasmettere al nuovo Governo il disegno di legge costituzionale varato ieri dalla Giunta Cappellacci. L'obiettivo e' di riscuotere tasse e tributi direttamente in Sardegna con una apposita Agenzia regionale. Si prevede per il 2011 siano 70.430 le imprese indebitate con Equitalia per 4,27 mld di euro.
16:00
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Fisco, Ici, pensioni e lavoro: ecco il piano Monti

E' il giorno dell'ultimo via libera al governo di Mario Monti che si appresta a incassare la fiducia della Camera, dopo aver ottenuto ieri quella larghissima del Senato con 281 voti a favore. La più ampia fiducia mai ottenuta da un governo a Palazzo Madama nella storia repubblicana. Il dibattito a Montecitorio inizierà in mattinata e subito dopo potrebbe già tenersi il primo Consiglio dei Ministri con i pieni poteri. Per il Pdl in aula parlerà Silvio Berlusconi.
Non è il governo dei poteri forti, ha detto Monti spiegando che "il governo seguirà con attenzione l'attuazione del federalismo fiscale". I cardini dell'azione del governo, ha scandito Monti, saranno crescita, rigore ed equità. Il premier ha parlato di fisco, pensioni e lavoro annunciando a grandi linee quale sarà la strada da seguire ma senza entrare nei dettagli delle singole misure. Tra queste ci saranno anche Ici, taglio ai costi della politica (a partire da quelli di Palazzo Chigi) e cancellazione delle province. Ecco le principali misure elencate da Monti per quello che ha chiamato un governo "di impegno nazionale".
PENSIONI: "Nel sistema pensionistico ci sono troppe disparità", ha detto il premier. "Ripetuti interventi hanno reso il sistema pensionistico tra i più sostenibili. L'età pensionabile di vecchiaia è superiore a quella di tedeschi e francesi ma il nostro sistema pensionistico rimane caratterizzato da ampie disparità di trattamento tra generazioni e categorie di lavoratori, con aree di ingiusti privilegi".
ICI: Monti ha definito "un'anomalia l'esenzione dall'Ici delle abitazioni principali costituisce una anomalia dell'ordinamento tributario". Il premier ha spiegato che "intende riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare, particolarmente bassa in Italia".
MERCATO DEL LAVORO: Verranno riformate, ha detto il premier, "le istituzioni del mercato del lavoro affinchè non ci sia un mercato in cui alcuni sono fin troppo tutelati e altri totalmente privi di tutele in caso di disoccupazione".
CONTROLLO DI BILANCIO: Monti ha aperto all'ipotesi di istituire un'autorità indipendente per vigilare sull'attuazione del pareggio di bilancio, sul modello di alcuni Paesi europei COSTI DELLA POLITICA: "Chi rappresenta le istituzioni a ogni livello dovrà agire con sobrietà e attenzione al contenimento dei costi dando un segnale concreto e immediato", ha detto Monti.
PROVINCE: Subito un intervento legislativo e poi riforma costituzionale. "Il riordino delle province", ha detto, "può essere disposto con legge ordinaria. La modifica costituzionale completerà il processo".
08:30
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17/11/2011
il ritorno dell'Ici

Il ritorno dell'Ici, la tassa sulla prima casa abolita da Berlusconi nel 2008, è quasi sicuro, magari sotto forma di anticipo dell'Imu, l'imposta municipale unica prevista dal federalismo fiscale. E forse sarà rafforzata sia aggiornando le rendite catastali ferme a 15 anni fa sia aumentandola in modo progressivo in rapporto al numero di appartamenti posseduti.

Quindi andando oltre il concetto della prima casa, pensando di portare in cassa circa 10 miliardi l'anno (contro i 3,5 certificati da Giulio Tremonti per la vecchia Ici) che andrebbe a compensare l'introduzione della cedolare secca per gli affitti introdotta l'anno scorso a tutto vantaggio dei proprietari. A seguire il governo Monti potrebbe introdurre la patrimoniale su rendite, contanti, azioni, fondi e obbligazioni - molti i progetti in campo da versioni soft a stangate in grado di ridurre il debito pubblico di un quarto - una condizione pregiudiziale per conquistare il consenso sindacale e passare a toccare le pensioni e il mercato del lavoro. Uno snodo importante che Monti e Corrado Passera vogliono risolvere aprendo un tavolo con sindacati e imprenditori.

La logica con cui si muove Palazzo Chigi è quella dell'«azzeramento del deficit, riavvio della crescita e riduzione del debito» come spiegava l'allora numero uno di Intesa durante i lavori del workshop Ambrosetti a settembre. Utilizzando l'esperienza del nuovo ministro per i Rapporti col Parlamento Piero Giarda, nei prossimi giorni partirà una sorta di due diligence sull'effettivo stato del federalismo. Poi si passerà alle dismissioni del patrimonio immobiliare dello Stato, alla privatizzazione e liberalizzazione delle società controllate dagli enti locali come da anni chiede Confindustria. Altro capitolo centrale sarà quello della deregulation su molti settori finora poco esposti alla concorrenza come gli ordini professionali, le reti dei servizi tra cui i distributori dei carburanti, quella del gas, i trasporti regionali. Molti i dossier pronti ma semplicemente bloccati dalla rissosità del vecchio esecutivo.
autore: Roberto Bagnoli
fonte: corriere.it
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11:00
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Apple sceglie il nuovo presidente

Arthur Levinson ( foto ) è il nuovo presidente di Apple. Levinson, già consigliere d'amministrazione del gruppo, ricopre la posizione lasciata aperta con la scomparsa il mese scorso di Steve Jobs, cofondatore del gruppo. Il nuovo presidente, che siede al vertice di Genentech Inc, è «co-lead director» nel consiglio di amministrazione di Apple dal 2005, società in cui è entrato nel 2000. Contemporaneamente Robert Igier, presidente e amministratore delegato della Walt Disney, è stato nominato consigliere di Apple. Il gruppo, cresciuto in modo notevole negli ultimi anni, è stato testimone di decise performance di Borsa che hanno portato la società fondata da Steve Jobs a diventare una delle realtà a maggiore capitalizzazione nel mondo.
10:00
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15/11/2011
Borsa in rosso: spread oltre 500

I mercati si aspettano interventi strutturali decisi. In materia economica e non solo. E ogni ora che passa senza che ci si avvicini alla soluzione dei problemi che affliggono l'Italia, continuano a mandare segnali di sfiducia. Non più solo ormai solo verso l'Italia in particolare, ma verso tutta l'Eurozona in generale. Lo spread tra Btp decennali e i Bund equivalenti torna a superare la soglia dei 500 punti base. Ma anche quella tra titoli di Stato che un tempo sembravano sicurissimi come quelli di Austria, Olanda, Belgio e Francia fanno segnare livelli record. Il differenziale di rendimento tra titoli di stato italiani e tedeschi si attesta in apertura di contrattazioni a 506 punti e arriva a toccare nella prima ora di contrattazioni quota 516 punti pari ad un rendimento del 6,9%. Brutte notizie anche da Piazza Affari, dove l'apertura di seduta è in ribasso, con l'indice Ftse Mib che cede l'1,18%, a 15.281 punti e l'All Share a -1,06%. Poi la situazione continua a peggiorare: dopo circa un'ora di scambi l'indice Ftse Mib è in calo del 2,51%. Male anche le altre principali piazze europee. Attualmente Parigi cede l'1,65%, Francoforte l'1,89% e Londra lo 0,76%.

ALLARME IN EUROPA - Lo spread in aumento, come detto, spaventa anche le altre piazze europee. Alta pressione sui titoli francesi, con uno spread ai massimi dalla creazione dell'euro a 177 punti. Il Portogallo viaggia a 963, la Grecia a 2669, la Spagna a 452. Ma la tensione sui titoli di Stato attraversa tutta l'Eurozona. La forbice Austria-Germania si divarica di 12 punti a 176, anche in questo caso il livello massimo dalla nascita dell'euro come quella Olanda-Germania, che sale a 62 punti e quello Belgio-Germania vola a 296 punti, anche in questo caso valore record. «Il fatto che i rendimenti in crescita siano un problema che sta toccando anche Olanda e Austria, Paesi fino a poco tempo fa su livelli di rendimento simili alla Germania, è uno sviluppo particolarmente preoccupante» commenta d Nick Stamenkovic, strategist sui tassi per Ria Capital Markets. «Gli investitori cercano titoli tedeschi a causa di timori che non riguardano più soltanto Italia o Spagna ma il futuro della zona euro nel suo insieme» aggiunge Stamenkovic.

MALE LE BANCHE, CROLLA FINMECCANICA - Piazza Affari appare zavorrata soprattutto dai titoli bancari. Ancora negativa Unicredit (-6%), ribasso superiore al 4% per la Popolare di Milano, Ubi scende del 2,35% dopo l'annuncio della trimestrale prima dell'apertura di borsa. Intesa San Paolo è a -3% tra banche europee in calo dell'1,7% . Crolla Finmeccanica che ha ridotto le previsioni di ricavi per l'intero anno e ha reso noto che, per ridurre il debito, prevede cessioni per circa un miliardo di euro entro fine 2012 nonchè la non distribuzione del dividendo sui risultati 2011. Il titolo, dapprima in asta di volatilità, viene riammesso agli scambi di Borsa ma cede il 16,36%. Nell'indice principale resiste alle vendite solo Campari.
ASIA - Traino negativo anche dai mercati internazionali. La chiusura di Tokyo, ad esempio, è stata negativa e l'indice Nikkei ha perso lo 0,72% a 8.541,93 punti, 61,77 punti in meno rispetto alla chiusura di lunedì.
autore: Marco Letizia
Fonte: corriere.it
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11:30
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17/06/2010
L'Europa vuole toglierci la Nutella

Che mondo sarebbe senza Nutella? Non lavorate troppo di fantasia: magari non l'intero orbe terracqueo, ma almeno l'Europa potrebbe avviarsi verso un'epoca grama, dai devastanti effetti per la psiche e per il palato. Private della possibilità di gustare la deliziosa crema figlia del gianduia, intere popolazioni reagirebbero in modo sconsiderato, in una atroce altalena fra depressione e aggressività. Con i bambini a frignare per pretendere la loro colazione preferita, e gli amanti a dover riconsiderare tutta una gamma di giochi erotici dal sapore casareccio.

Ma cos'è accaduto? Un fatto meramente tecnico, a guardarlo distrattamente. Il Parlamento Ue ha approvato, in prima battuta, l'introduzione del "miglior profilo nutrizionale" sulle etichette degli alimenti. A tradurre dal burocratese continentale ci pensa Francesco Paolo Fulci, vicepresidente del Gruppo Ferrero: «Questo voto, se confermato, potrebbe mettere fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari. Oggi ci dicono di non fare messaggi promozionali, ma domani ci faranno scrivere come sulle sigarette: "Attenti, è pericolosa, favorisce l'obesità", o magari ci metteranno delle tasse fortissime».

Il rischio c'è. E in una congiuntura storica come questa, dove la crisi ci morde i polpacci, vorrebbero anche impedirci la consolazione di una ricarica - magari notturna - con l'impareggiabile dolciume? Miope Europa: piuttosto che mortificare la dispensa, dovrebbero arricchirla, semmai. Con i bond di mezza Ue diventati carta straccia, e i posti di lavoro che diminuiscono di ora in ora, questi illuminatissimi governanti si preoccupano di qualche caloria in più, vengono a svuotarci la cucina, ci abituano a tirare la cinghia prima del tempo. Se c'è un elemento surreale, in questa legislazione strasburghese, è proprio l'accanimento sul menu. Ora mirano ai dolciumi, ma non si è certo chiusa la ferita sullo stop alla pesca di telline e cannolicchi, in vigore dal primo giugno. Nel frattempo la Ue ha lavorato attorno alle mense con una fantasia che neanche i sofisticatori alimentari professionisti: la Coldiretti ricorda che è già stato dato il via libera al formaggio praticamente senza latte, e del vino che non conosce l'uva, ottenuto con la fermentazione di lamponi o ribes, con la gradazione esasperata dall'aggiunta di zucchero.

Si possono commercializzare aranciate senza arancia (non in Italia, non ancora), mentre nei supermercati oltreconfine impazza la vendita della Fontina svedese, della palenta (con la "a") montenegrina, del Parmi olandese, del barbera bianco romeno, come in una orrenda satira del gusto nazionale. Ma la Nutella no: è la linea del Piave dello stomaco e dell'anima. Ci si organizzerà in trincee più profonde del barattolone di pasta di cioccolata e nocciole entro cui scavava famelico il Nanni Moretti di "Bianca" e non si lascerà passare lo straniero. È storia patria, questa: il primo vasetto - erede della "Supercrema" Ferrero - era uscito dagli stabilimenti di Alba il 20 aprile 1964. Ci sono almeno tre generazioni di italiani pronte a difendere la Nutella (non importa, in fondo, quale sia la destinazione d'uso) con cucchiaio e coltello. Sarà lotta all'ultima spalmata.
13:03
Scritto da: furor-draconis
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31/03/2010
Usura, arrestato direttore di banca

Il direttore di una filiale catanese di un noto istituto di credito, è stato arrestato da militari della Guardia di finanza di Riposto: l'accusa è usura. L'uomo, 54 anni, è stato bloccato subito dopo avere ricevuto parte di un prestito concesso, secondo l'accusa, con un tasso usuraio del 120% l'anno a un imprenditore che opera nel settore delle fonti di energia alternativa. Era stata la vittima a denunciare il direttore di banca.
Il bancario era stato sospeso da gennaio scorso dall'istituto di credito per un'altra indagine che lo riguarda. Gli investigatori hanno organizzato la consegna 'mirata' della rata, coordinati dal sostituto procuratore di Catania, Assunta Musella. Secondo l'accusa, l'imprenditore doveva pagare 5 mila euro come rata mensile di una capitale di 60mila euro. L'arresto dell'indagato è stato convalidato dal Gip che ha emesso un ordine di custodia cautelare in carcere.
20:30
Scritto da: furor-draconis
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