12/03/2010

NOMI DIABOLICI

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MOLOCH - è la fatalità che divora i bambini.

SATANA e NISROCH - sono gli dei dell’odio, della fatalità o della disperazione.

ASTARTE, LILITH, NAHEMA, STAROT - sono gli dei dell’aborto e della dissolutezza.

ADRAMELECH - è il dio dell’assassinio.

BELIAL - quello dell’eterna rivolta e dell’anarchia.

Il vero nome di Satana, secondo i cabalisti, è quello di Jehovah a rovescio, poiché Satana non è un dio nero, ma la negazione di Dio.

Il diavolo è la personificazione dell’ateismo o dell’idolatria.

 

11/03/2010

NOMI DIVINI

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I cabalisti servono il tetragramma divino in quattro maniere principali:

JHVH

che non pronunciano ma che sillabano: Jod, he vau hé, e che noi pronunciamo Jehovah, contrariamente a qualsiasi analogia, poiché il tetragramma figurato in questa maniera sarebbe composto da sei lettere.

ADNI

che pronunciamo Adonai, che significa Signore.

AHIH

che pronunciamo Eieie, che significa Essere.

AGLA

che si pronuncia come si scrive, e che in senso geroglifico racchiude tutti i misteri della cabala.

In effetti la lettera Aleph è la prima dell'alfabeto ebraico; esprime l'unità e in senso geroglifico rappresenta il dogma di Ermete: "Colui che è superiore è analogo a colui che è inferiore." Infatti questa lettera è come due braccia una delle quali indica la terra e l'altra il cielo con gesto simile.

La lettera Ghimel è la terza dell'alfabeto ed esprime numericamente il ternario e geroglificamente il parto, la fecondità.

La lettera Lamed è la dodicesima ed esprime il ciclo perfetto. Come segno geroglifico rappresenta la circolazione del moto perpetuo e il rapporto del raggio e della circonferenza.

La lettera Aleph ripetuta è l'espressione della sintesi.

Allora il nome AGLA ha i seguenti significati:

L'unità che per mezzo del ternario adempie il ciclo dei numeri per ritonare all'unità;

Il principio della fecondità della natura che è tutt'uno con essa;

La verità prima che feconda la scienza e la riconduce all'unità;

La sillessi, l'analisi, la scienza e la sintesi;

Le tre persone divine che sono un Dio solo. Il segreto della grande opera, ossia la fissità della luce astrale attraverso una sovrana emissione di volontà è ciò che gli adepti raffiguravano con un serpente trafitto da una freccia che formava con essa la lettera Aleph.

Poi le tre operazioni, dissolvere, sublimare, fissare, che corrispondono alle tre sostanze necessarie, sale, zolfo, e mercurio, il tutto espresso dalla lettera Ghimel.

Poi le dodici chiavi di Basile (Valentino) indicate da Lamed.

Finalmente l'opera è completata in modo conforme al suo principio, e che riproduce il principio stesso.

Saper leggere questa parola e pronunciarla significa comprendere i misteri e tradurre in azioni queste conoscenze assolute, ossia avere la chiave delle meraviglie.

Per pronunciare il nome di AGLA in senso cabalistico significa subire tutte le prove dell'iniziazione e portarne a compimento tutte le opere.

Il nome di Jehovah si scompone in settantadue nomi esplicativi che chiamiamo Schemhamphoras. L'arte di usare questi settantadue nomi e di trovarne le chiavi della scienza universale è ciò che i cabalisti hanno chiamato le clavicole di Salomone.

Infatti dopo le raccolte di evocazioni e di preghiere con questo titolo, troviamo normalmente settantadue cerchi magici che formano trentasei talismani. Ciascuno di questi trentasei talismani porta due dei settantadue nomi con il segno emblematico del loro numero e di quello delle quattro lettere del nome di Jehovah alla quale corrispondono.

Questo ha dato luogo alle quattro decadi emblematiche del tarocco:

il bastone che raffigura Jod, la coppa lo hé, la spada il vaf e il danaro lo hé finale.

Le tradizioni popolari della magia dicevano che colui che possedeva le clavicole di Salomone era in grado di parlare con gli spiriti di tutti i generi e di farsi obbedire da tutte le forze della natura.

 

10/03/2010

Il drago

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Lo zoroastrismo in Persia e il cristianesimo in occidente ne hanno fatto un simbolo del male, ma per molti popoli il drago è stato essenzialmente un simbolo di potere, di fertilità ed energia.

Pensiamo ad esempio alla Cina, dove il Grande Drago era considerato il protettore dell'Impero, in quanto, come scrive Alfredo Cattabiani, "emblema dell'energia cosmica che regge e attraversa gli elementi, principio attivo e demiurgico, verbo creatore che sputa le acque primordiali o l'Uovo del mondo".

Secondo le credenze cinesi egli governa la pioggia e i venti, provvede alle inondazioni dei grandi fiumi che fertilizzano la terra, cura e rende fertili le acque dolci e quelle marine. Del resto in molti altri Paesi, anche europei, alcune leggende pongono il drago a protezione di sorgenti, laghi, fiumi e mari.

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Questo animale fantastico lo si ritrova in effetti in molti miti e tradizioni dei Paesi eurasiatici, spesso assimilato al serpente. Rappresenta una forza sotterranea, il potere della terra e delle acque generatrici di vita. Il fatto che possieda le ali è un indizio del suo dominio sull'aria, mentre il fuoco che esce dalla sua bocca gli da il potere di bruciare le impurità.

Egli emerge dal caos e, come "uroboros", il serpente che si morde la coda, rappresenta la continuità infinita, l'eterno ritorno.

Molte leggende raccontano di un drago o di un serpente primordiale che all'inizio dei tempi viene affrontato e sconfitto dal Dio della Luce, che dai suoi frammenti crea il cielo e la terra, oppure lo relega nel mondo sotterraneo da cui era venuto.

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Nella tradizione greco-romana era considerato di essenza divina, tanto che Svetonio lo chiama "divus draco". Era uno dei principali emblemi del sole. L'occhio del drago, che vigila e trafigge, partecipa della natura celeste dell'astro.

Si può ricordare a questo proposito che il verbo greco "dércomai" vuol dire vedere. Per questo motivo ha spesso il compito di custodire i templi, gli oracoli, i tesori.

Come quello posto a guardia del giardino delle Esperidi con i pomi d'oro dell'immortalità, che viene ucciso da Ercole, o quello affrontato da Giasone, che custodisce il vello d'oro nel mito degli Argonauti.

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In entrambi i miti la lotta e la vittoria dell'eroe contro il drago può essere interpretata come una prova iniziatica per raggiungere l'immortalità o la conoscenza. La stessa cosa del resto avviene in molte leggende europee.

Pensiamo a Sigfrido, che uccide il drago che custodisce il tesoro dei Nibelunghi, e che si asperge poi del sangue nero dell'animale per rendere il suo corpo invulnerabile.

Un altro mostro della mitologia greca è quello ucciso da Cadmo, il fondatore della città di Tebe. Seguendo l'oracolo di Delfi egli giunse in Beozia, terra custodita da un drago sacro ad Ares.

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Dopo aver sacrificato una mucca, l'eroe uccise la bestia e, consigliato da Atena, piantò i suoi denti nel terreno. Da quei denti nacquero i guerrieri armati che regnarono sui tebani.

I Celti lo consideravano pure emblema del potere divino. Secondo un'antica leggenda celtica, dall'inizio del mondo un grande serpente, con ali e corna, è sepolto sotto la terra.


Le sue spire si addentrano nelle viscere terrestri fin sotto il vasto Oceano e le sue ossa sostengono i monti più elevati. Il suo potere percorre il mondo ed è tanto più forte quanto più le sue ossa sono vicine alla superficie.

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I Druidi, i saggi del mondo celtico, conoscevano le linee di quel potere e cercavano di utilizzarne l'energia. Quando i Celti giunsero in Europa nel II millennio a.C., esistevano già le grandi opere megalitiche (cromlech, menhir, dolmen) delle precedenti culture, che vennero da loro assorbite.


Fino a non molti anni fa si pensava che le grandi pietre erette fossero animate da poteri magici, che passando di li al plenilunio si guarisse dalle malattie e che queste pietre si trovassero alla confluenza di energie sotterranee, dove era possibile, in particolari momenti dell'anno, stabilire un contatto con l'aldilà.

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Le energie telluriche e sotterranee erano incarnate proprio dal drago e i druidi traevano i loro poteri dalla conoscenza delle forze controllate dalle sue ossa.


In Bretagna il drago diventa nel tempo simbolo di potere dei re. Uno dei più famosi eroi del ciclo bretone è Uther Pendragon (Testa di Drago), il padre di Artù, che sul campo di battaglia possedeva dei poteri quasi magici.

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09/03/2010

Le Dame Bianche

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Sono chiamate così (anche: Dame Velate) le figure femminili che, a partire sembra dal Quattrocento, compaiono talvolta nei castelli delle famiglie gentilizie, ad annunziare in genere eventi luttuosi. Infinite sono le testimonianze.

Il maresciallo Hindenburg ne vide una nel castello di Ostrau, nell' Anhalt, in cui era ospite, così realistica che egli le si inchinò presentandosi, e rimase stupefatto di vederla allontanarsi senza far cenno; seppe poi che caratteristica del fantasma era apparire agli ospiti del castello.

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Fra tutte queste apparizioni, quella storicamente più famosa è forse la Dama Bianca degli Hohenzollern che apparve la prima volta nel 1486 nel castello di Bayreuth, e continuò poi a presentarsi in diversi castelli della famiglia sempre annunciando la morte d'un membro, fino a quella di Federico Guglielmo IV di Prussia nel 1861. Secondo la tradizione si identificherebbe con lo spirito della contessa Agnese di Orlamùnde.

Nella sua biografia di Maria Antonietta di Francia, il conte di Reiset racconta che fu vista una Dama Bianca nel castello di Darmastadt la notte prima della decapitazione della regina da parte dei rivoluzionari francesi, e ne da una descrizione tratta da una nota manoscritta del principe Giorgio di Assia: "il suo volto è livido, senza occhi, né naso, né bocca. Quando la si vede, lascia dietro di se tracce di colore scuro; i piedi e le braccia sono nascosti. Il corpo non è che un chiarore bianco-perla, che si leva in forma di piramide. Il corpo è circondato da una gorgiera di trine, su cui poggia l'ovale del viso".

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Un famoso fisico scozzese, Sir David Brewster, fu testimone di una manifestazione del genere. Era ospite, insieme con la figlia, di un suo amico, il maggiore Stirling, nella sua tenuta a Kippensross.

Ogni notte, entrambi erano disturbati da rumori diversi e inesplicabili. Un mattino, la giovane Brewster scorse ai piedi della scalinata principale della magione una donna che le additava la porta dell'appartamento dei coniugi Stirling. I due, quando lo seppero, ne furono sconvolti perchè, secondo la tradizione di famiglia, ogni volta che quella larva indicava qualcuno, questi moriva entro l'anno.

Il maggiore e la moglie vennero uccisi in India, quello stesso anno, durante la rivolta dei Cipays.

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08/03/2010

Il male

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Il male è un'esperienza e un'intuizione diretta. Una giovane donna viene picchiata; un vecchio aggredito all'improvviso; un ragazzo stuprato; un terrorista dirotta un aereo in volo; una grande nazione bombarda una popolazione civile.

Coloro le cui menti non han tendenze alla follia reagiscono subito davanti a tali azioni con giustificabile rabbia. Non si fanno astratti calcoli di filosofia etica quando si vede percuotere un bambino. Al livello più di fondo il male non è astratto. E' concreto e tangibile.

E' questa percezione diretta del male la cosa più importante. Ma anche fermarsi a riflettere sulla natura universale del male è cosa di grande momento. Cos'è il male? Cos'hanno in comune le azioni malvage?

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Tradizionalmente i filosofi hanno identificato tre tipi di male:

- Il primo è il male morale, il male che si verifica quando un essere intelligente scientemente e deliberatamente infligge sofferenza a un altro essere senziente. Da questa categoria è escluso il dolore che per necessità un chirurgo infligge ad un paziente. Il problema non è il dolore fisico ma la sofferenza che implica una consapevolezza, una attesa e una paura del dolore senza conoscere alcuna buona ragione per cui si dovrebbe subire tale male.

- Il secondo tipo di male è il male naturale, la sofferenza provocata da processi naturali quali il cancro e i tornado. Alcuni sostengono astrattamente che i processi naturali non dovrebbero in realtà esser detti espressioni del male; ma ciò elude il problema, in quanto noi li avvertiamo direttamente come tali. Inoltre, il male naturale e quello morale si sovrappongono: un bambino può morire di fame in una carestia causata dalla siccità, ma se io avessi potuto salvarlo tenendo più disponibile il mio conto in banca, quel male è naturale o morale? Inoltre, se un Essere intelligente è responsabile dell'universo, la sofferenza dell'universo è responsabilità di quell'Essere, e anche qui il danno morale e quello naturale convergono.

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- Il terzo tipo di male è il male metafisico, la necessaria mancanza di perfezione che esiste in ogni universo creato, dal momento che nessun universo può essere perfetto come lo è Dio.

Il male si trova in ordini diversi di grandezza. Qualche male è personale, come quando un individuo uccide un ragazzo. Un male è transpersonale, come quando una folla tumultuante lincia la sua vittima o un governo bombarda una città. Sembra non esservi un limite al male transpersonale: noi oggi mettiamo a rischio l'intera razza umana e la maggior parte della vita di questo pianeta con i nostri arsenali nucleari.

Può anche esistere un male extraplanetario: se esistono su altri pianeti esseri umani intelligenti e moralmente non integri, allora il male si estende al di là dell'umanità. Infine il male può estendersi oltre l'extraplanetario e raggiungere tutto l'universo. La propensione degli uomini a minacciare di distruzione l'intero pianeta, nella loro lotta contro questa o quella nazione o gruppo solitamente definiti come il nemico, può riflettere la volontà del Diavolo stesso, il Principe delle tenebre che sceglie consapevolmente di distruggere e rovinare l'universo tanto quanto può farlo. Infliggendo una sofferenza fine a se stessa e facendo il male per il male, il Diavolo è per definizione la personificazione del male universale.

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Poche persone colte prendono oggi sul serio il concetto di Diavolo. Alcuni, in prospettiva relativistica, negano del tutto l'esistenza del male. Altri ammettono l'esistenza di azioni malvage ma non di individui malvagi. Altri ancora ammettono che delle persone possano essere malvage ma circoscrivono il male agli esseri umani. Storici e antropologi sanno, nondimeno, che gli assunti non verificati di una società ci parlano della società più che della loro stessa verità.

Spesso si pensa che nel mondo moderno l'idea di Diavolo sia passata di moda e quindi falsa - è l'obiezione secondo cui "il mondo moderno" (comunque lo si definisca) ha scoperto alcune verità metafisiche (comunque le si definisca) che rendono l'esistenza del Diavolo meno probabile oggi di quanto non lo sia stata di solito. In realtà, l'esistenza del Diavolo non è meno probabile ora di quanto non lo sia mai stata. Gli assunti, i modi e i pregiudizi sono cambiati - e cambieranno di nuovo - ma il problema del male che ne è alla base resta il medesimo. Quindi la questione vera è se il concetto di Diavolo abbia un qualche senso. Lo ha avuto? Lo ha ora? Lo avrà in futuro?

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Alla fine del XX secolo esistono tre sistemi di pensiero nella società occidentale. Uno è la tradizionale visione del mondo giudaico-cristiana; costantemente in calo nei due secoli passati, ora però guadagna rinnovato vigore in alcune aree del mondo. Il secondo è la tradizionale visione del mondo scientifica e materialistica, sempre più dominante a partire dal XVIII secolo; questa visione viene ora scardinata dalla fisica del XX secolo, che indica che la materia è una costruzione dell'intelletto umano piuttosto che una realtà ultima.

Il terzo è il pensiero "New Age"; ostile ad ambedue le concezioni tradizionali, è caratterizzato da un'ampia diversità di angoli visuali e dal desiderio di esplorare la realtà al di là dei solchi convenzionali. La costruttiva collisione fra queste concezioni divergenti ha prodotto i sintomi di una nuova possibile sintesi in gestazione.

Dove si inserisce il Diavolo? Il Maligno è una superstizione fuori moda? L'unica definizione di "superstizione" universalmente valida è quella di "credenza non coerente con la concezione globale del mondo che uno ha". L'idea di Diavolo è invero una superstizione all'interno della visione scientifica del mondo, ma non lo è nelle concezioni del mondo cristiana e musulmana, perché il concetto è conforme a quelle visioni. Gli esponenti del pensiero "New Age" sono propensi a interessarsi dell'idea di Diavolo ma per reinterpretarlo da un'inesauribile varietà di nuovi punti di vista, senza alcuna coerenza complessiva.

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Esista o meno al di fuori della mente umana, il concetto di Diavolo ha una lunga storia e l'approccio più fruttuoso al problema è quello storico.


L'approccio storico esamina le origini del concetto, ne delinea i primi tratti e ne mostra il graduale sviluppo attraverso le epoche fino ai giorni nostri. Il concetto di Diavolo lo si incontra solo in alcune tradizioni religiose. Non vi era alcuna idea di una personificazione singola del male, per esempio, nelle antiche religioni greco-romane e non ve n'era né ve n'è nell'induismo e nel buddismo. La maggior parte delle religioni - dal buddismo al marxismo - posseggono i loro demoni, ma solo quattro religioni maggiori hanno avuto un Diavolo vero e proprio: il mazdeismo (zoroastrismo), l'ebraismo (ma non il giudaismo moderno), il cristianesimo e l'islamismo. E' attraverso queste quattro religioni che si può delineare e definire storicamente la tradizione del Diavolo.

Per "tradizione" non intendo qualcosa di trasmesso in retaggio in modo immutato. Pensare che le idee religiose abbiano percorso i secoli inalterate, da Mosè, Gesù o Maometto, è un errore. La tradizione la si comprende al meglio come una continuità, ma una continuità dinamica, viva, in sviluppo e in evoluzione. Nel cristianesimo la tradizione ha le sue radici e la sua dimensione di continuità nella comunità cristiana primitiva e nella persona di Gesù. Ma le dottrine della comunità cristiana (sia essa cattolica, ortodossa o protestante) non sono oggi identiche a quelle del I secolo. Si sono sviluppate nella loro sostanza lungo i secoli che trascorrevano. La tradizione connette il cristianesimo moderno con quello primitivo, ma si tratta di una connessione dinamica, non statica.

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Dunque il Diavolo vien definito dalla tradizione storica. I tentativi di dire che il Diavolo è "realmente" qualcosa di diverso dalla sua tradizione storica sono in sé contraddittori. A certi satanisti moderni, per esempio, piace dire che il Diavolo è "realmente" un essere "buono". Ma la definizione autentica del Diavolo è che egli è malvagio. Chiamare il Diavolo "buono" è come chiamare cavallo un insetto che ronza. Si è legittimamente liberi, naturalmente, di usare le parole in qualunque modo si scelga, ma se si vuole essere compresi si adoperano parole nel loro senso normale. Ci prendiamo in giro da soli se tentiamo di sellare una mosca cavallina. Nessuno può dire ciò che il Diavolo è o non è in una sua realtà assoluta, poiché non abbiamo accesso proposizionale a realtà che superano la mente umana.


La teoria storica fornisce una base sicura alla limitata conoscenza umana, ma, come la scienza, non ha posto per affermazioni sulla realtà metafisica. Di fatto molti esponenti della teoria storica hanno sostenuto che l'umanità progredisce spostandosi dal superstizioso al razionale; in questa prospettiva idee come Diavolo e Dio dovrebbero essere probabilmente meno vere di altre idee nuove: il "fuori moda" sostituisce il "non vero" come criterio di rifiuto. Questa concezione non ha senso né per coloro che credono in un universo razionalmente progettato né per quanti credono che l'universo sia privo di un suo piano. Di fatto la concezione progressiva è fondamentalmente incoerente, poiché sostiene non esservi scopo alcuno e che, nondimeno, noi ci si muove nella sua direzione.

Solo facendo propria questa prospettiva impossibile, benché enormemente popolare, si può riuscire a liquidare delle idee argomentando che sono "fuori moda". Tuttavia, idee vaghe di progresso si sono legate con idee altrettanto vaghe di relativismo - pur essendo logicamente incompatibili fra di loro - per scalzare l'idea che la teologia possa essere una strada per la verità.

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Un'osservazione su alcune parole e su certi nomi. Non esiste connessione di alcun tipo fra la parola inglese "Devil" (Diavolo) e la parola "Evil" (male), né fra "Diavolo" e la radice indo-europea dev del devas indo-europeo e dell'inglese "divine". L'inglese Devil, come il tedesco Teufel e lo spagnolo Diablo, vengono dal greco diabolos. Diabolos significa "calunniatore", "spergiuro" o semplicemente "avversario". Fu applicato al Maligno nella traduzione greca del Vecchio Testamento, nel III e II secolo a.C., per rendere l'ebraico satan, "avversario", "ostacolo", "oppositore". Il Principe delle tenebre ha avuto molti nomi, quelli più comuni - Satana, Lucifero e Mefistofele - vengono usati come sinonimi di Diavolo.

La ragione di fondo per esaminare il Diavolo nelle tradizioni giudaico-cristiano-musulmana è che sono state queste tradizioni essenzialmente a creare il concetto. Vi è anche una seconda ragione importante per assumere questo approccio. Con la loro enfasi sul monoteismo queste tradizioni dovettero affrontare il problema della responsabilità di Dio davanti al male. Come si concilia l'esistenza del male con quella di un Dio buono e onnipotente? Alla questione si è risposto lungo due direzioni radicalmente differenti. Una risposta dice che Dio è pienamente responsabile dell'universo così com'è, e noi viviamo in un mondo determinato, "predestinato". Secondo la risposta alternativa nel potere assoluto di Dio esistono delle restrizioni o limiti; nei secoli i filosofi hanno proposto tutta una varietà di tali restrizioni: il caos, la materia, il libero arbitrio, la causalità quantica e il principio del male.


Una tale tensione fra determinismo e libertà è stata sempre fonte di enorme potente creatività intellettuale e spirituale. La tensione che pone il potere di Dio contro l'esistenza del male è la sorgente ultima del concetto di Diavolo.

Dibattere il male significa usare delle proposizioni: da dove viene, come reagisce, quali i suoi limiti, e così via. Le discussioni sul male sono necessariamente fatte di concetti. Ma bisogna anche tener l'occhio fisso sulla realtà del male che sta alla loro base, realtà che è concreta esperienza di concreta sofferenza.