19/11/2011

Monti, fiducia alla Camera con 556 sì

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Mario Monti ha incassato ieri anche la fiducia a Montecitorio, con un altro record di voti (556 a favore, appena 61 contrari). Ma il premier sta già pensando al futuro, e ha annunciato a breve misure «poco gradevoli» per i cittadini, spiegando, però, che a fare i maggiori sacrifici sarà chi sinora ha dato meno.

Con la politica, il Professore è stato molto attento a dosare bene “bastone e carota”: ha spiegato che cercherà il consenso «più ampio possibile», ma anche che, in caso di fallimento, saranno i partiti politici a essere giudicati dai cittadini.

La giornata del presidente del Consiglio è iniziata prestissimo: in mattinata è andato a Fiumicino per salutare il Papa, in partenza per il Benin. Poi ha raggiunto la Camera, dove lo attendeva il voto di fiducia. Nel suo intervento è apparso più disinvolto rispetto ai giorni precedenti, abile nel lanciare affondi senza perdere il rinomato aplomb: come quando, a inizio discorso, ha ringraziato Silvio Berlusconi per il senso di responsabilità con il quale ha contribuito alla successione. Il Cavaliere, però, non era ancora in Aula, e questo ha sottolineato ancora di più la sua assenza. Monti ha ringraziato anche Gianni Letta, che assisteva dalla tribuna, con un leggero inchino.

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Il Professore, con i suoi appunti ( compreso quello, “misterioso”, firmato “Enrico” ), ha replicato punto su punto alle obiezioni mosse da alcuni esponenti politici: alla Lega Nord ha detto che non c’è alcuna contraddizione fra federalismo e coesione territoriale, e nel farlo ha sottolineato di essere «del Nord, lombardo e varesino». Sempre con toni pacati, si è tolto anche altri sassolini dalle scarpe: ha risposto a chi lo ha accusato di essere piegato ai “poteri forti”: illazioni «offensive», ha detto, ricordando il suo passato quando, da commissario Ue per l’Antitrust, blocco la fusione tra i supergiganti Usa General Electric e Honeywell, «nonostante che fosse intervenuto il presidente degli Stati Uniti» e beccandosi la definizione di «Saddam Hussein del business», attribuitagli dall’Economist. Ma ce n’era anche per Silvio Berlusconi, che più volte ha fatto capire di poter affossare il governo quando vuole: « Vi sarei grato se non fosse usata l’espressione “staccare la spina” : non ci consideriamo un apparecchio elettrico», ha ironizzato il Professore. Che è tornato serio quando è arrivato al nocciolo della questione, il rapporto con le forze politiche: «Non vi chiedo una fiducia cieca, ma una fiducia vigilante», premesso diplomaticamente l’ex presidente della Bocconi. Per poi affondare il colpo: «La fiducia in noi è anche una fiducia verso di voi», e farla mancare «avrebbe conseguenze sulla fiducia dei cittadini verso la politica». Insomma, è il monito, i giudici ultimi saranno gli elettori.

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Con quest’arma, Monti ha chiesto il sostegno di tutti, perché «a breve» ci saranno «decisioni non facili o non gradevoli» da prendere e sarebbe bene che i partiti «deponessero le armi». Un compito «quasi impossibile, ma ce la faremo». Monti ha confermato di voler arrivare a fine legislatura. Ma il “come” non è scontato. Con alcuni ministri, è stato chiaro: la partita si gioca nei prossimi mesi e sarà decisiva. I sacrifici non mancheranno, e molto dipenderà anche dalla comunicazione: ecco perché ha chiesto massimo senso di responsabilità, compreso il non parlare di cose che esulano dalla rispettiva competenza e soprattutto di non farlo a mercati aperti.

In conferenza stampa, però, è apparso sereno, annunciando la “trilaterale” con la Merkel e Sarkozy: nel club franco-tedesco, ha detto, l’Italia è intenzionata a rimanere per risolvere la crisi. Ma senza cambiare lo statuto della Bce, ha spiegato, dicendo che a suo giudizio va bene così com’è.

La strada, però, resta impervia, e se Berlusconi è parso rinfoderare la spada, Umberto Bossi ha detto ieri quello che molti parlamentari sussurrano: «Monti cadrà quando la gente si incazzerà...». Il rischio, nonostante gli auguri e i buoni auspici di tutti (dal Papa a Napolitano), secondo alcuni esponenti della nuova “maggioranza” potrebbe essere proprio questo: che la luna di miele finisca presto.

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