28/02/2010

barzelletta: pierino torna a casa

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Pierino torna a casa da scuola con il naso sanguinante.

"Ho litigato con un bambino e lui mi ha picchiato"

dice alla mamma.

"Ma chi era? Sapresti riconoscerlo?"

"Certo! Ho un suo orecchio in tasca!"

La ciclicità eterna - Ouroboros

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"Quando vogliono scrivere il Mondo, pingono un Serpente che divora la sua coda, figurato di varie squamme, per le quali figurano le Stelle del Mondo. Certamente questo animale è molto grave per la grandezza, si come la terra, è anchora sdruccioloso, perilche è simile all’acqua: e muta ogn’ anno insieme con la vecchiezza la pelle. Per la qual cosa il tempo faccendo ogn’ anno mutamento nel mondo, diviene giovane. Ma perché adopra il suo corpo per il cibo, questo significa tutte le cose, le quali per divina providenza son generate nel Mondo, dovere ritornare in quel medesimo."

L'Uroboro detto anche: Ouroboros, Ourorboros, Oroborus, Uroboros o Uroborus è un simbolo molto antico che rappresenta un serpente che si morde la coda, ricreandosi continuamente e formando così un cerchio. È un simbolo associato all'alchimia, allo Gnosticismo e all'Ermetismo. Rappresenta la natura ciclica delle cose, la teoria dell'eterno ritorno, e tutto quello che è rappresentabile attraverso un ciclo che ricomincia dall'inizio dopo aver raggiunto la propria fine. In alcune rappresentazioni il serpente è rappresentato mezzo bianco e mezzo nero, richiamando il simbolo dello Yin e Yang, che illustra la natura dualistica di tutte le cose e soprattutto che gli opposti non sono in conflitto tra loro.

50 Cent denunciato per video hard

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Guai per il rapper 50 Cent. Una donna lo ha infatti denunciato per aver diffuso un video hard amatoriale che lei aveva girato con un suo amante nel 2008. Senza alcun tipo di permesso il cantante avrebbe editato il filmato trasformandosi in un narratore con tanto di parrucca e poi lo avrebbe diffuso in Internet. La donna, Lastonia Levinston, ha quindi denunciato 50 Cent per uso improprio del suo nome e della sua immagine.

Gli avvocati sostengono che il rapper avrebbe postato il video sul suo sito Internet dopo aver sfocato il viso dell'amante della donna. Dall'entourage di 50 Cent (e dai suoi avvocati) per il momento non è arrivato alcuna risposta o commento sulla vicenda.

Peaches a rischio raffreddore

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Povero Sir Bob Geldof. Sua figlia Peaches gliene combina davvero una più del diavolo. Questa volta la bionda e birichina modella ventenne si è fatta fotografare in posa sexy sul sedile posteriore di un taxi mentre si recava a una delle sfilate della settimana della moda londinese, mettendo ben in evidenza il tatuaggio sulla gamba. Lo scatto piccante è stato poi postato sulla pagina di Twitter di Peaches.

Per la gioia dei suoi fans e la rabbia di suo padre, si suppone. Peaches continua insomma nella sua attività più famosa, ovvero quello di far arrabbiare papà Bob. L’esuberante giovane aveva già utilizzatoTwitter per procacciarsi un nuovo fidanzato, poco tempo fa.
Papà Bob copriti gli occhi questa volta. Tanto alle trasgressioni e alle provocazioni di tua figlia sei ormai abituato.
Vestita di rosso Peaches scrive sul post. "Fa un po' freddo, ma mi piace affrontare le temperature basse, vestita di rosso. Probabilmente mi prenderò un raffreddore!"

Tiger Woods, sponsor Gatorade se ne va

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(ANSA) - NEW YORK, 27 FEB - Tiger Woods ha perso la sponsorizzazione di Gatorade: lo ha annunciato la societa' di bibite energetiche in un comunicato.'Non vediamo piu' un ruolo per Tiger nei nostri sforzi di marketing', ha detto un portavoce, precisando che proseguiranno invece i rapporti della societa' (gruppo Pepsico) con la Fondazione Tiger Woods.

Gatorade e' la terza societa' dopo Accenture e AT and T che taglia i ponti con Woods dopo lo scandalo sessuale che ha portato il golfista in riabilitazione.

Dramma Ramsey: infortunio terribile

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LONDRA, 27 febbraio - Dramma Ramsey. Il 19enne giocatore gallese dell'Arsenal si è fratturato la gamba destra. L'infortunio è stato talmente terribile che tutti i giocatori in campo sembravano sconvolti.

IL FATTO - Al 66' della sfida tra Stoke City e Gunners, Ryan Shawcross è intervenuto duramente su Ramsey. Il giocatore è stato espulso. Mentre rientrava negli spogliatoi si è messo a piangere, evidentemente sotto shock per le conseguenze del suo fallo. Il giocatore dell'Arsenal è stato portato via in ambulanza, con la maschera d'ossigeno sul volto.

MOTORI: Lotus Exige

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La Exige è una coupé a benzina e cambio meccanico a 6 rapporti, che raggiunge una velocità max di 237 km/h passando da 0 a 100 km/h in 5,2 secondi, ha 2 porte e 2 posti passeggero.

Nata per le piste, mantiene il suo spirito nell’assetto e coloro che amano il comfort faranno bene ad allontanarsi rapidamente.
La Exige nasce infatti per divertirsi, non per rilassarsi o riposarsi in vettura.

 

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Ricetta: Ravioli di pesce con salsa di panna e zucchine

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Ecco la gustosa ricetta che vi proponiamo oggi.

Clicca sul link per ingredienti e preparazione:

 

Ravioli di pesce con salsa di panna e zucchine

La vendetta di Bridge: batte John Terry e rifiuta di dargli la mano

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Alla fine, tutto come previsto... salvo il risultato: 2-4. Chi si è sintonizzato su Chelsea-Manchester City sperando di vedere scene da reality è rimasto deluso. O meglio, ha dovuto accontentarsi di sei gol, due rigori, due espulsioni (i blues Belletti e Ballack) e la terza sconfitta casalinga in campionato del Chelsea dal febbraio 2004 ad oggi (la prima della gestione-Ancelotti).

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Il primo faccia a faccia, tra Wayne Bridge e John Terry, ex-amici e compagni divisi dal tradimento - Terry ha avuto una relazione con l'ex-convivente di Bridge, gesto che gli è costato la fascia di capitano dell’Inghilterra - è finito con un nulla di fatto. Bridge non ha stretto la mano di Terry, come aveva promesso. Al momento fatidico del pre-partita, il capitano del Chelsea gli ha porto la mano e il terzino del Manchester City lo ha ignorato, prendendo invece la manina della mascotte. Tutto lì, anche perché in campo i due - un fluidificante e uno stopper su fronti opposti - non si sono quasi mai incrociati. È capitato un paio di volte, su palle inattive, quando Terry saliva in area avversaria. Ma le marcature predisposte da Mancini tenevano i due ben separati e, al massimo, si sono guardati con sguardi privi di espressione.

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Meglio così, avrà pensato Fabio Capello, commissario tecnico della nazionale inglese. Dei due si è parlato fin troppo, e l'argomento era tornato di moda proprio ieri l'altro, con Bridge che annunciava il ritiro dalla nazionale inglese, per evitare «situazioni spiacevoli». Ma forse, se una situazione potenzialmente esplosiva è sfilata via senza incidenti (anche grazie alla lungimiranza di Mancini, tecnico del City, che ha sostituito Bridge a 12’ dal termine, quando la gara si stava incattivendo), adesso Capello (e l'Inghilterra) rischiano di trovarsi con un'altra grana. Terry, finora è sembrato immune alle polemiche, almeno sul campo. Ieri invece il capitano è apparso indeciso, lento e pure nervoso, scontrandosi con Tevez in più occasioni. Terry ha grosse responsabilità (assieme, è il caso di dirlo, al portiere Hilario, promosso titolare al posto dell'infortunato Cech) su almeno due delle reti del City. Visto che in questo momento tre quarti della retroguardia di Capello (Johnson, Ferdinand e Cole) è ko, la brutta vena di Terry (se di questo si tratta) diventa un problema per tutti.

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Ma Chelsea-City è stata anche la rivincita di Mancini. Sia nei confronti di Mourinho (gli ha dimostrato come si batte il Chelsea a Stamford Bridge) sia verso la stampa che nelle ultime settimane non gli aveva risparmiato critiche. Le colpe del Mancio? Troppa attenzione alla tattica in allenamento e, soprattutto, l'avere spostato l'orario degli allenamenti dalle 11 al primo pomeriggio, scontentando i giocatori (che adesso - poverini - devono vedersela con il traffico). Addirittura, secondo i tabloid, Bellamy e Tevez erano sul punto di guidare una vera e propria rivolta. Sarà, ma guarda caso entrambi hanno segnato una doppietta nel 4-2 finale e tutti e due sono andati a festeggiare proprio da Mancini.

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Ancelotti si può consolare con il fatto che il suo Chelsea resta primo («Top of the league» gridavano i tifosi dei Blues al fischio finale, nonostante la brutta prova) con una lunghezza sul Manchester United. Un vantaggio risicato, visto che il Chelsea deve ancora fare visita a Old Trafford. Ma, quanto meno, la telenovela Bridge-Terry va in vacanza.

 

Razzoli come Tomba: oro nello slalom

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Il dolce di una Olimpiade amarissima l’hanno servito in fondo: Giuliano Razzoli, un ragazzo dell’Appennino, ha vinto lo slalom e ha messo in extremis una fodera a fiori sopra il divano sdrucito che è stata la partecipazione italiana a Vancouver. Una gara grandissima e se è vero che, quando si affacciò nello sci, Giuliano lo chiamavano poco elegantemente «Tombino» per le affinità di origine, stazza e sciata con Alberto Tomba la prova di ieri lo affranca dall’ingombrante paragone: d’ora in poi Razzoli è Razzoli, al massimo è «il Razzo» come l’altro fu «la Bomba», un campione che vive di luce propria e che dopo 16 anni dall’argento di Lillehammer ha riportato una medaglia olimpica allo sci maschile, perdipiù l’oro. L’ultimo nello slalom fu 22 anni fa e indovinate di chi fu. Nel parterre Tomba piange come un vitello. Forse si è liberato di un peso. «Gli avevo mandato un sms: occhi aperti, feroce e veloce - rivela - E lui mi ha risposto: oggi sono cavoli per gli altri». La staffetta tra emiliani si è concretizzata. E, per Razzoli ieri sono arrivati anche i complimenti del premier Berlusconi.

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Giuliano è stato sensazionale nella prima manche. È rimasto solido su quelle gambe che sembrano prosciuttoni. Dove gli altri erano andati di leggerezza lui ha messo la potenza: il risultato era stupefacente, quasi mezzo secondo di distacco in una classifica in cui stavano raggrumati in cinque nel mezzo secondo successivo e tra questi un Moelgg finalmente sciolto. C’era il dubbio su come Razzoli avrebbe affrontato la seconda manche, si temeva una discesa sconsiderata, come a Kranjska Gora, in gennaio, quando buttò il successo. Il miracolo dell’Olimpiade è che Giuliano questa volta è arrivato bene fino in fondo (ieri davanti a Kostelic e Myhrer) quando uno come lui arriva bene in fondo vince o si piazza.

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«Non l’ho voluto guardare - ha svelato Theolier, il tecnico degli slalomisti - Ma sapevo che oggi sarebbe andato bene: ha sciato come se fosse in allenamento, il segreto di chi vince. Non è facile riuscirci. Bravo». Ha fatto come Tomba. Le loro storie sono parallele, in mezzo c’è una storia diversa. Tomba, il figlio della Bologna ricca, investì sullo sci e invece di andare a scuola lo mandavano a Cortina per allenarsi da Sjorpaes. Giuliano è invece un ragazzo di estrazione contadina della montagna reggiana, Villa Minozzo, anzi di una frazione che si chiama Rizzolo perché lì tutte le famiglie si chiamano Rizzoli e non si è mai capito se sia nato prima il cognome o il borgo. Classe 1984, il padre Antonio (detto Giuliano) ha un’officina meccanica, la madre Tiziana ha il talento della pittrice e l’abilità della cuoca: ancora oggi, quando i ragazzi del fans club partono per seguire il figlio li riempie di cappelletti fatti in casa. «Prima di questa medaglia erano l’unica cosa di famiglia che valesse un oro olimpico», racconta Giuliano che mamma trova sempre sciupato quando rientra dalle gare, anche se pesa 90 chili e ha la faccia rubizza di chi sta in salute.

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Oddio non è sempre stato così e di guai «il Razzo» ne ha avuti parecchi. Il primo fu la vista: a 10 anni gli mancavano 6 decimi da un occhio e 5 dall’altro, con le terapie e gli esercizi il problema si è attenuato ma in gara porta le lenti a contatto. Il secondo furono i piedi: ha il 47 come Ibrahimovic, non trovava scarponi della sua misura e si formavano i calli. Perciò a 17 anni dovettero operarlo. Il terzo guaio, il più grave, furono i dolori alla schiena che a scuola lo costringevano a seguire le lezioni in piedi contro il muro per non stare seduto. Figurarsi come poteva sciare. A 17 anni sembrava un talento perso. Non c’è da stupirsi che, con un simile calvario, Razzoli sia emerso tardi, quando persino suo padre aveva perso la speranza.

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«Il giorno in cui mio figlio vincerà in Coppa del Mondo - disse al bar del paese - chiudo l’officina e mi ritiro. Tanto non succederà mai». La sera in cui «il Razzo» vinse lo slalom a Zagabria quei paesani dalla memoria lunga saldarono la saracinesca della bottega: il signor Antonio detto Giuliano dovette chiamare il fabbro per entrarci. Ora è qui che non sa più tenersi. Sei mesi prima delle Olimpiadi, quando non si sapeva se l’avrebbero convocato, in venticinque comprarono al buio il biglietto per Vancouver e adesso sono qui che fanno baccano. Gli altri hanno atteso sulla piazza del paese. Lo avevano salutato tre domeniche fa con una grande festa: Ligabue, il suo idolo, gli aveva mandato il messaggio che Giuliano tiene nel portafoglio. Diceva «Niente paura», come il titolo di una sua canzone. Il «Razzo» non l’ha avuta.

 

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